La ricerca nelle tlc: università e imprese parlano di futuro. Italia ancora senza banda larga, ma si guarda a eccellenze tecnologiche e Internet delle persone

di Flavio Fabbri |

Italia


Roberto Napoli, Alessandro Neri, Francesco Vatalaro e Raffaele Barberio

Aziende e università a confronto sul futuro dell’industria delle telecomunicazioni e sulle possibili vie per individuare l’exit strategy dalla crisi economica e finanziaria che attanaglia il mercato. Questo il nodo centrale da sciogliere nei prossimi mesi e che il convegno “La Ricerca nelle Telecomunicazioni“, tenutosi lo scorso 4 dicembre nella splendida cornice di Villa Mondragone a Monteporzio Catone (Roma) e promosso dalle Università di Roma Tor Vergata, La Sapienza, Roma Tre e GTTI (Gruppo Telecomunicazioni e Tecnologie dell’Informazione), con il sostegno di Filas, Selex Communication, IEEE e Radiolabs, ha voluto discutere coinvolgendo direttamente esperti, addetti ai lavori e rappresentati del mondo delle Istituzioni e del lavoro. Quale il ruolo della ricerca nell’innovazione tecnologica e nell’individuazione dei un nuovo modello di business in grado di portare l’industria delle Tlc fuori dalla crisi? In che modo far incontrare le esigenze delle imprese e l’offerta universitaria in termini di profili professionali e di know how? Dalle risposte a queste domande strategiche dipenderà il futuro del settore e dell’intera economia italiana, come ha spiegato il moderatore dell’incontro Raffaele Barberio di Key4biz: “La ripresa dei mercati passa per il rapporto sempre più stretto che c’è tra chi promuove cultura e chi trasforma tale conoscenza in applicazioni reali. Il mondo accademico è spinto ad aprirsi sempre più a quello delle imprese, creando sinergie e modelli didattici innovativi, che istituzionalizzino la collaborazione tra le due dimensioni: quella del sapere e quella del saper fare“. Un rapporto che in passato ha sempre dato i suoi frutti e che l’attuale contingenza economica negativa ripropone come scenario da cui ripartire, ripensando i percorsi didattici e le dinamiche stesse del sistema produttivo, magari ponendo la qualità al di sopra del profitto immediato.

  

Un paradigma economico attuale che è sempre più caratterizzato da complessità e dinamicità, due condizioni del mercato legate al mutamento dello scenario della competizione che, come ha ricordato nel suo discorso di apertura Franco Giannini dell’Università di Roma Tor Vergata: “Pone i nostri ricercatori e le nostre imprese in un nuovo orizzonte d’azione, in cui le conoscenze, le competenze e le capacità di management aziendale saranno fattori importantissimi per fronteggiare gli agguerriti competitor provenienti dal Sud Est Asiatico“. “Uno scenario che si evolve a grandi velocità – ha affermato Giannini – in cui Internet e la banda larga giocano e giocheranno un ruolo fondamentale per gli assetti industriali ed economici del sistema paese“. Gli Atenei, ha confermato anche Alessandro Neri dell’Università di Roma 3 e Radiolabs, “Hanno inoltre un vantaggio, che in qualche modo permette loro di andare oltre l’immediato e cioè di poter guardare al futuro, di determinare prospettive di lungo termine su cui le nuove generazioni possano contare per accedere al mondo della conoscenza e del lavoro“. Un punto di vista diverso da quello aziendale, ma allo stesso tempo complementare, “Nella ricerca di visioni, strategie e soluzioni efficaci quanto durature“. Proprio in questi giorni ricade il centenario della consegna del Premio Nobel a Guglielmo Marconi, storia di un italiano, di un inventore le cui scoperte hanno travalicato i confini nazionali per rendere la vita dell’uomo migliore in ogni parte del mondo. “Le origini di ogni invenzione – ha ricordato Neri – sono nel genio dell’individuo, ma soprattutto nella cultura di un’epoca“. Idee e grandi visioni devono essere supportate, rischiando qualcosa, per poterne poi raccogliere i frutti e godere delle ricadute economiche generate. “La tecnologia ci da la possibilità di poter affrontare queste sfide e di poter guardare anche più lontano – ha invece sostenuto Roberto Cusani dell’Università di Roma La Sapienza – grazie all’utilizzo di mezzi sempre più sofisticati e alla possibilità di diffondere conoscenza e cultura ad una velocità mai vista prima“.

