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Banda larga: stanziati 154 mln di euro per le aree rurali. Zaia, ‘Internet veloce strumento imprescindibile per la crescita’

Italia


Mentre continua il dibattito sullo sblocco dei fondi per il superamento del digital divide, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia ha annunciato un progetto da oltre 154 milioni di euro per la diffusione di internet ad alta velocità nelle aree rurali.

Il progetto ‘Banda larga nelle aree rurali’ – realizzato nell’ambito dei Programmi regionali di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013 – è stato notificato nei giorni scorsi alla Direzione Concorrenza della Commissione Europea e sarà cofinanziato dall’Unione europea.

 

Il Comitato europeo per lo sviluppo rurale ha infatti dato il via libera all’utilizzo dei finanziamenti previsti dalla Politica agricola comune e dal Piano europeo di ripresa economica per la realizzazione di 9 nuovi programmi per lo sviluppo rurale in Italia, per un valore di circa 168 milioni di euro che sarà suddiviso tra: Abruzzo (5,3 milioni di euro); provincia autonoma di Bolzano (10,8 milioni), Lazio (17,1 milioni), Lombardia (63,6 milioni), della provincia autonoma di Trento (5,6 milioni), Umbria (18,1 milioni), Emilia Romagna (30,8 milioni), Friuli-Venezia Giulia (7,9 milioni) e Valle d’Aosta (4,1 milioni)

Di questi, 18,8 milioni di euro saranno destinati allo sviluppo della banda larga, mentre il restante sarà destinato a progetti relativi, tra le altre cose, ai cambiamenti climatici, alla biodiversità, alle energie rinnovabili.

 

“Internet veloce – ha sottolineato il Ministro Luca Zaia – è ormai diventato uno strumento imprescindibile per la crescita, la diversificazione e lo sviluppo delle economie delle aree rurali, e per la riduzione dell’isolamento fisico e geografico delle popolazioni residenti in queste zone”.

“Sono molto soddisfatto – ha aggiunto il Ministro – di poter contribuire all’abbattimento del divario digitale nelle aree più marginali del nostro Paese, dove le condizioni geo-morfologiche particolarmente difficili, l’eccessiva dispersione della popolazione ed i costi di infrastrutturazione troppo elevati, costituiscono un oggettivo ostacolo alla diffusione, in maniera uniforme, della banda larga e delle più moderne tecnologie di telecomunicazione”.

 

Il 56% della popolazione dei 27 Stati membri dell’Unione europea vive in zone rurali e queste ultime rappresentano il 91% del suo territorio; è quindi evidente che lo sviluppo rurale costituisce un settore di vitale importanza.

Lo sviluppo delle infrastrutture a banda larga, a sua volta, resta una priorità per la Commissione europea, che punta a una copertura del 100% della popolazione entro il 2010 e – mediante l’attuale Fondo europeo agricolo – ha destinato alle aree rurali 1 miliardo di euro, oltre a un budget supplementare di che ha raggiunto ormai i 149,6 milioni.

 

Internet ad alta velocità copre attualmente il 70% delle zone rurali europee. La percentuale scende però al 50% in alcuni paesi come Romania, Grecia, Polonia, Slovacchia e Bulgaria.

 

Notevoli le differenze tra i diversi Stati membri: in Svezia, l’80% delle aziende agricole dispone di collegamento a internet e un terzo lo usa giornalmente, ma in alcune aree, come la Toscana solo un quarto delle imprese agricole usa Internet, con le conseguenti difficoltà nel programmare la produzione, vendere i prodotti e conoscere i prezzi sui mercati internazionali, controllare le previsioni del tempo o stabilire accordi di collaborazione con altri operatori del mercato.

Senza parlare delle difficoltà di queste imprese ad accedere ai servizi della pubblica Amministrazione.

 

Altri 13 programmi di sviluppo rurale (5 nazionali e 8 regionali) dovrebbero contribuire a garantire una copertura completa della banda larga nella Ue.

 

In risposta agli obiettivi comunitari, il Ministero per le politiche agricole ha quindi promosso l’inserimento nel Piano Strategico Nazionale per lo sviluppo rurale e nei PSR regionali, di una misura di intervento ad hoc destinata alle aree rurali più marginali (con una densità di popolazione inferiore ai 150 abitanti per chilometro quadrato), dove gli operatori non trovano remunerativo investire, data la scarsa possibilità di recuperare gli investimenti.

 

Il progetto è stato condiviso con tutte le Regioni, e intende essere complementare al cosiddetto Piano Romani predisposto dal Ministero dello Sviluppo Economico.

 

“Il mio auspicio – ha concluso il ministro dell’Agricoltura – è che tali interventi costituiscano soltanto l’avvio del più ampio ed ambizioso programma, senza la cui realizzazione, gli stessi interventi rurali che abbiamo fortemente voluto, perderebbero di efficacia”.

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