NGN: quale modello per la rete nazionale in fibra ottica? Fastweb e Wind delineano i loro scenari con o senza Telecom

di Alessandra Talarico |

Italia


Naguib Sawiris

La realizzazione di una rete in fibra ottica che porti anche in Italia la banda ultra larga è una necessità da molti ritenuta imprescindibile per la competitività e lo sviluppo socioeconomico.

Ma, nel nostro Paese, si discute ancora del come fare per creare una rete che – con la spesa minima prevista – porti a tutti i vantaggi dell’ultrabroadband.

Operatori e Autorità si stanno confrontando su un’ipotesi che nelle ultime settimane è tornata prepotentemente alla ribalta: quella di realizzare una società per la rete che riunisca pubblico e privato (operatori tlc, ma anche player di settori diversi come Mediaset, Ferrovie o Poste Italiane) e si occupi della gestione dell’accesso alla rete di nuova generazione.

 

Contro questa ipotesi si è schierata non solo Telecom Italia – secondo cui è ‘impensabile’ sottrarle la rete – ma anche il presidente dell’Autorità antitrust Antonio Catricalà, secondo cui l’ideale sarebbe replicare il modello Terna, con una società gestita da amministratori indipendenti sotto lo stretto controllo dell’Autorità di vigilanza.

Sarebbe strano, ha detto Catricalà, vedere gli amministratori delle società di telecomunicazioni riuniti attorno a un tavolo a parlare di affari: “…se fossi un pastore – ha detto – sarei preoccupato di vedere tanti lupi intorno allo stesso gregge”.

“E’ importante invece – ha sottolineato – che la società guadagni solo sulla base del traffico che vende. Con un’autorità che vigilia e regole di governance chiare non si corre il rischio di un fallimento”.

 

Sul fronte opposto si trova invece l’Agcom che non sembra preoccupata dalla possibilità che possa crearsi un ‘cartello’. Secondo il presidente Corrado Calabrò si tratta di un’ipotesi contemplata dalle normative comunitarie: il comma 3 dell’articolo 81 del Trattato Ue prevede, infatti, che “…per le iniziative ad alta innovazione tecnologica ci sia una deroga al divieto di intesa. E l’alta velocità di trasmissione mi sembra proprio un’iniziativa ad alta innovazione tecnologica”, ha detto Calabrò.

 

Sul tema della società della rete sono intervenuti anche l’ad di Fastweb Stefano Parisi e il numero uno di Wind Naguib Sawiris. Anche i due manager, però, si trovano su posizioni molto diverse.

Parisi si è detto favorevole a investire in una società con Telecom Italia, perché è decisamente impraticabile – oltre che economicamente insostenibile – l’ipotesi di realizzare un’infrastruttura alternativa a quella dell’ex monopolista.

In un’intervista al Messaggero, Parisi ha dichiarato che le opzioni sono due: “…o è Telecom Italia a realizzare la nuova rete oppure Telecom, senza perderne il controllo, apre la rete a capitali diversi in una società veicolo”.

 

In questa società veicolo troverebbe posto di sicuro anche Fastweb, “…a condizione – ha detto Parisi – che vi sia certezza nella remunerazione dell’investimento e autonomia nel margine di rischio che le aziende vorranno assumere”.

Anche l’ad di Fastweb si è detto quindi contrario a una decisione politica sulla rete: “…sarà una scelta imprenditoriale”, ha detto Parisi, riprendendo quanto affermato alcuni giorni fa anche dal numero uno di Telecom Italia, Franco Bernabè, secondo cui deve essere il mercato a dettare l’agenda sulla rete, non la politica.

 

In tutta Europa, ha sottolineato Parisi, si discute della realizzazione di un’unica rete NGN, ma in Italia resta il nodo della capacità di Telecom ad affrontare un investimento tanto oneroso. Certo, si è parlato di capitali stranieri ( la cinese Huawei sarebbe pronta a investire nel nostro Paese) e dell’intervento pubblico attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, ma secondo Parisi nulla si potrà realizzare prima di definire “regole chiare sulla trasparenza e sui costi di accesso alla rete da parte di tutti gli operatori ed è molto importante che l’Autorità delle Comunicazioni le definisca al più presto”.

 

Per Naguib Sawiris è invece essenziale scommettere su una rete nazionale in fibra ottica, da realizzare con o senza Telecom Italia.

Per portare a termine il progetto servono dai 2 ai 3 miliardi di euro: un investimento che potrebbe essere realizzato dagli operatori, inclusa Telecom Italia, con una quota procapite.

La rete superveloce, che per Sawiris è un tassello essenziale per la competitività italiana, dovrà inoltre “parlare italiano”. Sawiris dice no a “stranieri o semplici finanziatori”. I soci, ha aggiunto, “…devono essere operatori interessati a sviluppare il settore. E se Telecom non vuole fare la sua parte se ne può fare a meno”.

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