  

La collaborazione delle tre università di Roma e il consorzio Radiolabs sono l’esempio di una ritrovata intesa di intenti, finalizzata a fare ricerca applicata, innovazione e ‘knowledge transfer‘ nei settori emergenti dell’ICT. Obiettivi condivisi anche dalla GTTI, l’Associazione Gruppo Telecomunicazioni e Tecnologie dell’Informazione in cui si ritrovano docenti e ricercatori che operano nel settore delle telecomunicazioni e, più in generale, nell’area dell’ICT – Information and Communication Technology – delle maggiori Università italiane, a cui si aggiungono Enti di Ricerca, sia pubblici che privati, aziende nazionali e multinazionali. “Attualmente – ha ricordato Marco Luise – afferiscono al GTTI quasi 40 Università, per un totale di circa 300 persone tra professori ordinari, professori associati e ricercatori, più diversi centri di ricerca e 20 aziende tra le quali Telecom Italia, Ericsson, Selex, Alenia, Siemens, Alcatel-Lucent, Albacom“. “Una rete di competenze tecnologiche – ha precisato Luise – che non ha nulla da invidiare a quelli di altri Paesi, perché i nostri giovani ingegneri delle telecomunicazioni sono preparatissimi e stimati in tutto il mondo. C’è bisogno ovviamente di comunicare tali risultati, di far conoscere anche alle aziende italiane l’esistenza di questo bacino di risorse umane importantissimo, che richiede continuo supporto finanziario e la possibilità di sviluppare nuovi progetti“. Un network vivace e dinamico che, pur nell’esigua disponibilità economica riesce a sopravvivere e a lavorare, mantenendo alto il grado di competizione sui mercati internazionali. “Creare sinergie tali da rendere la conoscenza spendibile come risorsa sul mercato – ha spiegato Silvano Donati dell’IEEE Section – è un impegno continuo, che necessita di sempre nuove forze e capacità di fare sistema tra Università, Aziende, Istituzioni e Centri di ricerca“. Una costante ricerca di quelle applicazioni che permettono all’industria di crescere e di guadagnare quote di mercato e che l’Istituto degli ingegneri elettrici ed elettronici (IEEE), con i suoi 320.000 membri in 150 nazioni, porta avanti nella sua formulazione originaria da 125 anni.

  

Quali le prospettive per il mercato delle telecomunicazioni?

  

A questa domanda hanno dato risposta gli illustri speaker del panel dedicato a “Le tendenze nell’innovazione e nella ricerca”, presieduto da Francesco Vatalaro dell’IEEE e moderato da Raffaele Barberio. Una session in cui si è discusso di tecnologie della comunicazione, di wireless, di nuovi contenuti e servizi sulla rete, di New Generation Network. “Non c’è futuro senza passato – ha ammonito Vatalaro – e il richiamo all’esperienza di Marconi è sicuramente un chiaro riferimento all’importanza che ha la ricerca per l’industria delle telecomunicazioni e per i livelli di competitività delle nostre aziende sui mercati mondiali, sempre più presidiati dalle nuove realtà economiche provenienti dai Paesi emergenti“. Proprio queste regioni, ci ha ricordato Marco Luise, rappresentano le sfide a cui bisogna guardare con molta attenzione: “Nei prossimi anni Cina e resto del Sud Est Asiatico si presenteranno prepotentemente sui mercati, con i loro 4 miliardi di abbonamenti alla rete mobile entro il 2012 e poco meno di un miliardo di dispositivi di accesso alle reti broadband 3G HSPA e EV-Do“. Dati che non si possono sottovalutare e che presto porteranno i terminali wireless a surclassare gli altri device elettronici, come Tv, Pc o mobile Pc, a cui seguiranno lo sviluppo di social network di 3a generazione, contenuti e servizi di entertainment, web wellness, health caring e e-commerce. “E’ per questo che la rete – ha sottolineato Luise – deve essere ammodernata nelle sue infrastrutture, soprattutto in Europa, con i suoi 210 milioni di utenti Internet, sempre più mobili e interattivi, dotati di terminali ‘converged’ e in grado di comunicare in modalità interoperabile con piattaforme e oggetti diversi“. Ma saremo in grado di fronteggiare la concorrenza asiatica? Lo sviluppo della banda larga e ultralarga nelle regioni dell’estremo oriente è veloce e dinamico, mentre in Europa si manifesta in maniera difforme e disomogenea.

