Digitale terrestre: Lazio e Piemonte si preparano allo switch-off. Presso i rivenditori tutte le informazioni necessarie

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Decoder per la TDT

L’Italia marcia veloce verso il digitale terrestre anche grazie all’ultima delibera dell’Agcom che chiude il contenzioso europeo e quindi rende possibile il procedimento di pianificazione e rilascio delle frequenze, prevedendo pure l’obbligo definitivo di vendita degli apparati tv con integrato il ricevitore digitale.

 

 Prossime tappe dello switch-off: Piemonte e Lazio. “Ci siamo!” è il claim dello spot sul passaggio al digitale che, a partire dal mese scorso e per la prima volta nella storia della tv, tutte le emittenti nazionali e locali stanno trasmettendo.

Un incentivo in più, come suggerisce DGTVi nella sua ultima newsletter Digita, la costituzione dei Consorzi nel Lazio e in Piemonte e l’avvio dell’azione informativa sul territorio da parte delle emittenti locali, oltre al rilascio dei contributi alle fasce deboli nelle due regioni interessate.

Ormai è tutto pronto per la fase che condurrà al passaggio in digitale di Rai Due e Rete Quattro nelle aree di Torino e Cuneo di Roma e del Lazio. Che si aggiungono, oltre alla Sardegna, anche alla Valle d’Aosta e a Trento in cui lo switch-over è già in atto.

 

Per l’avvio delle attività di passaggio al digitale del Piemonte occidentale e del Lazio, la società Tivù in collaborazione con DGTVi e AIRES, l’associazione dei rivenditori di elettronica specializzati, ha organizzato, lo scorso 8 aprile a Roma, una giornata di lavoro con i direttori marketing delle principali catene di distribuzione di elettronica.

Nelle prossime settimane in Piemonte e Lazio, con il coinvolgimento di circa 3 milioni e 400 mila famiglie, il ruolo del punto vendita e del rivenditore assumerà un significato particolare: sia per il peso di una logistica che va organizzata e prevista nei minimi dettagli dovendo trattare in un arco temporale di pochi mesi la vendita aggiuntiva stimata in 3 milioni di pezzi, tra decoder e televisori integrati, che si somma ai 4 milioni di TV integrati ed ai 2 milioni di decoder che fisiologicamente si vendono ogni anno in Italia; sia per la prossimità del punto vendita al cittadino che lo porterà a svolgere anche il ruolo di punto di informazione.

 

Secondo gli ultimi dati forniti da Makno, rilevati attraverso indagine campionaria (3.000 casi), a febbraio 2009 il numero delle famiglie TDT (ovvero in possesso di almeno un ricevitore TDT nella residenza principale) si è attestato a 8.111.000. Rispetto ad un anno fa, la crescita è di circa 2,7 milioni di famiglie. A febbraio, inoltre, il numero totale dei ricevitori TDT presenti nelle abitazioni principali si attesta a 9.840.000 (+3,9 milioni rispetto allo stesso periodo del 2008).

 

Secondo le rilevazioni di GFK, nel mese di febbraio 2009 sono stati venduti 529 mila ricevitori per la TV Digitale Terrestre. Di questi, 384 mila (pari al 72,6% del totale) sono ricevitori integrati in altri apparecchi, mentre i restanti 145 mila (27,4% del totale) sono Set-Top-Box. Il numero cumulato di ricevitori TDT venduti (dal febbraio 2004) supera così i 13 milioni, attestandosi a 13.412.000. Di questi, il 56,8% sono STB esterni, il 43,2% (5,8 milioni) sono ricevitori integrati.

 

Nel mese di marzo l’utilizzo della TDT arriva in Italia ad occupare il 10,8% del consumo TV. La crescita rimane consistente in Trentino Alto Adige, dove 104 comuni possono seguire Rai 2 e Rete 4 solo in digitale; infatti a un mese dal passaggio il digitale terrestre ha già superato il 25% per attestarsi al 26,3% in marzo. In Piemonte Occidentale e Lazio, che saranno le prossime aree digitali, l’utilizzo della piattaforma TDT è in linea con la media nazionale dell’11% e dell’11,2% rispettivamente.

 

Due canali della piattaforma digitale terrestre superano il milione di contatti medi giornalieri; Rai 4 e Boing nel mese di marzo hanno entrambi superato tale soglia. Nel target bambini (4-14 anni) presenti nelle famiglie dotate di decoder TDT, Boing genera una quota d’ascolto dell’11,3%.

Tra gli individui dotati di decoder per il digitale terrestre, i canali originali della piattaforma (al netto delle reti nazionali analogiche) hanno una quota d’ascolto

media del 3,5% nell’intero giorno. Ma in alcune fasce orarie il valore del consumo di tali canali è molto più alto, raggiungendo, ad esempio, il 7% tra le 9:00 e mezzogiorno, mentre è stabilmente al 5% in altre due fasce importanti della giornata: dalle 15:00 alle 18:00 ed anche nell’access prime time (18:00 -20:30).

 

Una classificazione tipologica degli operatori TDT di Regno Unito, Italia, Spagna e Francia, realizzata da e-Media, mette in evidenza l’esistenza di quattro categorie “di base”:

 

a) broadcaster pubblici o privati “tradizionali”, già attivi su TV analogica terrestre;

b) operatori TV di origine nazionale già presenti su altre piattaforme (cavo, satellite) prima del lancio della TDT;

c) editori di origine nazionale a prevalente attività in altri settori media (ad esempio radiofonia o editoria cartacea);

d) editori esteri.

