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Telecom Italia: Assoprovider invoca il ‘Piano Rovati’. Per la stampa, ‘congelata’ la fusione con Telefonica, è già pronto Piano B

Italia


Mentre sulla stampa italiana prendono corpo nuove ipotesi sul futuro assetto di Telecom Italia, l’Associazione dei provider indipendenti italiani (Assoprovider) chiede un recupero del bistrattato ‘piano Rovati‘, elaborato da quello che era il più fedele consigliere politico-economico di Romano Prodi, costretto a dimettersi dopo che il suo ‘studio’ sul riassetto di Telecom, consegnato riservatamente a Marco Tronchetti Provera, fini pubblicato sulla stampa facendo divampare le polemiche su un eventuale ingerenza politica sul futuro dell’unica compagnia telefonica ancora italiana.

Per scongiurare il rischio di una scalata da parte di investitori finanziari, anche esteri, il piano suggeriva lo scorporo della rete fissa, il suo passaggio alla Cassa Depositi e Prestiti e la sua successiva quotazione. Un po’ come era avvenuto per Terna, l’ex rete Enel.

 

Secondo l’associazione dei provider, prima di avallare una eventuale fusione tra Telecom Italia e Telefonica, occorre apportare “…opportune modifiche legislative che rendano il mercato delle TLC italiano realmente libero di svilupparsi in modo efficiente”.

L’operazione, infatti, rischia di stravolgere “il già precario stato delle TLC italiane”: governo e Agcom dovrebbero quindi agire tempestivamente per fare in modo che la mancanza di interventi coraggiosi in passato non implichi ora il passaggio della rete in mani straniere.

 

In quanto alle modifiche legislative, Assoprovider chiede nuove regole sulle strutture logistiche di supporto (cavidotti, sistemazioni per antenne, edifici per apparati di commutazione, etc.) e la creazione di un “catasto pubblico” delle risorse tlc, in modo che tutti possano accedere alle strutture su base paritaria e consultare l’archivio in maniera gratuita.

L’associazione chiede quindi una revisione dell’entità dei contributi amministrativi previsti dall’allegato 10 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche, per agevolare l’ingresso di nuovi player nel mercato: questi contributi – spiega Assoprovider – “dovrebbero sanare i puri costi amministrativi sostenuti dal Ministero dello Sviluppo Economico”, ma non si spiega come mai, “…un operatore che opera in un comune di 210.000 abitanti abbia un costo amministrativo per il Ministero pari al doppio del suo collega che opera in un comune con 200.000 abitanti”.

 

Qualsiasi contributo pubblico non dovrebbe inoltre avvantaggiare un operatore rispetto agli altri, ma essere piuttosto occasione per realizzare infrastrutture intermedie accessibili a tutti gli operatori alle stesse condizioni.

“Solo così – conclude quindi l’associazione – vi è la certezza della sua efficienza ed efficacia”.

 

Questa mattina, intanto, l’inserto CorrierEconomia del Corriere della Sera riporta in prima pagina la notizia del ‘congelamento’ dei progetti di fusione tra le due società e l’esistenza di un ‘Piano B’, in base al quale la società venderebbe “…le partecipazioni estere, la tv e le attività commerciali del fisso e del mobile, ricentrando Telecom Italia sull’infrastruttura fissa e mobile, magari acquisendo anche le torri di Vodafone, Wind e 3″ .

Attuando una simile riorganizzazione, spiega il CorrierEconomia. si potrebbe abbattere il debito della società (molto pesante soprattutto perché i vecchi azionisti hanno scaricato sulla società i debiti fatti per acquistarla), anche se non si sa ancora in quale misura.

Una Telecom “pura infrastruttura”, secondo gli analisti, “avrebbe un valore potenzialmente più alto di quello di una società a vocazione mista” e  consentirebbe, inoltre, ai cittadini di non perdere i servizi e al governo “di interloquire con un monopolio naturale controllato da primarie istituzioni finanziarie italiane e soggetto alla frusta della regolazione”, ma – conclude il CorrierEconomia – ai soci “converrebbe di più un’offerta da parte di Telefonica

 

La settimana che si è aperta prevede inoltre due appuntamenti importanti per Telecom Italia: la presentazione dei risultati finanziari del 2009 e l’aggiornamento del piano strategico. Secondo le anticipazioni di Mediobanca (socio di Telco all’11,6%) l’Ebitda per l’intero anno dovrebbe attestarsi a 11,14 miliardi di euro l’indebitamento netto a 34,4 miliardi di euro.

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