  

In che modo l’Italia e i Paesi membri dell’Unione riusciranno a regolamentare uno sviluppo più coeso della cosiddetta Internet of Things o delle reti di 4a generazione?

  

Il futuro delle reti di accesso e delle infrastrutture in questione è legato inesorabilmente a lunghi tempi di pianificazione e di gestazione da parte delle Istituzioni nazionali e sovrannazionali, come l’Europa, ma è ovvio che l’attesa prolungata in questo momento storico porta con se più danni che buoni consigli. Lo stesso Vatalaro ha ricordato che la banda larga è una risorsa critica imprescindibile, perché genera competitività e valore alle imprese. “Oggi in Giappone – ha spiegato Rocco Casale di Radiolabs – la rete ha già raggiunto i 100 Mbit/s di velocità e 1Gbit/s per le utenze business, tali da portare nelle case contenuti e servizi di ogni tipo, dall’eHealth all’eCommerce, dall’eGovernment alla Net Economy“. Obiettivo dell’Europa rimane al momento quello di assicurare i fatidici 2 Mbit/s in download a tutti i cittadini e una banda larga effettiva che permetta lo sviluppo di nuove opportunità economiche, lasciandosi alle spalle l’attuale 2% di abbonamenti alla fibra ottica FTTX. Dato che ci vede inevitabilmente soccombere ai mercati asiatici e che ci pone ben al di sotto della media mondiale che è del 13%. Una condizione svantaggiata in cui anche gli investimenti vengono a mancare e a farne le spese sono sia le aziende, sia il consumatore finale, tagliato fuori dai nuovi contenuti della conoscenza, dai nuovi sistemi di comunicazione, dalla formazione e l’informazione diffuse, che tramite l’IPTv, la Web Tv e la coda lunga dei social media garantiscono già oggi a molti Paesi nuovi modelli di business, con l’enterprise e l’home 2.0. “La catene del valore – ha confermato anche Neri – si costruisce ormai sempre di più sullo sviluppo e lo sfruttamento dei contenuti e delle loro rappresentazioni in rete, attraverso i processi di co-creating 3.0, che vedono interagire le persone, la conoscenza, i servizi e le cose“. Attività di social networking allargate al social computing e all’home 2.0, che il mercato processa per produrre valore a partire dalla riduzione dei costi e dell’impatto ambientale delle nuove strategie aziendali, legate all’advertising, alla virtualizzazione della comunicazione e dei suoi ambienti. “Nuovi modelli di business emergeranno di qui a poco – ha continuato Neri – a partire dall’entertainment, dall’edutainment, dalla comunicazione informativa, dagli strumenti della mixed reality e dalle interfacce virtuali“.

