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Editoria: accordo Google, Washington Post e New York Times lanciano ‘living story pages’, pagine tematiche online aggiornate 24 ore su 24

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Google, Washington Post e New York Times lanciano le ‘living story pages‘, pagine tematiche in rete aggiornate 24 ore su 24.

L’idea è quella di semplificare l’accesso alla notizia, raggruppando tutto ciò che riguarda un determinato argomento – ad esempio il caso Tiger Woods – su un’unica pagina web con richiamo continuo agli ultimi aggiornamenti in cima alla pagina.

 

L’iniziativa nasce sulla scia delle polemiche tra il magnate dell’editoria Rupert Murdoch, presidente della News Corp, e in primo luogo Google per la pubblicazione delle notizie giornalistiche redatte da varie testate sul motore di ricerca e su Google News.

Per andare incontro agli editori, la web company ha modificato il proprio sistema ‘First Click Free’, che introduce un sistema di pagamento per gli utenti dal quinto articolo in poi.

Per il presidente del gruppo L’Espresso, Carlo De Benedetti, più un diversivo che un cambiamento di strategia” ma è comunque un’iniziativa rivelatrice della “consapevolezza di un problema che c’è”.

Una questione che l’editore ha così sintetizzato: “come restituire valore ai contenuti informativi messi online dalle aziende editoriali, con costi crescenti, in modo da salvare l’informazione di qualità”.

 

Murdoch dal Wall Street Journal ha parlato di furto commesso dagli aggregatori di news online come Google News o Yahoo news, che ‘rubano’ contenuti di qualità e li rendono fruibili gratis.

E ha ribadito che “…c’è chi pensa di avere il diritto di prendere i nostri contenuti e usarli per i propri scopi senza contribuire neanche con un centesimo alla produzione dei medesimi. Qualcuno riscrive, a volte senza neanche citare la fonte, gli articoli di giornalisti illustri e costosi che hanno investito giorni, settimane o addirittura mesi per realizzare l’articolo, e tutto con la scusa logora dell'”utilizzo equo”. Questa gente non sta investendo in giornalismo, sta mangiando alle spalle della fatica e degli investimenti di altri. E appropriarsi indebitamente quasi in toto dei nostri articoli non è un “utilizzo corretto”. Per dirla senza giri di parole, è un furto”.

 

Il nuovo strumento di accesso alle notizie in rete – si legge nell’articolo del Washington Post che ne dà notizia – non è destinato a rivoluzionare il giornalismo ma viene considerato da fonti prossime all’accordo tra il gigante informatico californiano e due dei principali quotidiani del paese come un primo passo in direzione di un nuovo modo di fruire dell’informazione online. 

 

“Molto di quello che vedete oggi online riflette il modo in cui viene detto sui giornali”, ha spiegato Josh Cohen, di Google News. “Non hanno sfruttato a proprio vantaggio ciò che il web offre per dare le notizie in modo diverso”.

 

La pagina web è stata aperta l’8 dicembre: le pagine tematiche resteranno su Google Labs per un periodo sperimentale di due o tre mesi, per poi tornare sui siti web dei singoli quotidiani.

Nei prossimi mesi – spiegano ancora a Google – ‘Living Stories’ verranno messe a punto nel dettaglio in base alla risposta di pubblico che otterranno. Se il format funziona, Google pensa di offrirlo a qualunque giornale, magazine o sito web. Al momento il Washington Post lancia tre pagine tematiche, il New York Times cinque.

 

Negli Usa l‘industria della stampa sta facendo i conti con una crisi senza precedenti, determinata dall’abbattimento delle entrate pubblicitarie e da un costante calo della distribuzione dovuto alla fuga dei lettori verso l’informazione gratuita sul web. Da qui l’idea di quattro potenti editori americani di unire le loro forze per far fronte alla congiuntura negativa.

 

Stando a quanto scrive il New York Times, che cita fonti “ben informate sul dossier”, a dicembre dovrebbe essere aperta un’edicola digitale.

Si tratterà di una piattaforma comune online dove l’utente potrà trovare i giornali editi dalle quattro società.

 

Sempre secondo il New York Times, i gruppi coinvolti – Time Inc. (che pubblica il quotidiano New York Times, e le riviste People, Time, Fortune…), Conde Nast (The New Yorker, Vogue, Vanity Fair…), Hearst (che pubblica l’edizione americana di Marie Claire) e Meredith (Parents) – parteciperanno con quote paritetiche a questa piattaforma che fornirà delle edizioni online o stampabili dei giornali.

 

Il progetto punta anche a sviluppare dei formati specifici per la lettura sugli smartphone o i dispositivi per gli eBook.

 

Per il New York Observer, alla testa di questa nuova unità ci sarà inizialmente il responsabile del Time John Squires. Questa edicola, scrive l’Observer, citando alcune indiscrezioni, “fornirà un punto di contatto unico con i consumatori”.

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