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Web: il CdM ‘avvia discussione’ su nuove norme contro i siti violenti. C’è l’accordo ma servono aggiustamenti

Italia


Il Consiglio dei ministri di oggi ha “avviato la discussione” sul disegno di legge relativo al giro di vite sulle manifestazioni e sui siti internet ‘fomentatori di odio e violenza’: c’è stato accordo pressoché unanime sulle proposte del Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ma alcune questioni necessitano di un ulteriore approfondimento.

 

“Il ministro Maroni – ha spiegato il ministro per le infrastrutture Altero Matteoli nella conferenza stampa seguita al CdM – ha fatto una relazione dove ha sottolineato quelli che sono i punti essenziali che vuole inserire nel provvedimento”, che sarà comunque oggetto di ulteriori approfondimenti, nonostante sia stato accolto pressoché all’unanimità, “salvo alcuni aggiustamenti”.

 

Gli aggiustamenti riguarderebbero, in particolare, la necessità di trovare una formula che mantenga l’equilibrio tra il diritto degli utenti ad esprimere la propria opinione e la necessità di dotare la magistratura degli strumenti necessari per oscurare i contenuti di quei siti in cui venga ravvisata istigazione a delinquere o apologia di reato.

 

In linea di massima, si dovrebbe procedere con una legge ordinaria, non con un decreto legge, dal momento che – come ha sottolineato anche il presidente del Senato Renato Schifani – “…E’ opportuno che la disciplina su siti dai contenuti inaccettabili per la loro istigazione alla violenza venga definita con legge ordinaria e non con la fretta imposta da un decreto legge”.

Secondo la seconda carica dello Stato, “qualcosa va comunque fatto”, sempre nel rispetto della libertà di espressione e manifestazione, per garantire “di poter svolgere le proprie manifestazioni di piazza senza essere disturbati da proteste fin sotto il palco, com’è successo domenica scorsa”.

 

Il ministro Matteoli ha tuttavia affermato che “…non è del tutto impossibile” che si decida di trasformare il disegno di legge in decreto, nel caso in cui negli ultimi approfondimenti che verranno fatti nelle prossime ore venissero riconosciuti motivi di urgenza.

Riguardo le polemiche di ieri, contro la presunta volontà del governo di censurare siti come Facebook a causa dei gruppi nati all’indomani dell’aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il ministro ha aggiunto, “…non vogliamo cancellare la libertà di espressione, ma sanzionare chi supera i limiti di guardia, chi commette dei reati attraverso internet”.

 

Continua comunque il dibattito su come contrastare l’istigazione alla violenza, la diffamazione e l’ingiuria via internet: un problema non certo di semplice soluzione dal momento che – come sottolineava ieri anche il quotidiano cattolico l’Avvenire – nessuno dei paesi che l’ha affrontato prima di noi è ancora riuscito a venirne a capo, se non procedendo con azioni specifiche miranti a punire i siti neonazisti, pedofili o negazionisti.

 

Secondo Enzo Marco Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di Polizia (Anfp) “…è giusto ed equilibrato utilizzare la stessa procedura attuata per combattere la pedofilia nella rete”, mentre Layla Pavone, Presidente di IAB Italia, felicitandosi per l’attenzione prestata dalle istituzioni alla rete e al suo ruolo nel contesto sociale, ha auspicato “…che questo interesse non influisca negativamente sull’evoluzione della rete, ma, anzi, contribuisca a stimolarla, poiché essa è una leva ormai irrinunciabile per lo sviluppo di un paese che voglia essere competitivo e democratico”.

“Internet – ha aggiunto la Pavone – è uno strumento dalle potenzialità enormi non da demonizzare ma da utilizzare al meglio, espressione di democrazia e partecipazione, un mezzo che ha determinato un’evoluzione culturale e organizzativa nella società”.

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