  

La situazione in Italia, secondo Roberto Napoli, Commissario AgCom, risente ovviamente del comportamento di un incumbent che negli ultimi tempi ha perso posizione sui mercati internazionali, riducendo il numero dei suoi abbonati. Fattori che vanno riconsiderati nella loro criticità, secondo il Commissario Napoli, alla luce dei cambiamenti che soprattutto nel settore delle Tlc stanno avvenendo a livello globale. “C’è bisogno di tornare ad investire nella ricerca e nell’innovazione tecnologica – ha precisato Napoli – gli investimenti sono in calo progressivo e questo è fonte di preoccupazione per l’Autorità, perché l’Italia necessita di tecnologia, di infrastrutture, di una banda larga che si estenda su tutto il territorio e di una concreta riduzione del digital divide“. Quali le strade da seguire? Secondo Roberto Napoli c’è da intervenire immediatamente sulle infrastrutture già esistenti, consolidandole e cercando di guardare maggiormente al futuro, individuando tutte quelle criticità su cui andare ad operare prima che il livello di social divide diventi troppo elevato: “Portando avanti l’Open Access, la separazione della rete e nuove joint venture tra Università e aziende, almeno per innalzare il grado di apertura della rete a nuovi operatori, investendo in banda larga, aumentando i punti di accesso e la possibilità di replicabilità delle offerte all’utente in base a quelle della concorrenza“.

  

Tutti elementi che hanno introdotto l’intervento successivo di Claudio Becchetti di Selex Communication/Radiolabs, basato sullo stato dei centri di ricerca in Italia e loro prospettive future. I dati del mercato delle Tlc nel nostro paese mostrano un esiguo +0,7% sul 2008, mentre per l’IT la situazione è molto più complicata, con un -5,9% in questo 2009 e una perdita netta di 20mila posti di lavoro, il 30% dei quali trattasi di laureati. La riduzione degli investimenti di cui parlava Napoli, inoltre, unitamente alla forte concorrenza dei mercati asiatici, rendono il quadro notevolmente peggiore. La sola Huawei, provider cinese di soluzioni tecnologiche, nel  2008 ha fatturato 18 miliardi di dollari, con 90mila dipendenti e il 10% dei guadagni destinati a R&D. “In Italia i centri di ricerca o chiudono o vengono spostati all’estero – ha affermato Becchetti – tranne il Politecnico di Milano, mosca bianca con il 20% di contributi privati per la ricerca, ma per il resto del paese il trasferimento di know how tra centri di ricerca e impresa non avviene“. La cooperazione tra dimensione accademica e imprenditoriale come unica possibilità per la nostra economia di sopravvivere nel mondo post-globalizzato? Certamente per Becchetti, ma le Università non godono di buona salute, con la prospettiva di perdere ulteriori fette di finanziamenti entro il 2011 stimati in 1,5 miliardi di euro. Praticamente la fine della ricerca negli atenei. “L’obiettivo – ha spiegato Becchetti – è lo sviluppo e il consolidamento dell’Open innovation, modello che consente di utilizzare la conoscenza distribuita per implementare la capacità di innovazione nel paese. Devono sorgere centri di eccellenza in grado di porsi come poli catalizzatori e hub per idee, progetti, competenze e risorse umane in grado di generare nuove opportunità e modelli di business“.

  

Luoghi in cui fare ricerca e sviluppo per progetti che abbiano in se la lungimiranza di una conoscenza, intesa come risorsa da lavorare, e la capacità manageriale tipica dell’azienda, che sviluppa modelli di business in grado di remunerare gli investimenti. È quanto accade in altri Paesi come il Giappone, ha raccontato Gabriella Cincotti dell’Università di Roma 3, “Dove la fotonica è nata grazie a centri di eccellenza sparsi per l’isola, che nel tempo hanno assicurato alla nazione una fibra ottica in grado di trasportare dati e informazioni a 10 Gbit/s“. Nel caso dell’Italia inoltre, tali hub di eccellenza “Potrebbero garantire un riposizionamento sui mercati interni e internazionali anche alle piccole e medie imprese (PMI)“, ha sostenuto Mauro Casalboni dell’Università di Tor Vergata. Una fonte di risorse materiali e immateriale a lungo sottovaluta dal mondo imprenditoriale, ricco di eccellenze sparse sul territorio e non in grado di comunicare tra loro, prive di quei network che all’estero garantiscono non solo comunicazione continua, ma la base per il trasferimento di conoscenza di cui ha parlato Becchetti. Serve allora di immaginare dei centri di eccellenza che si pongano come luoghi di studio e di applicazione, quanto come soggetti di mediazione tra ricerca e mercato.

