Key4biz

Italia digitale 2.0: Galateri (Telecom Italia), ‘Governo non determinato a investire in banda larga e Ict’

Italia


“Il governo italiano è consapevole della necessità di puntare sulla banda larga e sull’Ict, ma nonostante questo non è determinato a investire su questo settore”. A puntualizzarlo è il presidente di Telecom Italia e delegato di Confindustria per la comunicazione e lo sviluppo della banda larga, Gabriele Galateri, che questa mattina ha presentato a Milano i dati dell’osservatorio “Italia digitale 2.0 .

Per Galateri, ministri come Brunetta e Romani sono consapevoli della necessità di investire con decisione sull’Ict, “purtroppo però – ha puntualizzato – non ritrovo nelle recenti decisioni del governo la stessa determinazione“. Il numero uno di Telecom è consapevole delle difficoltà imposte dalla crisi economica, ma è convinto “che vi sia un problema di precedenze e che alle tecnologie dell’informatica e delle Tlc sia attualmente assegnata una priorità troppo bassa in relazione al contributo che possono fornire alla ripresa economica”.

Nonostante la consapevolezza riscontrata in alcuni esponenti dell’Esecutivo “non ritrovo – ha messo in evidenza Galateri – nelle recenti decisioni del governo la stessa determinazione a investire sugli strumenti digitali, la banda larga e i servizi online. Non chiediamo – ha sottolineato – di tagliare le risorse per gli ammortizzatori sociali, né di scambiare la riduzione del digital divide con i vaccini per gli studenti delle nostre scuole. Siamo tutti ben consci della difficile situazione del nostro Paese. Ritengo però che vi sia un problema di precedenze e che alle tecnologie dell’informatica e delle telecomunicazioni sia attualmente assegnata una priorità troppo bassa in relazione al contributo che possono fornire alla ripresa dell’economia”.

La parola d’ordine di Galateri è “…massimizzare l’efficacia delle risorse disponibili” attraverso “nuove forme di partnership tra pubblico e privato”. Perché l’obiettivo, ha sottolineato il delegato di Confindustria per le comunicazioni e lo sviluppo della banda larga, è quello di “trasformare il ritardo che oggi scontiamo in termini di digitalizzazione e di alfabetizzazione digitale in una grande opportunità di crescita”.

Proprio secondo Stefano Pileri, presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, “l’apporto della tecnologia declinata nelle quattro componenti di sviluppo necessarie per il nostro Paese è pari all’1,5% sul Pil per ogni punto percentuale di incremento delle dotazioni infrastrutturali, di conoscenza e di utilizzo”. Pileri ha poi spiegato che “l’Italia deve progredire su quattro direttrici: sviluppo della domanda, sviluppo dell’offerta di contenuti e servizi, crescita della cultura e dell’utilizzo delle tecnologie, e dotazione infrastrutturale”.

Pileri ha chiesto al governo di seguire il “fil rouge” che si ricava dal Rapporto 2009 Italia Digitale, elaborato con il Dipartimento, per recuperare il ritardo nell’offerta in rete di servizi pubblici e privati a cittadini ed imprese, sottolineando il fondamentale ruolo di stimolo che la pubblica Amministrazione ha nel loro sviluppo, al fine di migliorare nettamente le condizioni dei cittadini, il presidente ha sollecitato che “a fianco dello sforzo che il Paese sta compiendo per superare il digital divide, venga accelerata la realizzazione di infrastrutture di telecomunicazioni di nuova generazione per non incorrere in futuri ritardi”.

Ennio Lucarelli, delegato della presidente di Confindustria per le Tecnologie Digitali per le Imprese nel quadro di Industria 2015, ha proposto di “avviare con urgenza un programma d’innovazione industriale italiano per lo sviluppo di piattaforme digitali a sostegno di Settori, Filiere, Distretti, Cluster, Reti d’imprese per aumentarne la produttività, ormai stazionaria da anni, e recuperare la caduta delle esportazioni sui mercati internazionali”.

