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Cinema. Il 3D salverà l’industria ma prime polemiche sui rischi degli occhialini. Anec: ‘Giuste le precauzioni ma no a eccessi di zelo’  

Italia


Il 3D è la grande scommessa del cinema e non solo per gli incassi ma anche per contrastare l’inarrestabile fenomeno della pirateria che ha ridotto in ginocchio l’industria cinematografica di tutto il mondo.

Gli operatori si sono quindi immediatamente dati da fare e hanno prontamente investito nella nova tecnologia predisponendo le sale ad accogliere gli spettacoli tridimensionali.

 

A far da traino è stato sicuramente il film-evento dell’anno, Avatar di James Cameron, ma anche Alice in the wonderland di Tim Burton.

Il 2010 sarà sicuramente l’anno della grande svolta, sono infatti in arrivo diversi film in 3D: in aprile Toy Story di John Lasseter, Piranah di Alexandre Aja, OceanWorld 3D documentario di Jean-Jacques Mantello, tra maggio e giugno in sala Toy Story 2  di John Lasseter e Toy Story 3 di Lee Unkrich ovvero due rimasterizzazioni in 3D di due film campioni di incasso che vengono dal passato. E così si continuerà per tutto l’anno.

 

Resta però il problema degli occhialini necessari per vedere i film in 3D che in Italia potrebbero presto essere vietati ai bambini sotto i 6 anni, visto che anche grandi esperti ne consigliano l’uso limitato.

Ma soprattutto le strutture dovranno assicurare per questioni igieniche la fornitura del tipo monouso agli spettatori.

 

Il Consiglio Superiore di Sanità ha diffuso il proprio parere dopo la richiesta del Codacons sui rischi legati agli occhiali per il 3D. L’associazione, che ha reso noto il parere dell’organismo consultivo del Ministero della Salute, aveva sollevato poche settimane fa il problema degli effetti collaterali legati alla visione con occhiali 3D nelle sale cinematografiche, e aveva denunciato ai Nas l’assenza del marchio CE sugli occhialini, così come la circostanza che in numerosissime sale gli occhiali fossero riciclati e passassero da uno spettatore all’altro, con grave rischio igienico.

 

Proprio ieri si è saputo del caso di una bambina di tre anni alla quale è stata diagnosticata un’infiammazione ad un occhio dopo avere visto con gli occhialini ‘Alice’ in un cinema Plinius di Milano.

La piccola aveva visto lo spettacolo assieme ai genitori e dopo poche ore è stata portata al pronto soccorso. La diagnosi è stata di infiammazione acuta.

 

“Non sussistono controindicazioni cliniche all’utilizzo degli occhiali 3D purché condizionato a moderati periodi di tempo, da programmare prevedendo l’interruzione della proiezione del filmato proporzionalmente alla sua durata complessiva”, si legge nel documento degli esperti del ministero. Ma il limite per i bambini viene consigliato perché “qualche disturbo di ordine funzionale“, senza determinare danni o patologie irreversibili, può insorgere in tenera età: la visione binoculare non è presente o non è del tutto consolidata e i piccolo possono essere affetti da strabismo o da ambliopia o da altro difetto visivo (diagnosticato o meno), o anche possono trovarsi in fase di riabilitazione del visus.

Il rischio di trasmissioni di infezioni batteriche e virali, legate all’utilizzazione inadeguata di questi occhiali nella sequela della distribuzione agli spettatori, “tende ad aumentare“. Ma, sottolinea il Codacons, “anche i cartoni animati e i film per bambini subiranno serie ripercussioni, essendo assolutamente controindicata la visione con tali occhiali ad un pubblico di età inferiore ai 6 anni”.

 

Paolo Protti, presidente Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinematografici), non ci sta. Gli occhialini per la visione in 3D forniti nelle sale italiane vanno bene al di là di quello affermato dal Consiglio Superiore di Sanità.

“La salute dei nostri clienti è il nostro primo impegno”, ha detto, aggiungendo che, per quanto riguarda l’utilizzo sconsigliato ai bambini al di sotto dei 6 anni di età, “già noi sconsigliavamo l’utilizzo ai minori di tre anni, ma stiamo comunque parlando di indicazioni”. Mentre sui possibili danni degli occhiali 3D, ha replicato il presidente: “avevano già da tempo acquisito dei pareri autorevoli di professori oftalmologi del tutto positivi riguardo l’utilizzo degli occhiali 3D. Mi sembra – ha precisato – solo un eccesso di zelo tutto italiano“.

 

Fino al febbraio scorso i Nas hanno sequestrato più di 7.000 occhialini per la visione in 3D nei cinema, ma da ora, se il Ministero darà indicazione sulla base del parere, che comunque non è vincolante, i carabinieri della Salute andranno a controllare che i bambini sotto i sei anni non li usino più. Erano stati gli stessi Nas, nei mesi scorsi a sollecitare un parere tecnico scientifico. Fino ad ora, sulla base di quello che la legge permetteva, i controlli hanno riguardato il rispetto delle norme di igienicità e la eventuale mancanza di indicazioni sul loro uso.

 

Gli occhialini per il 3D utilizzati nelle sale cinematografiche sono di due tipi: quelli attivi, sincronizzati con lo schermo, e quelli passivi, dove la visione 3D è garantita da bande colorate.

Attivi: le loro lenti hanno elettroni che interagiscono con lo schermo. Sono i più costosi (circa 40 euro) e hanno cristalli liquidi che possono bloccare o lasciare passare la luce in sincrono con le immagini sul display; Passivi: sono i comuni occhiali di cartoncino che permettono di osservare le immagini con filtri colorati (i più comuni sono di colore rosso e blu) in modo che ogni occhio possa osservare solo l’immagine ad esso destinata.

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