  

Temi che sono stati ampiamente affrontati anche nella seconda parte della giornata, nel panel titolato “Le imprese e le tecnologie ICT del futuro“. Una ICT sempre più fondamentale nella bilancia aziendale che, nonostante la crisi economica e una leggera flessione anche nel comparto delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, riesce sempre a garantire un progressivo abbattimento dei costi di produzione e gestione, insieme ad un miglioramento dei livelli di competitività sul mercato. Ma come continuare a crescere in periodi di recessione? A questa difficile domanda ha voluto rispondere Mario Valducci, presidente della IX Commissione Trasporti e Telecomunicazioni, che ci tiene ha mostrare quanto fatto negli ultimi anni, anche attraverso l’indagine conoscitiva effettuata dalla Commissione meno di un anno fa e sulle cui conclusione Valducci ha voluto esprimere alcune considerazioni: “L’anomalia italiana vede come principale protagonista il nostro incumbent, Telecom Italia, proprietario di una rete privata che copre tutto il territorio e con una situazione di bilancio drammatica, da cui ne deriva l’impossibilità ad investire per l’azienda e una banda larga che non cresce“. “C’è un gap effettivo a livello di infrastrutture – ha confermato Valducci – che non si può giustificare con la scarsa affezione dell’italiano a Internet, perché quando si parla di investimenti in infrastrutture si guarda sempre al domani, alle generazione future, quelle che oggi si chiamano born digital e che presto cresceranno e lavoreranno sulla rete“.

  

Come utilizzare gli 800 milioni che tutti sperano presto sbloccati dal CIPE?

  

In Italia, ha affermato Valducci, le reti broadband non mancano, ma sono piccole realtà di provincia, sparse e poco connesse tra loro, come nei casi di eccellenza di Fastweb o Lepida in Emilia-Romagna. “Ciò che serve è un loro coordinamento, una rete di NGN locali che affianchino una rete nazionale diffusa e di qualità, anche in chiave di riduzione del dividendo digitale, costruite a partire dai distretti industriali“. Si è parlato quindi di creare una sorta di società delle reti, aperta a tutti gli operatori e in grado di muoversi sul mercato, anche borsistico, tale che per dimensioni e capacità di management sarebbe sicuramente in grado di attrarre risorse finanziarie sufficienti agli investimenti più urgenti. “Un soggetto finalmente in grado di realizzare – ha sostenuto Valducci concludendo il suo intervento – quel piano industriale senza il quale le nostre aziende e il made in Italy non sarebbero in grado di affrontare il cambiamento di paradigma economico che sta avvenendo sotto i nostri occhi“.

  

Un cambiamento che è visibile sia nel modo di produrre, sia nel modo di distribuire prodotti e servizi, sempre più personalizzati, ricchi di tecnologia e di valore aggiunto in termini di qualità e usabilità, dove il consumatore non è più solo un target commerciale, ma parte della strategia del management, orientata al quality of service e alla soddisfazione delle esigenze dell’utente finale. Tiziana Tambosso della IEEE Photonics Italy Chapter, ha invitato gli ospiti del panel ha misurarsi proprio su tali temi e sulle nuove prospettive della ICT nelle sue applicazioni future, tra home 2.0, enterprise 2.0, social media, reti sociali, virtualizzazione, eHealth, eBusiness, e-governement. Tra le possibili nuove soluzioni tecnologiche, non sono mancati riferimenti all’ambiente, all’eSociety e al multimediale, come nell’intervento di Mauro Ugolini di Ericsson: “Riposizionarsi sul mercato significa anticipare le sfide, pianificare gli investimenti in tecnologie il meno impattanti possibili sull’ambiente, ma anche nelle nostre città, favorendo quindi nuovi servizi a disposizione dell’utente, dall’infomobilità alle interfacce interattive, pensate per vivere meglio all’interno dei territori urbanizzati e delle Città Intelligenti“.

