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Il 112, il numero di emergenza unico per tutta l’UE, è ancora troppo poco conosciuto

Unione Europea


Oggi 11 febbraio cade la Giornata europea del 112 e la Commissione Europea ha invitato gli Stati membri a sensibilizzare di più i cittadini in merito al 112, il numero unico europeo per le emergenze.

Ma vediamo innanzitutto qual è il contesto del 112.
Il 112 è il numero europeo di emergenza che può essere raggiunto da telefoni fissi e mobili, gratuitamente e in tutti i paesi dell’UE. Dal luglio 2009 i cittadini che utilizzano il proprio cellulare in roaming in un altro paese dell’UE ricevono un SMS con informazioni sul 112.
La riforma delle norme UE in materia di telecomunicazioni ha rafforzato le norme UE sul 112, in particolare per quanto riguarda la possibilità di fornire più rapidamente informazioni sulla localizzazione del chiamante alle autorità che devono intervenire nell’emergenza, la sensibilizzazione (soprattutto per chi viaggia), l’estensione degli obblighi di accesso ad alcuni tipi di fornitori di telefonia via internet (VoIP) e l’accesso agli utenti disabili.
Per garantire il buon funzionamento del numero 112 la Commissione ha avviato procedimenti nei confronti di 14 Sati membri che non avevano messo a disposizione la funzione di localizzazione del chiamante: 13 procedimenti sono ora stati archiviati dopo l’adozione di misure correttive (la causa contro l’Italia è ancora in corso). Erano stati avviati anche procedimenti nei confronti della Polonia e della Bulgaria, entrambi archiviati, per problemi di disponibilità del 112 e nei confronti dell’Italia riguardo al corretto trattamento delle chiamate al 112 da trasferire ai servizi di emergenza; anche questo caso è stato archiviato di recente.
Il 112 è ora operativo in tutti i paesi dell’UE. Il 112 funziona in parallelo con i numeri di emergenza nazionali, ma Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia, Romania e Malta hanno deciso che diventerà il principale numero di emergenza nazionale.

E ora veniamo al sondaggio.
Il sondaggio europeo evidenzia che mediamente solo il 25% dei cittadini europei sa di potersi avvalere di questo numero in tutta Europa in caso di emergenza.
L’Italia arriva buona ultima in questo sondaggio: solo il 4% degli italiani conosce il numero europeo, mentre è ancora in corso il procedimento d’infrazione nei suoi confronti per mancata conformità all’obbligo di localizzazione automatica del chiamante da cellulare.
Ancora oggi tre cittadini UE su quattro non sanno che possono chiamare il 112 in caso di emergenza per contattare la polizia, i vigili del fuoco o un servizio medico, sia quando si trovano nel proprio Paese che in altri Paesi dell’UE. Avere la prontezza di formare il 112, che oggi è operativo in tutti i paesi UE, potrebbe aiutare a salvare vite umane e a ridurre le conseguenze per i feriti.
La Commissaria per l’Agenda Digitale, Neelie Kroes, ha dichiarato: “Un numero unico di emergenza europeo serve solo se i cittadini lo conoscono. In questa giornata europea del 112 invito le autorità nazionali a fare di più per informare i loro cittadini riguardo al 112, un numero che può salvare delle vite.”
Una recente indagine di Eurobarometro dimostra che appena un quarto (25%) dei cittadini UE intervistati era in grado di indicare spontaneamente il 112 come il numero da chiamare in tutta l’UE in caso di emergenza. Questo dato rappresenta un miglioramento di appena l’1% a livello europeo rispetto al 2009.
In alcuni Paesi, tuttavia, il 112 risulta più conosciuto come numero di emergenza di scala europea rispetto all’anno scorso: in particolare, in Belgio e in Slovacchia (+9%), in Slovenia (+7%), in Polonia (+6%), in Lituania e in Ungheria (+5%). Nella Repubblica ceca, in Lussemburgo, Polonia, Slovacchia e Finlandia più della metà della popolazione conosce il 112.
Invece, a conferma dei dati dell’anno scorso, in Italia, in Grecia e nel Regno Unito meno del 10% dei cittadini è consapevole dell’esistenza del 112, il dato più basso di tutta l’UE.
In 21 Paesi dell’UE il 112 compare nelle guide telefoniche e in 20 paesi sui veicoli di emergenza. Secondo il rapporto, tuttavia, solo il 22% dei cittadini UE ha dichiarato di aver ricevuto informazioni sul 112. La maggior parte (62%) ha inoltre dichiarato di non essere sufficientemente informato sul numero di emergenza dell’UE. Molti cittadini hanno anche problemi di lingua: uno su dieci ha difficoltà a comunicare in un’altra lingua se chiama il 112 all’estero, anche se gli Stati membri sostengono che le centrali operative del 112 sul loro territorio riescono a gestire le chiamate almeno in inglese.
Sapere dove si trova chi chiama il 112 può accelerare l’arrivo dei servizi di emergenza, ridurre le conseguenze per i feriti e addirittura salvare vite umane. I call centre di 20 paesi dell’UE (rispetto ai 9 del 2008) forniscono praticamente all’istante ai servizi di emergenza la posizione del cittadino che chiama il 112 grazie a sistemi di localizzazione in modalità “push” (cioè con inoltro diretto dei dati alle centrali operative del 112) o “pull” (cioè su interrogazione esplicita degli operatori) quasi istantanea. La Commissione ha tuttavia proceduto contro l’Italia dove fino ad ora le informazioni sulla posizione del chiamante non vengono fornite ai servizi di emergenza per le chiamate al 112 provenienti dai telefoni cellulari.

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