Il focus dell’Osservatorio evidenzia la necessità di incrementare l’uso delle tecnologie online da parte di imprese e famiglie e di trasformare la Rete da strumento di comunicazione a interfaccia fondamentale per l’erogazione di servizi interattivi ai cittadini e alle imprese. Questa esigenza nasce dal ritardo che ancora esiste in Italia nell’utilizzo di Internet per lo sviluppo di una Società dell’Informazione e della Conoscenza.

Ecco i dati più rilevanti del Rapporto:

* Solo il 47% della popolazione tra 15 e 74 anni (21,6 milioni nel 2008) accede tramite internet ai servizi disponibili on-line;

* 1/3 delle aziende continua a non essere in rete, e tra le microimprese il tasso sale al 43%. La diffusione di piattaforme ICT di base (PC, banda larga, sito web, software) nella fascia di imprese sopra i 50 dipendenti vede l’Italia sostanzialmente allineata rispetto alla media dei 27 paesi UE;

In generale l’innovazione digitale è ancora poco associata alla possibilità di sviluppare il business;

* Collegamenti in mobilità: nella seconda metà del 2008 gli utenti connessi sono stati 6 milioni di individui, ovvero il 28% degli utenti internet a fine anno. L’utilizzo di internet mobile appare essere segmentato in due cluster principali: business users (imprenditori e dirigenti) e giovani (studenti).

Banda larga: il 92% delle linee è abilitabile alla banda larga ma resta il digital divide soprattutto nelle aree e nei distretti industriali

Le famiglie italiane con connessione a internet in banda larga hanno superato nel corso del 2009 la soglia dei 10 milioni (comprese le famiglie connesse in mobile broadband).

Nonostante questo dato persiste un digital divide infrastrutturale che coinvolge ancora il 12% della popolazione.

“Più pesante – ha sostenuto Pileri – è il ritardo infrastrutturale per le connessioni con velocità vicine ai 20 MB, di cui sono privi oltre 22 milioni di italiani. Per questo serve un forte sostegno pubblico agli investimenti infrastrutturali degli operatori, peraltro ben descritto e progettato nel Piano Banda Larga del Vice Ministro Paolo Romani”.

Il digital divide coinvolge anche aspetti socio demografici e culturali (quali età media elevata, nuova immigrazione, bassi redditi, bassa scolarizzazione). In questo senso la bassa alfabetizzazione informatica gioca un ruolo chiave: le famiglie dotate di un PC sono “appena” il 52%. È urgente promuovere politiche per l’alfabetizzazione digitale degli italiani.

I comuni: molti contenuti informativi, poche procedure interattive

Tutti i Comuni sono informatizzati, accedono a internet (nella maggior parte dei casi con collegamenti a banda larga) e in misura significativa (82%) hanno un sito web.

La digitalizzazione sembra essere avvenuta però soprattutto per questioni amministrative, per dialogare in rete con gli enti centrali della PA (Agenzia delle Entrate, Anagrafe, INPS, Camere di Commercio ecc.), mentre i servizi on-line per gli utenti sono ancora poco diffusi.

Il livello di interattività dei Comuni con i cittadini risulta ancora molto basso: l’offerta di servizi on-line è molto spesso limitata ai soli contenuti informativi, come accade per il 59% dei siti web dei Comuni. Il 37% dei Comuni consente invece di scaricare moduli e solo il 4% mette a disposizione applicazioni veramente interattive, quali l’avvio e/o conclusione di pratiche e pagamenti on-line.

Le scuole: le tecnologie sono ancora fuori dalla didattica

Pur presentando una dotazione tecnologica di base di buon livello (internet 98%, banda larga 95%, sito 71% e intranet 67%) le scuole italiane sono ancora indietro nel processo di implementazione dei servizi alle famiglie e agli studenti: il 100% dà informazioni di carattere generale, ma solo il 2% consente pagamenti ed iscrizioni on line. Le tecnologie sono entrate nella scuola, ma più nell’amministrazione che nella didattica. In questo senso ci si attende molto dallo sviluppo dei contenuti scolastici digitali pensati per la rete. È auspicabile, ad esempio, la creazione un e-marketplace per i materiali didattici digitali (eBook, Learning Object, Podcast ecc.), dove tali materiali possano essere valutati dagli insegnanti ed scaricati on-line dagli studenti dietro pagamento del costo della licenza d’uso. In tal modo si realizzerebbe un sistema win-win, in cui le famiglie ottengono risparmi sull’acquisto dei testi scolastici, stimabili in un 30% annuo, gli editori vengono remunerati per i materiali prodotti e l’Amministrazione promuove un forte processo innovativo nel sistema dell’istruzione.

