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Privacy. Reding, ‘Ue affronti con serietà tutela dati’. Appello alle aziende per garantire riservatezza di prodotti e servizi ‘by design’

Unione Europea


Che lo vogliamo o no, ogni giorno condividiamo con un’infinità di soggetti le nostre informazioni personali, che vengono raccolte, trattate e poi conservate fuori della nostra vista. Quando prenotiamo un biglietto aereo, trasferiamo denaro, presentiamo domanda di lavoro o, semplicemente, navighiamo su internet, esponiamo le nostre vite agli altri. A volte è necessario – come quando si compilano online i moduli per le tasse – ma tante altro, no: è una nostra precisa scelta, ad esempio, lasciare l’indirizzo a un venditore per ricevere nuove offerte o sconti.

Altre volte ancora, però, i dati sono raccolti senza il nostro consenso e spesso a nostra insaputa. Ed è qui che deve entrare in scena una legislazione che sappia garantire, a livello europeo, la tutela della vita privata dei cittadini e delle loro informazioni.

 

Lo scorso 28 gennaio, la Ue ha celebrato la giornata della protezione dei dati. Per l’occasione, il Commissario Viviane Reding ha tenuto un discorso al Parlamento europeo, per sottolineare la necessità di essere “seri” nella difesa del diritto alla privacy, essendo questa l’unica premessa per conquistare nel concreto la fiducia dei cittadini, sempre più esposti alla violazione dei dati personali a fini illeciti.

 

“Tutti gli europei – ha sottolineato – hanno il diritto di decidere sul modo in cui i loro dati vengono trattati”, e il livello di guardia deve essere alzato, in particolare, quando si tratta di minori.

 

La Commissione ha posto particolare attenzione, negli ultimi mesi, ai siti di social network come Facebook e Twitter, che sono sempre più popolari soprattutto fra i più giovani, i quali, però, non sono sempre in grado di valutare tutti i rischi connessi con l’esposizione dei dati personali.

Per questo, sono state concordate una serie di misure con i principali fornitori di servizi di social networking, che si sono impegnati a rendere privati di default i profili di utenti minorenni, i quali non dovrebbero più essere visualizzabili tra i risultati di ricerca. Il tema sarà approfondito nel corso del prossimo Safer Internet Day, il 9 febbraio.

Lo scorso anno, inoltre, la Commissione ha adottato una serie di raccomandazioni volte a garantire che le etichette RFID – ne circolano già oltre 6 miliardi, inserite in oggetti di uso quotidiano (come ad esempio le carte magnetiche per accedere al lavoro o per pagare l’autostrada) – rispettino il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali, così come sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata il 14 dicembre 2007.

 

Allo stesso modo, la Ue diffida gli Stati membri dall’utilizzo invasivo delle tecnologie di ‘pubblicità comportamentale’, in grado di monitorare la navigazione internet degli utenti per creare spot mirati, e ha avviato una procedura d’infrazione contro la Gran Bretagna per il cosiddetto ‘caso Phorm’.

 

Anche nella riforma delle telecomunicazioni, grande priorità è stata data al tema della privacy, con l’inserimento di alcuni obblighi in capo ai fornitori di servizi internet, i quali dovranno notificare alle autorità qualsiasi violazione dei dati personali degli utenti.

 

La Reding, che si appresta a lasciare il portfolio dell’Information Society per lasciare alla collega Neelie Kroes la guida della Digital Agenda europea, ha avuto modo di assistere da una posizione privilegiata all’evoluzione sociale ed economica apportata dall’impressionante potenza innovativa dei nuovi prodotti e servizi della società dell’informazione.

“Sfortunatamente – ha detto – la privacy e la protezione dei dati personali non sono stati sempre un ingrediente fondamentale nella fase di sviluppo iniziale di questi prodotti e servizi”.

 

Serve, dunque, un nuovo approccio che spinga le aziende a “…usare il loro potere di innovazione per migliorare la tutela della privacy e dei dati personali, fin dall’inizio del ciclo di sviluppo”.

La cosiddetta ‘Privacy by Design’, ha aggiunto, “…è un principio nell’interesse dei cittadini e delle imprese e garantirà ai consumatori una maggiore protezione, spingendoli a fidarsi di più dei nuovi servizi e dei nuovi prodotti, in un circolo virtuoso che porterà benefici all’intera economia”.

 

Gli Articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, sanciscono il diritto fondamentale alla riservatezza e alla protezione dei dati personali di ogni individuo in un carattere giuridicamente vincolante. Il mondo, tuttavia, continua a cambiare rapidamente e la Ue dovrà quindi dotarsi di uno strumento giuridico solido per rispondere alle sfide poste dal rapido sviluppo delle nuove tecnologie e dall’evoluzione delle minacce alla sicurezza.

 

La Commissione europea sta attualmente analizzando le oltre 160 risposte alla consultazione pubblica sulla riforma della Direttiva generale sulla protezione dei dati.

“Valuteremo attentamente tutte le risposte e prepareremo una proposta in linea con il Trattato di Lisbona e con la Carta dei diritti fondamentali”, ha affermato ancora la Reding, sottolineando che per il prossimo futuro, le sfide più importanti da affrontare riguarderanno l’applicazione pratica di alcune regole e principi fondamentali (quali il consenso e la trasparenza); il rafforzamento della cooperazione giudiziaria in materia penale; la promozione del diritto alla riservatezza anche nell’esecuzione di operazioni semplici, come il trasferimento di denaro, la prenotazione di un biglietto aereo o il superamento di un controllo di sicurezza in aeroporto.

 

Riguardo i body scanner, ad esempio, la Reding ha concluso spiegando che si tratta di dispositivi potenzialmente molto invasivi e di cui non si conosce ancora bene l’impatto sulla salute.

“Non posso immaginare – ha concluso – che ci venga imposto di adottare una tecnologia senza che si tenga conto del suo impatto sulla salute e sulla privacy dei cittadini”.

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