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Pirateria online: Telecom risponde a Fapav, ‘I provider non possono intervenire’

Italia


Telecom Italia respinge, con un comunicato, “…con fermezza le accuse mosse dalla Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva italiana (Fapav), secondo la quale l’azienda non avrebbe assunto un atteggiamento di collaborazione per contrastare il fenomeno del download illegale di contenuti protetti dal diritto d’autore da parte dei clienti che accedono a internet”. L’azienda afferma di aver sempre “…agito nel pieno rispetto della normativa vigente, come dimostrano numerose sentenze e pronunciamenti in materia” e sostiene che “…la posizione di Fapav, che minaccia inoltre Telecom di una azione giudiziaria per il risarcimento dei danni, appare del tutto erronea e non comprensibile”.

 

Telecom ricorda una sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee (29 gennaio 2008, causa C-275/06), che, illustra il comunicato, “…consente agli Stati membri di circoscrivere all’ambito delle indagini penali o della tutela della pubblica sicurezza e della difesa nazionale il dovere di conservare e mettere a disposizione i dati sulle connessioni e il traffico generati dalle comunicazioni effettuate durante la prestazione di un servizio della società dell’informazione, escludendo la possibilità che tali dati possano essere messi a disposizione per controversie civili relative ai diritti di proprietà intellettuale”.

 

Allo steso modo il comunicato ricorda l’ordinanza del Tribunale di Roma – 14 luglio 2007, vertenza che vide Telecom contrapposta alla casa discografica Peppermint (Leggi articolo) – che “…ha affermato che, in base ai principi vigenti nell’ordinamento comunitario, la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali è prevalente rispetto alle esigenze probatorie di un giudizio civile teso all’accertamento dell’asserita lesione del diritto di sfruttamento economico del diritto d’autore”.

 

In linea con un successivo intervento del 28 febbraio 2008 del Garante della Privacy, che ha dichiarato l’illegittimità di pratiche messe in atto da soggetti privati per l’individuazione delle persone che tramite la navigazione a Internet violavano diritti di proprietà intellettuale, ricordando che il diritto alla segretezza delle comunicazioni è limitabile solo nell’ambito di un bilanciamento con un diritto di pari grado, e quindi non per l’esercizio di un’azione civile.

 

Quanto poi al richiamo formulato da Fapav in merito alla collaborazione con le autorità di pubblica sicurezza, Telecom Italia ha ricordato che “…opera nel pieno rispetto delle norme vigenti e collabora con la magistratura e la polizia giudiziaria assicurando sempre il puntuale e doveroso adempimento alle richieste che tali organi formulano nell’ambito delle indagini penali”.

“…Se la Fapav, al di là della posizione riportata dai media, intende tutelare i diritti dell’industria cinematografica italiana agendo nel quadro degli strumenti e degli istituti previsti e consentiti dalle leggi vigenti, Telecom Italia conferma la propria disponibilità ad ogni possibile chiarimento e confronto con Fapav per sgombrare il campo da ingiustificati dubbi sull’atteggiamento di Telecom”.

 

La Fapav ha fatto sapere nei giorni scorsi d’aver chiesto a Telecom Italia di “…comunicare alle Autorità di Pubblica Sicurezza i dati idonei a consentire a quest’ultima di adottare gli interventi di sua competenza” informando che, nel caso in cui questo tipo di azioni illegali dovesse continuare a persistere, l’industria cinematografica italiana procederà alla “richiesta di risarcimento per gli ingenti danni subiti‘.

La pirateria digitale, “…un fenomeno falsamente rappresentato da alcuni come ‘scambio culturale’ – sottolinea la Federazione – costituisce nella realtà una vera e propria denigrazione della professionalità e della dedizione di centinaia di migliaia di persone, al punto da mettere a repentaglio l’intera industria cinematografica italiana”.

 

Secondo l’ultimo studio condotto da Fapav e Ipsos, nel 2008 il fatturato perso a causa della pirateria è stato pari a circa 530 milioni di euro e, in termini di impiego, sono a rischio oltre 250.000 posti di lavoro nel settore audiovisivo.

Nel settore Home Video, invece, è già stimata una perdita di 40 milioni di euro di investimenti: 500 videonoleggi hanno cessato la loro attività nel solo 2008, e si e’ registrata una perdita del fatturato del 50% del settore del videonoleggio negli ultimi tre anni.

 

“…Un anno fa – ha concluso Fapav – il Governo ha preso un impegno preciso per identificare delle soluzioni concrete alla piaga della pirateria, costituendo presso la presidenza del consiglio il Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale. L’industria audiovisiva ribadisce la piena collaborazione con le parti interessate per sviluppare soluzioni nel rispetto dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Le soluzioni esistono e vanno attuate, come ad esempio, la recente approvazione della nuova legge anti-pirateria francese che prevede un sistema di avvisi educativi e la sospensione della connessione internet per i recidivi, oppure l’oscuramento di siti manifestamente illeciti’.

 

 

 

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