La sanità: risparmi del 10% della spesa nazionale con l’uso delle tecnologie ict e della telemedicina

Il mondo della sanità mostra livelli elevati di diffusione dell’ICT, più o meno per tutte le principali piattaforme: internet 100%; banda larga 98%, sito 84%, intranet 81%, cellulare 58% e sistemi di videocomunicazione 15%.

Tuttavia le opportunità offerte dalle reti in banda larga sono ancora poco sviluppate, soprattutto nella possibilità di effettuare on-line prenotazioni, pagamenti e ritiro esami.

Con la diffusione della telemedicina, digitalizzando servizi di monitoraggio dedicati ad alcune tipologie di malati, ad esempio diabetici e cardiopatici (che attualmente non vengono forniti in modalità remota) si potrebbero ottenere benefici e risparmi stimati, che, secondo i confronti internazionali, partono dal 2% circa della spesa sanitaria nazionale fino ad arrivare al 10%.

Nasce un progetto paese per l’Italia digitale

Occorre realizzare un Progetto Paese sistemico, che coinvolga domanda e offerta, indirizzato a superare, progressivamente ma con tempi definiti, il ritardo digitale di tutte le componenti della società civile.

Un driver fondamentale sarà l’erogazione via via sempre più completa dei servizi on-line della pubblica amministrazione (switch-over) a partire dalle richieste delle fasce più avanzate di utenza e affiancando ad internet servizi di sostegno per le fasce più deboli della popolazione (centri di assistenza).

Maggiori investimenti nelle reti broadband e una più ampia diffusione di nuovi servizi innovativi permetteranno ad aziende, istituzioni pubbliche e società civile di recuperare efficienza, di sviluppare nuovi prodotti/servizi e di incrementare quindi la produttività ormai ferma da anni.

In questa direzione vanno il progetto eGovernment 2012 del Ministro Brunetta ed il già citato Piano Banda Larga i quali debbono trovare veloce attuazione tramite le necessarie risorse economiche.

Il ruolo dei servizi innovativi e tecnologici per il rilancio dell’economia

Il Settore conta circa 1 milione di imprese e 2,5 milioni di addetti, con un volume di affari di circa 350 miliardi di euro. Una crescita nell’ultimo quinquennio del 33% in termini di investimenti, pari a circa 24 miliardi l’anno, e del 20% in termini di occupati. La crisi economica che ha coinvolto finora circa 100mila addetti non impedisce a questo settore di esplicare un importante effetto moltiplicatore, pari a 2,38, su tutto il sistema economico italiano.

Il valore aggiunto prodotto direttamente dai Servizi Innovativi e Tecnologici è pari al 13% del PIL, ma raggiunge il 30% se si valuta il contributo indiretto fornito agli altri settori dell’economia.

Al Convegno sono intervenuti: Renzo Turatto, Gabriele Galateri, Ennio Lucarelli, Alberto Tripi, Paolo Angelucci, Andrea Ambrogetti, Diego Masi, Corrado Sciolla, Renato Ugo.

Rapporto Italia Digitale 2.0


Il 6 ottobre 2009, a Roma, ore 9.00 – 13.30 appuntamento per il workshop

Liquidi, veloci, mobili: contenuti digitali e risorse della conoscenza

.

Promosso dalla Fondazione Luca Barbareschi e organizzato da Key4biz, con il sostegno di Eutelsat e Sielte

.

Parteciperanno i rappresentanti di istituzioni, imprese, enti di ricerca, esperti.

Exit mobile version