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Eurovisioni 2009: uscire dall’ottica analogica e ragionare in digitale. Garimberti, ‘In Rai troppi format, poca creatività’

Italia


Nella Prestigiosa cornice dell’Ambasciata di Francia, presso Palazzo Farnese, si è svolta ieri la seconda giornata internazionale di Convegni della XXIII edizione del Festival Eurovisioni.

A introdurre la mattinata, il saluto dell’Ambasciatore di Francia in Italia Jean Marc De La Sablière.

Attesissimo l’arrivo del Presidente Rai Paolo Garimberti, preceduto da un tavolo di sintesi della giornata al Burcardo. Le conclusioni, a cura di Martin Even, Jean Noel Dibie e Gaetano Stucchi,  hanno ribadito la necessità di una riflessione importante sulla Creatività, per cui l’Anno europeo della Creatività e Innovazione offre il pretesto.

Auspicata anche una maggiore attenzione da parte del Governo italiano alle conclusioni del “Libro bianco sulla Creatività”.

 

Il Presidente Garimberti incalzato dai presenti sulla recente questione del mancato invito del fondatore del quotidiano La Repubblica Eugenio Scalfari al Tg1  di Augusto Minzolini delle 20:00 di lunedì 12 ottobre,  ha risposto dicendo che se ne parlerà nel prossimo incontro insieme ad altri Direttori di Tg. Il Direttore del Tg1 era già stato convocato già precedentemente dal CDA per giovedì prossimo.

Sulla questione dell’intervento del ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola sulla trasmissione Annozero di Michele Santoro, Garimberti ha dichiarato che il Direttore Generale Rai sta preparando tutta la documentazione richiesta e che anche di questo si discuterà nel prossimo Consiglio.

Sul Futuro della Rai ha affermato: “Non è questione di ottimismo o pessimismo, è una questione di rispetto delle Regole”.

 

Il Presidente è quindi entrato nel merito dei temi del Convegno,  apprezzando l’ottimismo della Ue, per la  fiducia che ripone nel Trattato di Lisbona.

 

“E’ necessario adattarsi al cambiamento che era digitale e nuove tecnologie impongono. Se non si affronta questa rivoluzione si rischia di “morire”: bisogna essere – ha detto Garimberti – Rivoluzionari, più che Eremiti”.

Nel Servizio Pubblico, questo adattamento si traduce “nel cambio di mentalità, e nella formazione di contenuti nuovi, pensati non più per l’analogico, ma per il digitale”.

Occorrono, dunque,  “un pensiero e una creatività multimediale e crossmediale, con uno sguardo a tutti gli ambiti di connessione sociale, compresi i social network. Impegnare, in questo processo di cambiamento, le migliori eccellenze creative, da rintracciare nelle esperienze estere, fra i giovani, fra le nuove possibilità che l’era digitale offre”.

 

“Non sono da sottovalutare – ha aggiunto quindi il presidente RAI – le difficoltà economiche del Servizio pubblico, dovute a vari fattori, che vanno dal problema delle risorse, alla crisi globale, all’evasione del canone,  alla diminuzione delle entrate pubblicitarie, alla concorrenza della moltiplicazione delle piattaforme, che inevitabilmente sottraggono spettatori al servizio pubblico.  Il pubblico, una platea esigente  che chiede al Servizio pubblico di essere all’altezza. La lunga durata del marchio Rai è un fattore di appeal che rischia però di immobilizzarla nella Tradizione, nell’abitudine, occorre invece innovarsi e riattivare quella incessante fucina di creatività. Per far questo, ci vogliono persone appassionate, buoni maestri per recuperare una progettualità forte e una specificità del servizio pubblico”.

 

Riguardo la qualità dei contenuti, Garimberti ha affermato che il servizio pubblico non dovrebbe omologarsi verso contenuti che non siano di qualità, né affidarsi esclusivamente alla compra-vendita di format stranieri, ma dovrebbe piuttosto “uscire a intercettare la linfa che scorre nelle università, nei centri ricerca, nelle singole persone, nei giovani e che si incontrano ovunque, dai luoghi fisici a quelli virtuali”.

 

La RAI, invece, sembra essersi impantanata nella questione delle nomine e ha perso di vista il suo obiettivo principale: “essere più attraente, per reggere il passo con l’innovazione”.

 

Un tentativo di interfaccia con gli utenti è  il Portale Rai tv, certamente ancora diverso da quello della BBC: sul portale anglosassone si può ascoltare o guardare online  qualsiasi contenuto, si possono recuperare su pc o cellulare i programmi nei 7 giorni successivi, della loro messa in onda, e arricchire l’ascolto attraverso tutti i servizi interattivi, in particolare i nuovi social network.

Il portale Rai, per il momento, valorizza l’archivio, e promuove nuovi contenuti, con la creazione di web tv tematiche e  nuovi canali.

La tv su web  smonta la logica del palinsesto, ognuno se lo fa da sé, con diversi  approcci e il risultato è la  personalizzazione finale.

 

“Il  servizio pubblico italiano può avere una carenza di stimoli e per questo essere esclusa dal sistema creativo: bisogna innanzitutto uscire dalla mentalità analogica, e pensare in ottica digitale. Esiste una crisi, ma non bisogna chiudersi. La Rai deve servire l’interesse pubblico, stimolare le creatività e le eccellenze, non solo quelle del pubblico, ma anche quelle interne”, ha concluso Garimberti.

 

L’intervento di Carlo Freccero, Presidente RaiSat, dal titolo “La TV al tempo della crisi”, ha messo quindi in evidenza come il ruolo della tv vada ripensato in chiave del nuovo universo immaginario che il Digitale offre: “la qualità di questa nuova tecnologia permette orizzonti creativi nuovi e straordinari, come la possibilità di creare immagini che non abbiano un referente reale. i contenuti vanno dunque ripensati alla luce di questa potenzialità”, ha sottolineato Freccer, recuperando l’affermazione di Marshall McLuhan “il medium è il messaggio”: è il supporto – in questo caso il Digitale – “che diventa presupposto di nuovi contenuti”.

Ha partecipa all’atelier anche

 

Clara Albani, Direttore Ufficio Informazione Parlamento Europeo, ha infine ricordato come il Parlamento europeo raccoglie la sfida che i mutamenti lanciano: importante in questo senso il Trattato di Lisbona, in attesa solo della firma di Polonia e Rep Ceca, per un nuovo ruolo del servizio pubblico. Misure anche contro la pirateria e l’analfabetizzazione informatica. Il Parlamento europeo è inoltre impegnato a lavorare su temi come copyright, proprietà intellettuale e distribuzione.

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