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Fastweb: Stefano Parisi in conferenza stampa. Swisscom collabora con gli inquirenti per far luce sull’inchiesta

Italia


Stasera l’amministratore delegato di Fastweb (Swisscom), Stefano Parisi, terrà una conferenza stampa a Milano. Lo ha comunicato la società in una nota. Parisi è indagato nell’ambito dell’inchiesta sul maxiriciclaggio per la quale sono state disposte ieri 56 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Roma. Indagata risulta anche la stessa società Fastweb, per la quale la Procura ha chiesto il commissariamento.

Sull’ex Ad del gruppo, Silvio Scaglia, al momento irreperibile perché all’estero come altri quattro indagati, pende un mandato di arresto. Il provvedimento del Gip Aldo Morgigni riguarda anche ex dirigenti della società telefonica in carica tra il 2003 e il 2006.

 

In Borsa, fari puntati sul titolo di Fastweb che è risalita dai minimi: nel pomeriggio scendeva del 2,59% a 14,66 euro dopo aver toccato in mattinata un minimo intraday a 13,45 euro.

“Resta ancora alta la pressione sul titolo“, ha spiegato un analista contattato da MF-Dow Jones, aggiungendo come “il mercato sembra concentrato più sull’eventuale commissariamento della società che sul credito di Iva contestato che ammonterebbe a 38 milioni di euro”.

Anche se la cifra contestata è notevole, alla luce dei problemi sulla generazione di cassa della società, ha concluso l’esperto, “non mette a rischio la continuità aziendale”. 

 

Secondo l’inchiesta, alcuni dirigenti di Fastweb e di Telecom Italia Sparkle, avrebbero fatturato, attraverso un complicato gioco di bilanci, cifre importanti per un totale di 1,8 miliardi di euro in servizi telefonici e online mai effettuati al servizio di società estere compiacenti frodando in questo modo il fisco per un totale di 365 milioni di euro.

 

Telecom Italia ha intanto fatto sapere che in merito ai fatti correlati ai provvedimenti giudiziari, “l’azienda si ritiene parte lesa”.

E ha spiegato alla Consob d’aver avuto accesso al decreto dell’autorità giudiziaria “da cui risulta un’indagine in corso a carico, fra l’altro, di Telecom Italia Sparkle in concorso con numerose persone fisiche, tra cui alcuni dipendenti, sia di Telecom Italia Sparkle che di Telecom Italia, ma sempre in relazione al ruolo da essi ricoperto nella controllata nel periodo di riferimento”.

La società ha precisato che “Il riferimento è a una vicenda nota e a suo tempo fatta oggetto di verifiche e interventi di audit, rispetto alla quale nelle note al bilancio consolidato per l’esercizio 2007 Telecom Italia ebbe a rappresentare che Telecom Italia Sparkle era stata interessata da richieste di informazioni da parte dell’Autorità Giudiziaria. L’oggetto delle indagini era una presunta frode IVA perpetrata da un fornitore operante nel mercato dei servizi di telecomunicazioni di tipo “Premium”. Telecom Italia Sparkle (oltre a prestare la propria collaborazione alle autorità inquirenti) a scopo cautelativo interruppe i rapporti commerciali con i soggetti indagati”.

 

Swisscom ha invece chiesto chiarimenti sulle accuse di riciclaggio che stanno coinvolgendo la controllata Fastweb. Gli svizzeri si sono dichiarati “sorpresi” per gli ultimi sviluppi dell’inchiesta, precisando che stanno conducendo un esame approfondito sulle implicazioni degli ultimi avvenimenti e daranno piena collaborazione agli inquirenti.

 

In tutto le misure di custodia cautelare sono 56, per i reati di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. Tra i raggiunti dalle misure cautelari risultano anche il presidente Riccardo Ruggiero, l’amministratore delegato Stefano Mazzitelli e alti funzionari di Telecom Italia Sparkle in carica sempre nello stesso periodo.

Nell’ambito dell’indagine è coinvolto anche il senatore Nicola Paolo Di Girolamo eletto nella circoscrizione Estero Europa e il leader del Partito Federalista Gennaro Mokbel.

 

Stamani Luca Berriola, l’ufficiale della Guardia di Finanza arrestato nell’ambito della maxi-inchiesta, s’è dichiarato innocente davanti al gip Aldo Morgigni. Berriola ha declinato ogni responsabilità in ordine all’accusa di avere istigato un imprenditore a far rientrare dall’estero un milione e mezzo di euro. In mattinata il gip aveva già sentito Fabrizio Rubini, commercialista che avrebbe parlato di somme ingenti pagate alla ‘ndrangheta per favorire l’elezione a senatore di Nicola Di Girolamo.

L’Espresso ha pubblicato le foto che ritraggono il senatore col boss Franco Pugliese e che smentiscono quanto dichiarato stamani da Girolamo che escludeva categoricamente ogni suo rapporto con mafia, camorra e ‘ndrangheta.

 

Gli inquirenti hanno citato, nel provvedimento di custodia cautelare, anche Stefano Andrini, attuale amministratore delegato di Ama Servizi, l’azienda che nella capitale si occupa della nettezza urbana.

Per essere eletto all’estero di Girolamo non doveva essere residente Italia e, sempre secondo l’accusa, ad acquisire la residenza fasulla lo aiutò proprio Andrini.

Nell’ordinanza il giudice ha scritto che Andrini, “quale istigatore e Di Girolamo quale esecutore materiale, hanno determinato un numero rilevante di elettori ad esprimere la propria preferenza per un candidato che, non avendone i requisiti, non poteva essere validamente proclamato eletto e conseguentemente non può esercitare il mandato elettorale conferitogli con il voto”.

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