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Rai: Romani chiede maggiore qualità e su canone ‘si potrebbe ribaltare onere della prova’

Italia


Si torna a parlare di finanze e qualità della Rai, argomenti troppo spesso legati tra di loro. Il viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, in un’intervista a Radio2 ha ripreso l’argomento canone, sul quale alcuni giorni fa aveva richiamato l’attenzione il presidente Paolo Garimberti.

“Ci auguriamo – ha detto Romani – che il canone Rai venga evaso un po’ meno. Siamo contrari a campagne di stampa contro il pagamento del canone, perché c’è ancora uno sbilanciamento fra il costo del servizio pubblico e quanto viene finanziato con il canone, e questo è proprio a causa dell’evasione“.

 

Il viceministro ha ribadito che probabilmente non sarà possibile legare il pagamento del canone Rai alla bolletta elettrica, perché “è un sistema sperimentato in Grecia dove c’è un solo gestore elettrico e non 150 come da noi. Penso quindi che dovremo trovare altre soluzioni, forse meno cogenti – ha aggiunto Romani – Ad esempio potremmo ribaltare l’onere della prova“, per cui sarà ciascun cittadino che ha l’allaccio elettrico a dover dimostrare di non avere l’apparecchio televisivo e quindi di non dover pagare il canone.

 

Per quanto riguarda la qualità, il viceministro ha nuovamente criticato il ‘Grande Fratello’, il reality-show trasmesso sulle reti Mediaset: “Detesto il Grande Fratello, lo dico sempre perché dà un modello di riferimento culturale per me inaccettabile”. 

 

Ieri l’Agcom ha intanto approvato le linee guida del Contratto di servizio Rai-Ministero dello Sviluppo economico 2010-2012.

I punti principali: più qualità nell’informazione, presenza su tutte le piattaforme tecnologiche, neutralità competitiva.

Il nuovo contratto, ha avvertito l’Agcom, deve “traghettare” il servizio pubblico verso il digitale, passaggio che “comporta un ripensamento complessivo” del ruolo della Rai: un compito “complesso“, ma “ineludibile“.

 

Ecco i punti salienti:

 

* Nel capitolo sulla neutralità competitiva, le linee guida stabiliscono che – una volta completato il passaggio al digitale, del quale si prende in considerazione un’accelerazione – la Rai avrà la facoltà (e non l’obbligo, come nella versione precedente del testo) di diffondere la programmazione di servizio pubblico su “tutte le piattaforme commerciali che ne faranno richiesta nell’ambito di negoziazioni eque, trasparenti e non discriminatorie e sulla base di condizioni verificate dalle Autorità competenti”.

Viale Mazzini potrà dunque decidere liberamente se stare su Sky, o stringere accordi con operatori di Iptv e web tv, e i partner dovranno negoziare (e dunque pagare) per avere i contenuti Rai.

 

* Nella transizione al digitale terrestre, la Rai deve fornire l’intera programmazione delle reti generaliste “su tutte le piattaforme tecnologiche” (e non ‘trasmissive’, come nel testo precedente). In pratica, per stare sul satellite, alla Rai basterebbe già mandare la propria offerta su Tivù Sat: una possibile svolta nell’interpretazione dell’articolo 26 del contratto di servizio, invocato da Sky quando aveva chiesto di vincolare nel contratto per RaiSat anche i canali free. Intanto, però, Viale Mazzini deve impegnarsi a “limitare al massimo il criptaggio delle trasmissioni di servizio pubblico diffuse in simulcast via satellite”.

 

La Rai deve perseguire “l’innalzamento del livello qualitativo” dell’informazione, che deve essere improntata a “orizzonte internazionale, pluralismo, completezza, deontologia professionale” e “aperta sul mondo, pluralistica, equilibrata e diversificata“. Dunque deve “sprovincializzare” l’informazione, ma anche migliorarla nel “rispetto dei principi di completezza e correttezza, obiettività, lealtà, imparzialità, pluralità dei punti di vista e osservanza del contraddittorio”. Una previsione, quest’ultima, ‘assorbita’ per la prima volta nelle linee guida, ma già contenuta nel contratto di servizio vigente.

La Rai “è soggetta ad un concetto di pluralismo più stringente” e questo esige “un’applicazione attenta della deontologia professionale del giornalista“.

 

Sul capitolo qualità dell’informazione c’è stato dissenso nell’Autorità: i commissari Nicola D’Angelo e Sebastiano Sortino avrebbero preferito inserirlo nelle premesse e non nel testo, per non dare adito al governo di sindacare su un’attività’ delicata come l’informazione, e hanno votato contro limitatamente a questo aspetto, sul quale anche uno dei relatori, Michele Lauria, ha espresso riserva.

 

Rimasto inattuato il Qualitel, la Rai deve impegnarsi “in maniera adeguata ed effettiva” a realizzare “un sistema di valutazione della qualità dell’offerta”, che “dovrà essere sottoposto alla vigilanza di un organismo esterno all’azienda, composto da esperti’, scelti “dall’Autorità’ d’intesa con il ministero e nominati dalla Rai”. Si tratta di un organismo destinato solo a valutare la qualità di tutta la programmazione, ha precisato l’Agcom, e non della commissione di controllo politico sull’informazione che qualcuno continua a paventare.

 

Nel Codice etico della Rai dovrà essere recepito il Codice di autoregolamentazione sui processi in tv, ma anche “un Codice di buona condotta che contenga specifiche previsioni per i reality”.

 

La Rai deve predisporre “un piano strategico per il recupero dei generi di nicchia”, come teatro, musica sinfonica, lirica, nelle tre reti generaliste.

 

Nel corso della riunione, il Consiglio dell’Agcom ha anche avviato la discussione sul piano nazionale delle frequenze del digitale terrestre. Inoltre, secondo quanto si apprende, è stato approvato il piano regionale delle frequenze della Regione Campania. L’Autorità ha poi aperto il confronto sulla numerazione dei canali del digitale terrestre ma, sempre secondo indiscrezioni, ha registrato uno scontro in atto fra le tv locali e Rete A per vedersi assegnato il 9° posto nella lista dei canali.

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