  

Parlando di città è la sicurezza ad avere sempre un posto di rilievo, non solamente intesa come home security, ma anche in ambiente aziendale e negli spazi pubblici. Angelo Benvenuto di Selex Communication ha evidenziato in tale contesto l’importanza della banda larga, non solo per l’utente consumatore di dati o servizi, ma soprattutto per gli enti preposti alla gestione di situazioni di pericolo. “Nella gestione di un’emergenza è fondamentale l’interoperabilità delle piattaforme e dei dispositivi, passando gradualmente da una rete tecnicamente P2P a una struttura a ‘nuvola’, più operativa e in modalità  1 a  1, in grado di saltare ogni mediazione tra due soggetti in comunicazione“. E proprio il cloud computing e la cloud information, unitamente ai processi di virtualizzazione in atto, secondo Giovanni Marchignoli di Accenture: “Sono le sfide che più da vicino riguardano le aziende, a cui si aggiunge un utente sempre più mobile e dalle aumentate competenze tecnologiche, tali da richiedere al mercato servizi ad alto valore aggiunto, che senza ricerca e banda larga non sarebbero comunque possibili“.

  

La stessa sanità, o rete sanitaria pubblica, è investita da enormi cambiamenti. In Italia si spendono ogni anno circa 100miliardi di euro, l’eHealth potrebbe ridurre tale ammontare di risorse pubbliche almeno del 10%, ripagandosi da sola nel tempo e rendendo al paziente e al personale medico un servizio sicuramente migliore in termini di qualità e di risultati. “Le tecnologie ci sono – ha spiegato Francesco Rispoli di Telespazio – ciò che impedisce alla telemedicina di imporsi sul mercato è la mancanza di norme che la rendano attuabile nel contesto delle prestazioni rimborsabili dal servizio sanitario medico. Telbios la società costituita da Telespazio, Telecom e San Raffaele ha dimostrato come investendo nella deospedalizzazione dei malati cardiopatici, assistiti da casa, è possibile ridurre i costi e la permanenza in ospedale migliorando l’assistenza al paziente che puo’ contare sul supporto medico H24 da casa. Analogamente per i diabetici che assieme ai cardiopatici assorbono gran parte delle risorse del servizio sanitario. La telemedicina si e’ dimostrata inoltre uno strumento indispensabile per l’assistenza medica dei militari italiani nelle missioni di peace keeping ed il Policlinico Celio e’ diventato il centro di eccellenza di telemedicina a livello europeo con migliaia di teleconsulti effettuati che hanno fra l’altro evitato il rimpatrio di oltre 400 militari curati sul posto con il supporto specialistico del Celio e quindi con notevoli risparmi economici“. Per fare questo però, servono piattaforme di comunicazione che rendano l’intervento immediato nel problem solving e in termini di presence, come ha mostrato Fabrizio Porcari di Avaya, con le proprietà della Unified Communication: “Tecnologia in grado di abilitare informazioni ad alto valore aggiunto, servizi e reti di sostegno per comunicazione certamente aziendale, ma anche di tipo ospedaliero, garantendo interoperabilità, scalabilità e accesso rapido ai dati“.

  

