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Libertà d’informazione: bocciate dal Parlamento Ue le risoluzioni del centrosinistra sui rischi per il pluralismo in Italia

Unione Europea


Nessuna delle nove proposte di risoluzione sulla libertà d’informazione in Italia e negli altri Stati membri ha ottenuto la maggioranza necessaria per essere adottata. La votazione seguiva il dibattito in Aula tenutosi lo scorso 8 ottobre a Bruxelles.

 

L’Europarlamento ha messo la parola ‘fine’ a un mese di polemiche e dibattiti bocciando a Strasburgo le risoluzioni, sia del centrosinistra che del centrodestra.

Respinta la risoluzione comune firmata dall’S&d, Alde, Verdi-Ale e Gue-Ngl che ha ottenuto 335 voti favorevoli, 338 contrari e 13 astensioni. Nel testo, ostacolato dal Ppe perché diretto “esclusivamente a colpire il governo di Silvio Berlusconi“, il centrosinistra parlava di mezzi di comunicazione “sotto attacco”; della necessità di garantire il pluralismo dei media in Europa; della questione dei conflitti d’interesse e delle interferenze compiute dal governo italiano sui media nazionali e stranieri.

La bocciatura della risoluzione, firmata tra gli altri da David Sassoli e Luigi de Magistris, è stata accolta in Aula con vere e proprie esplosioni di gioia nei banchi del centrodestra e in particolare tra gli eurodeputati del Pdl. Niente direttiva europea, come chiesto più volte dal centrosinistra, sulla tutela del pluralismo e della concentrazione dei media che avrebbe dovuto esaminare gli eventuali ‘rischi’ presenti in Italia nel settore dell’informazione.

 

Il commissario europeo responsabile per i media, Viviane Reding, ha dichiarato all’inizio di questo mese che non avrebbe potuto legiferare senza una forte maggioranza in Parlamento in tal senso.

Poco prima del voto sul documento sostenuto da Idv e Pd è arrivata anche la bocciatura della risoluzione del centrodestra in cui si affermava che in Italia la libertà di stampa non è minacciata ma garantita dalla Costituzione e radicata nella vita quotidiana dei cittadini.

 

“Il Ppe ha strumentalmente considerato” la risoluzione sulla libertà d’informazione “come una lesa maestà nei confronti del potere di Silvio Berlusconi e quindi non è stato possibile avviare un lavoro sui media che avesse un ampio respiro europeo”, ha dichiarato Sassoli, capo delegazione del Pd al Parlamento Europeo.

Il respingimento della risoluzione del centrosinistra rappresenta la prova, secondo il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri, che sono state “sconfitte le forze anti-italiane”.

“I bugiardi faziosi sono stati smascherati. Il tentativo di denigrazione del nostro paese è miseramente fallito. Di Pietro e la sinistra sono serviti, e si confermano forze marginali, perdenti ed anti-italiane”, ha aggiunto.

 

Secondo Roberta Angelilli, vice presidente del Parlamento europeo (Pdl), la “sinistra ha pagato il prezzo del suo accanimento ideologico anti italiano ed esclusivamente mirato a screditare il Governo Berlusconi”. Il capo delegazione dei Deputati del Pdl, Mario Mauro, ha espresso soddisfazione per l’esito del voto affermando che il Pdl è riuscito a far capire al Parlamento europeo che dietro le risoluzioni vi era in realtà non solo “una strumentalizzazione politica” contro il governo Berlusconi ma anche il “tentativo di delegittimare” l’esito del voto elettorale italiano.

 

Di tutt’altra idea Niccolò Rinaldi, capodelegazione dell’Idv, secondo il quale il voto al Parlamento europeo “dimostra che il problema della libertà di informazione in Italia esisteva, esiste e esisterà ancora”. Per l’Idv, infatti, il “Ppe è stato schiacciato dalle pressioni provenienti dal partito di Berlusconi e ha sacrificato principi fondamentali come il pluralismo, la libertà e l’indipendenza dei media”.

 

Dopo il dibattito di Bruxelles di due settimane fa, infatti, c’era la possibilità di negoziare un testo di compromesso, chiedendo al Ppe di appoggiare la richiesta di una direttiva europea sul pluralismo e la concentrazione dei media, in cambio della soppressione, nella risoluzione, di tutti i riferimenti alla situazione italiana e al governo Berlusconi. Il ‘deal’ era possibile, e ci hanno creduto da subito soprattutto gli eurodeputati dell’Idv e dell’Alde, che erano stati i promotori della proposta di risoluzione.

 

Non è chiaro, invece, quale fosse la reale disponibilità al compromesso da parte del Ppe e da parte del gruppo dei Socialisti e democratici (S&d), visto che il capodelegazione del Pdl Mario Mauro e quello del Pd David Sassoli si accusano reciprocamente, in sostanza, di non aver mai voluto davvero trattare.

 

Per Franco Siddi, segretario generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi), il voto, che ha diviso a metà l’Assemblea di Strasburgo, e soprattutto il dibattito di due settimane fa, ha dimostrato che esiste una questione rilevante per l’Europa unita – in cui il caso italiano è centrale – e che va affrontata in tempi e in condizioni ad essa appropriate.

“La Reding, peraltro, sia in aula che in occasione successiva ha osservato quanto possa essere necessaria e utile una direttiva in tema di pluralismo – ha aggiunto Siddi -, concentrazioni, conflitti d’interesse, tutela delle fonti, rilevando come questo indirizzo sarà possibile se maturerà in maniera adeguata la spinta sociale e parlamentare. L’informazione non può essere sottoposta ad interferenze e pressioni improprie dei pubblici poteri”.

 

Siddi ha ricordato come “il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano per parte sua, appena quattro giorni fa, ha affermato che ‘anche in sedi Europee e non in riferimento ad un solo Paese’ sono necessarie proposte di innovazione normativa in materia che tengono conto del cambiamento di sistema e dell’evoluzione sociale. La Fnsi, che su questi punti ha orientato con rigore la propria iniziativa sia in sede italiana che in sede europea, continuerà nel proprio impegno sollecitando lo sviluppo di un reale confronto di merito. E questo già – ha concluso – a partire dal 5 novembre prossimo, ‘Giornata europea per la dignità del giornalismo e dell’informazione libera e plurale”.

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