Privacy: per il Garante serve una WTO per la protezione dei dati online, mentre utenti Facebook in protesta per nuove regole

di Raffaella Natale |

Italia


Francesco Pizzetti

Cyber security, terrorismo digitale, furti d’identità. Ma anche diritto di cronaca, archiviazione digitale dei dati sanitari, body scanner, accesso alla Pubblica Amministrazione con un click, direct marketing: è lo scenario del “ Grande Fratello generalizzato” ai tempi di internet e delle relative norme che regolano il fenomeno, nel libro Next Privacy (edizioni Etas) presentato stasera alla Camera dei Deputati, a cura dell’Istituto Italiano Privacy (IIP), nato due anni fa.

Alla presentazione del libro sono intervenuti, tra gli altri, il presidente dell’Ufficio del Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, i parlamentari Benedetto Della Vedova (Pdl) e Sandro Gozi (Pd) promotori dell’intergruppo parlamentare sulla Privacy, Marco Pancini European Senior Policy Counsel di Google e Pierluigi Dal Pino, Responsabile Rapporti Istituzionali Microsoft Sud Europa.

 

“Serve una regolamentazione internazionale, un Wto della protezione dei dati, cioè un organismo sovranazionale che vigili sulla rete altrimenti non saremo in grado di garantire la protezione dei dati del futuro – ha detto Pizzetti -. E’ un tema su cui stiamo lavorando, intendiamo organizzare eventi internazionali entro il 2011″ .

 

Pizzetti s’è poi lasciato andare a un commento: “In Parlamento mi sento a casa mia come cittadino non come Authority, la nostra indipendenza è terzietà rispetto al Parlamento, al governo e alle istituzioni nazionali”.

“Lo dico – ha aggiunto – perché è in atto un dibattito anche in Parlamento sulle Autorità indipendenti innanzitutto dallo Stato e dallo stesso Parlamento. Noi siamo doverosamente un’Authority con obblighi istituzionali precisi’.

Pizzetti ha poi precisato che oggi “il Garante per la Privacy ha copertura direttamente nei trattati europei, perché la Carta dei diritti dell’Unione prevede il diritto fondamentale di tutti i cittadini alla protezione dei dati personali, ma anche il Trattato sul funzionamento dell’Unione sottolinea l’obbligo di istituzione di un’Authority per la protezione dei dati. Noi siamo gli occhi e lo strumento dell’Ue“.

 

Alla presentazione anche i rappresentanti dei grossi gruppi informatici, Microsoft e Google, spesso sul banco degli imputati, che però spiegano di dare ascolto agli utenti.

“Li aiutiamo a far capire rischi e opportunità e a gestire gli strumenti tecnologici per limitare o aumentare i propri dati”, ha detto Pier Luigi Dal Pino. Sulla stesso piano la posizione di Pancini: “Pensiamo di dare ai nostri utenti scelta di strumenti tecnologici per pieno controllo dei dati e trasparenza nell’informazione su come trattarli”.

Il libro Next Future è stato scritto a più mani e curato da Luca Bolognini, Diego Fulco e Pietro Paganini, rispettivamente presidente, direttore e segretario dell’Istituto italiano Privacy.

Tutto questo mentre gli utenti del social network più famoso del momento, Facebook, sono in agitazione per l’annuncio della società di condividere alcune informazioni sugli utenti con altri siti web senza chiederne l’autorizzazione. Sul blog della rete sociale i commenti hanno superato quota 1.000, e in molti minacciano l’abbandono.

Attualmente all’utente viene chiesto se intende condividere i propri dati con alcuni siti o applicazioni a cui si sta collegando. Venerdì sera, dal suo blog, Facebook ha però comunicato che in futuro tale condivisione “con siti e applicazioni di terze parti pre-approvati” avverrà automaticamente. L’utente potrà impedirlo disabilitando l’opzione nella pagina delle impostazioni.

 

A circa 60 ore dall’annuncio i commenti in lingua inglese degli utenti erano 1.020. Molti minacciano di abbandonare Facebook se la nuova politica verrà adottata.

“Sono pronto a chiudere il mio account e non penso di essere il solo. Dovete iniziare a rispettare la nostra privacy”, ha scritto Brian.

Sono stato vicino a cancellare il mio account e questa potrebbe essere la spinta finale per indurmi a farlo’, gli ha fatto eco eco Jesse.

“Alcune persone non vogliono che il mondo conosca le proprie informazioni; alcune persone le pubblicano per familiari e amici“, argomenta Kimberly. “Doverci costantemente preoccupare di quali dati personali stiate vendendo al miglior offerente – ha denunciato Gary – sta iniziando ad avere più peso rispetto al bisogno di connetterci attraverso questo sito”.

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