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RFID: la ricetta della Ue per garantire il massimo rispetto della privacy da parte dei codici a barre del XXI secolo

Unione Europea


La prossima generazione di internet – il Web 3.0 o ‘Internet degli oggetti’ – non collegherà soltanto computer e terminali di comunicazione, ma anche quasi tutti gli oggetti appartenenti al nostro vivere quotidiano: dai vestiti ai veicoli, dai frigoriferi ai tesserini magnetici per l’autobus.

 

Innovazioni quali le etichette RFID, che pure stanno suscitando molta preoccupazione per le implicazioni sulla privacy, segnano l’alba di un nuovo futuro hi-tech in cui gli ‘utenti’ delle reti saranno miliardi e non per forza saranno gli ‘umani’ i maggiori produttori e destinatari di questo traffico.

La maggior parte degli scambi avverrà infatti tra oggetti inanimati e, attraverso l’integrazione di trasmettitori mobili a corto raggio – i cosiddetti chip intelligenti – inseriti nei gadget e negli oggetti che popolano la nostra vita quotidiana, si creerà una rete molto variegata e complessa che sfocerà in un modo di comunicare completamente nuovo.

 

La Ue, che intende assumere una posizione di leader in questo nascente mercato, vuole però assicurarsi che siano i cittadini ad avere il controllo sui chip intelligenti e ha per questo adottato una serie di raccomandazioni volte a garantire che queste tecnologie rispettino il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali, così come sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata il 14 dicembre 2007.

 

I chip intelligenti, del resto, non sono il futuro, ma il presente: anche se molti di noi non ne sono consapevoli, ne circolano già oltre 6 miliardi, inseriti in oggetti di uso quotidiano (come ad esempio le carte magnetiche per accedere al lavoro o per pagare l’autostrada) e il mercato, secondo i calcoli della Ue, crescerà del 500% nei prossimi 10 anni.

Questi chip si attivano quando si avvicinano ai lettori preposti, i quali ne captano i segnali e avviano lo scambio dati. In ambito commerciale, le etichette RFID possono essere ad esempio impiegate per “tracciare” singole unità di prodotto nella catena di distribuzione dell’industria, per garantire una maggiore rapidità nelle operazioni commerciali, per prevenire furti e contraffazioni dei prodotti, per controllare accessi ad aree riservate, ma anche per avere un quadro completo della situazione clinica di un  paziente.

 

Perché l’evoluzione verso quelle che il Commissario Viviane Reding ha definito i ‘codici a barre del XXI secolo’ avvenga nel pieno rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini, la Ue intende innanzitutto creare un sistema di governance trasparente, aperto, multilaterale e democratico, in quella che è stata definita una formula di “privacy by design”, ossia fare in modo che la tutela della privacy sia inscritta nella struttura operativa dei sistemi RFID fin dal momento della loro progettazione.

 

Tutelare la privacy in un contesto in cui molti oggetti della nostra vita quotidiana cominceranno a vivere ‘di vita propria’ (pensiamo al frigo che ci informa se il latte è scaduto o alla lavatrice che ci ‘consiglia’ il programma più adatto) non significa, infatti, soltanto proteggere  l’integrità del dato personale in sé, ma soprattutto evitare possibili abusi legati all’interconnessione fra i sistemi basati sulla tecnologia RFID ed altri sistemi per la gestione delle informazioni (bancarie, commerciali, o di altro genere).

 

Solo con queste basi e garantendo la sicurezza e la stabilità delle infrastrutture critiche, infatti, i cittadini potranno guardare con fiducia ai nuovi e utili servizi abilitati dai chip intelligenti.

 

Massima attenzione, inoltre, alla corretta informazione dei cittadini: chi acquista un oggetto o utilizza un servizio di un ente pubblico o privato basato sull’utilizzo di chip intelligenti, deve essere ragguagliato correttamente e in maniera semplice su quali dati verranno raccolti (ad esempio nome, indirizzo o data di nascita) e con quale scopo.

Imprese e autorità pubbliche, in particolare, dovranno inoltre predisporre una etichettatura chiara che identifichi i dispositivi in grado di leggere le informazioni e mettere a disposizione dei cittadini dei centri dove poter ottenere maggiori informazioni.

 

All’elaborazione delle raccomandazioni ha partecipato sia il gruppo articolo 29 che una task force che ha esaminato l’applicazione del concetto di dato personale al contesto RFID.

 

Il potenziale economico delle etichette radio intelligenti è immenso: nel 2008 sono state vendute 2,2 miliardi di etichette RFID in tutto il mondo, un terzo delle quali in Europa, per un valore di mercato stimato in 4 miliardi di euro. Secondo le proiezioni della Ue il mercato varrà circa 20 miliardi di euro entro il 2018.

 

È per questo che la Ue che si è rivolta all’industria con raccomandazioni forti volte a sostenere lo sviluppo del mercato garantendo al tempo stesso ai cittadini che i loro dati non saranno violati anche in un contesto tecnologico in forte e costante evoluzione.

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