eAdvertising. Smith (Microsoft): ‘La Ue si occupi anche di Google’ e ripensi le politiche sulla privacy per favorire il cloud computing

di Alessandra Talarico |

Europa


Brad Smith

L’antitrust europeo dovrebbe occuparsi della “enorme quota di mercato” di Google nel mercato del search advertising, che è ormai diventato “il motore economico fondamentale, nonché la principale porta d’ingresso ai contenuti online”.

Lo ha affermato il vicepresidente Microsoft Brad Smith, sottolineando che “Ogni volta che una società detiene una quota del 90% in un mercato chiave, è inevitabile che le persone abbiano delle domande da porre”.

Smith parla certo con cognizione di causa, visto che l’antitrust europeo ha comminato alla società multe per 2,4 miliardi di dollari dal 2004 al 2009 per abuso di posizione dominante.

 

Google, invece, non è mai stata oggetto di un’indagine formale da parte della Ue, che ha esaminato le attività della società nel mercato dell’advertising online soltanto in occasione dell’acquisizione da 3,1 miliardi di dollari di DoubleClick.

Un’operazione contestata e controversa, che ha suscitato molte polemiche tra i concorrenti, le autorità e le associazioni dei consumatori europee  e sulla quale la Ue aveva aperto un’indagine approfondita, per appurare eventuali problemi di concorrenza sui mercati della commercializzazione e della gestione degli annunci pubblicitari online. L’operazione è stata comunque approvata nel marzo del 2008 dal momento che l’inchiesta ha permesso di concludere che non avrebbe avuto alcun effetto dannoso sui consumatori sia sul mercato della diffusione pubblicitaria che in quello dell’intermediazione dell’advertising online.

 

Eppure, ha sottolineato Smith, Microsoft considera Google un concorrente, visto che le attività delle due società sono andate via via sovrapponendosi: dai sistemi operativi alla ricerca web, passando ora anche per l’advertising e il cloud computing (in cui le applicazioni e i dati risiederanno sui server e non sui Pc degli utenti).

E se Microsoft insegue Google nel mercato della ricerca, dove controlla solo il 2%, il gruppo di Redmond è proprietario del browser web più diffuso al mondo, rivale di Google Chrome.

 

E proprio sul nascente mercato del cloud computing, Microsoft chiede alla Ue di intervenire per fare in modo che il mosaico di leggi nazionali vigenti in Europa non ostacoli la protezione dei dati degli utenti. Riguardo, ad esempio, le policy sulla conservazione dei dati delle comunicazioni, attualmente i limiti variano da sei mesi a due anni in base al Paese. Sarebbe opportuno, ha detto Smith, uniformare i limiti della data retention a un massimo di 12 mesi e, inoltre, dare possibilità agli ISP di perseguire azioni legali contro gli hacker o chiunque tenti di violare i dati stipati nelle ‘nuvole’.

 

La scorsa settimana, Smith ha chiesto anche al Congresso degli Stati Uniti di varare una legge che ponga le basi per una tutela omogenea dei consumatori che usano le ‘nuvole’ per conservare i propri dati digitali, prima che ogni Stato intervenga e si finisca per creare un mosaico di leggi in conflitto tra loro.

 

Une delle caratteristiche del cloud computing è quella di permettere agli utenti di utilizzare risorse hardware in remoto come se tali risorse fossero implementate da server o periferiche personali “standard”, ma proprio questa caratteristica, spostando i server al di fuori del tradizionale perimetro di sicurezza, va ad ampliare il campo di gioco dei cybercriminali.

 

Smith ha quindi chiesto anche all’esecutivo europeo di ripensare le proprie politiche sulla privacy, sottolineando che, in ultima analisi, si potrebbe ricorrere a un trattato internazionale sulla protezione dei dati o ad accordi di libero scambio per governare il costante flusso di dati in tutto il mondo che caratterizzerà il cloud computing.

 

Oltre alla protezione dei dati, per lo sviluppo corretto del cloud computing è necessario uniformare il quadro giuridico europeo, attualmente composto da un mosaico di leggi.

“Il cloud computing offre una potenzialità infinita ma l’Europa rischia di essere di ostacolo al suo sviluppo”, ha detto Smith.

Anche in questo caso, Microsoft parla a ragion veduta: come esempio pratico, Smith ha portato proprio il caso del recente acquisto di un megaserver in Irlanda, dove la società immagazzinerà molti dei dati degli utenti europei.

La struttura sarà ovviamente gestita in base alle leggi irlandesi, così come avverrà per gli altri server posti sul territorio europeo, il che vuol dire, ha detto Smith, “…27 legislazioni differenti, con 27 modi diversi di trattare i dati di milioni di utenti”.