La stessa tecnologia spaziale, unita alle reti di informazione avanzate sulla terra, aiuta nella determinazione di nuovi sistemi di comunicazione più versatili e facilitanti l’accesso e l’uso da parte di utenti e di professionisti: “La cooperazione sul territorio tra ricerca e impresa – ha sottolineato Massimo Comparini di Thales Alenia Spazio – è l’unica strada possibile oggi per il reperimento delle risorse necessarie per dare il via ai piani di investimento in reti di nuova generazione e in soluzioni tecnologiche a basso impatto ambientale, che consentano un progressivo abbattimento dei costi di produzione e gestione“. Nuove alleanze strategiche insomma, che lo stesso Roberto Castelli di Alcatel – Lucent ha ribadito nel suo intervento, sostenendo che: “In Italia non mancano le eccellenze ICT, ma di sicuro scarseggiano le reti di comunicazione per i trasferimenti di know how e di informazioni complesse, come nel caso dell’eHealth. Serve una rete broadband che assicuri trasmissioni veloci, sicure,a accessibili, in qualità del servizio, che solo la ricerca e gli investimenti in nuove soluzioni tecnologiche, come la fotonica ad esempio, permettono di realizzare“. Sul come trovare i finanziamenti è intervenuto Vittorio Cannas della Filas, presentando i progetti che l’ente dedica al sostegno dei processi di sviluppo e di innovazione del tessuto imprenditoriale della regione Lazio: “Quello che ci proponiamo di fare è una mediazione costante tra tutti i soggetti attivi sul territorio e le istituzioni pubbliche locali, quindi anche con bandi e gare per finanziare i progetti più qualificati e considerati in grado di produrre ricadute economiche sul tessuto imprenditoriale di zona; specificatamente le PMI, con trasferimenti tecnologici, formazione, aumento degli skill, sostegno ai centri di ricerca e la realizzazione di network di eccellenze“.

  

Scenari futuri: mercati, imprese, università e utente finale. Quale ruolo per Internet?

  

Giorgio Ventre dell’Università di Napoli Federico II ha individuato subito alcuni percorsi possibili: “La Future Internet sarà sempre più orientata alla rete delle Cose, strutturata su architetture software,in successiva evoluzione verso la rete delle persone, la connected society e l’Internet of people. Ambienti in cui per le aziende occupate l’entertainment, la tv 2.0 e le piattaforme di social networking saranno sempre più degli asset imprescindibili e la banda larga una risorsa senza cui non sarà possibile fare niente“. Ancora banda larga, quindi, come unica possibilità o exit strategy per lasciarsi alle spalle la crisi economica e rilanciare impresa e paese verso i nuovi paradigmi di crescita sostenibile e qualità dei servizi resi all’utente. Anche Tiziana Tambosso, a conclusione del panel e della giornata ha voluto ricordare non solo la natura tecnologica e finanziaria della rete, ma soprattutto il momentaneo empasse politico che non trova una soluzione ai soliti interessi di parte, determinando un blocco sociale ed economico nel paese. “L’utente si attende dal futuro un’elettronica sempre più leggera, quasi di scomparsa – ha infine aggiunto la Tambosso – tra interfacce sempre più naturali, oggetti che comunicano, dispositivi piccoli e leggeri, linguaggi semplici e intuitivi. Serve al più presto un piano di governo e una rinnovata intesa tra enti pubblici e imprese o altrimenti per l’Italia tutto questo resterà solo un grande quadro astratto. Guardando a Marconi e al suo insegnamento, l’innovazione appartiene al presente quanto alle generazioni prossime, se non agiamo subito non troveremo posto nella società del futuro e il nostro rispettato patrimonio di conoscenze e competenze andrebbe inesorabilmente perduto“. Considerazioni finali che assomigliano più a grido di allarme, che a un semplice appello.

 

 

Slides di approfondimento:

 

La Ricerca nelle telecomunicazioni:Università e imprese per il rilancio del settore 

di Roberto Cusani – Università di Roma La Sapienza 

 

Il futuro delle reti di accesso 

di Rocco Casale – RadioLabs 

   
Le imprese e le tecnologie ICT del futuro 

di Tiziana Tambosso – IEEE Photonics Society 

  

How to get to NWGN  

di Gabriella Cincotti – Università Roma Tre 
   
La Creazione di Centri di Eccellenza  

di Claudio Becchetti – RadioLabs Selex Communications

 

Mobile Internet 2020 

di Marco Luise – GTTI

Future Internet: Some ideas from CINI

di Giorgio Ventre – Università di Napoli Federico II & CINI