 

In generale, l’analisi permette di evidenziare due aspetti di particolare rilevanza:

* i broadcaster storici, già presenti sulla TV analogica terrestre, mantengono una significativa centralità anche sulla piattaforma TDT. Gli operatori tradizionali editano due terzi circa dei canali TDT gratuiti distribuiti in totale nei 4 Paesi.

* la piattaforma TDT , grazie all’incremento del numero di canali disponibili, ha permesso l’ingresso sul mercato TV nazionale di operatori “extra TV” o esteri / internazionali.

 

Per quanto riguarda alcuni Paesi europei, il Regno Unito si caratterizza per un numero più elevato di soggetti presenti e per una loro maggiore “eterogeneità”. All’interno dell’ampia offerta di Freeview (37 canali esclusa l’offerta locale, i canali interattivi e quelli “time-shifted”), i canali editi dai 4 operatori tradizionali sono poco più della metà, il valore più basso tra i Paesi considerati.

Accanto a questi, che rappresentano circa un quinto del totale degli editori TDT, sono attivi numerosi player “extra TV” ( 6 in totale, tra cui Media Trust, il retailer Ideal Shopping Direct e il Gruppo GemsTV) e soggetti presenti a livello internazionale come MTV Networks, Turner Broadcasting System Europe e Liberty Media.

S’è intanto concluso lo switch-off in West Country. Lo spegnimento del segnale analogico nella regione ha interessato 147 mila famiglie servite dal trasmettitore di Beacon Hill ed è avvenuto in due fasi. Allo spegnimento del segnale di BBC Two, l’8 aprile, è seguito, due settimane dopo, quello dei rimanenti canali analogici. Secondo Digital UK, l’organizzazione non profit che coordina il processo di transizione, circa 16.000 persone nell’area hanno approfittato degli aiuti dello switch-over Help Scheme a favore di disabili ed anziani.

 

Dopo il Regno Unito, l’Italia è il Paese dove maggiore è la presenza di editori “extra TV” e editori esteri (8 soggetti in totale). Oltre ai 5 operatori tradizionali (Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, MTV Networks Europe e il nuovo entrante Gruppo L’Espresso), sulla TDT gratuita compaiono infatti 3 operatori “extra TV” (Anica Flash, Class Editori e CEI-Sat2000) e ben 5 operatori esteri (BBC, Holland Interactive Group, Turner Broadcasting System Europe, TF1 e France Télévisions).

 

In Spagna, ai 5 operatori tradizionali si affiancano come editori esteri Sony Entertainment e Disney Group. Questi ultimi sono entrati nel mercato TDT spagnolo grazie alle partnership realizzate, rispettivamente, con Veo Television (gruppo Unidad Editorial) e con il Gruppo Vocento, questi ultimi attivi prevalentemente nel comparto della stampa.

Più vicino il lancio di servizi Pay su TDT. Dopo lunghe controversie, pare arrivato ad un punto di svolta il processo che dovrebbe condurre all’avvio di servizi di Pay TV su TDT. Il Ministero dell’Industria ha infatti annunciato la disponibilità a ricevere, fin da subito, le candidature per operare servizi a pagamento su TDT. Il conferimento delle licenze, tuttavia, potrà avvenire solo dopo l’approvazione, da parte del Consejo del Estado, di un rapporto che stabilisca le modalità del processo di assegnazione. Mediapro, azionista del canale terrestre La Sexta, e Dahlia TV hanno già annunciato l’intenzione di lanciare servizi a pagamento.

 

Infine, per quanto concerne la Francia, si riscontra l’assenza dalla piattaforma TDT di operatori esteri ma una maggiore presenza di soggetti “extra TV” di origine nazionale. Tra questi si segnalano il Gruppo Nrj e Nextradio TV, entrambi a prevalente attività nel comparto radiofonico, il gruppo Lagardère e il Parlamento con il canale LCP.

Varati ancche interventi a sostegno delle TV locali. L’Autorità Conseil Supérieur de l’Audiovisuel (CSA) ha promosso alcune iniziative a garanzia delle emittenti locali nel passaggio al digitale. Tra queste figurano: lancio di bandi di gara per la creazione di nuove televisioni locali; allentamento provvisorio di alcuni vincoli in materia di programmazione; incentivi al rafforzamento delle sinergie tra i canali, anche per quanto riguarda lo sfruttamento dei diritti; repliche via cavo o IPTV delle trasmissioni. Inoltre, l’Autorità ha concesso agli operatori la facoltà di spegnere il segnale analogico prima della data ufficiale di switch-off, fissata a novembre 2011.

 

Intanto in Croazia s’è chiusa la gara per le licenze TDT. Alla fine di marzo l’Autorità di regolamentazione per le Telecomunicazioni croata HAKOM ha chiuso le candidature per esercire 2 multiplex TDT, di cui sarà annunciato l’aggiudicatario entro la fine di aprile. Al vincitore della gara, cui hanno aderito l’operatore di Tlc OiV e l’incumbent T-HT, spetterà una licenza decennale per l’esercizio dei MUX, per 4 milioni di kune l’anno (circa 540 mila euro). La copertura del servizio, che impiegherà lo standard MPEG-4, dovrà essere assicurata al 95% della popolazione.

 

In Romania, invece, il Governo sta valutando uno stanziamento di 146 milioni di euro per consentire l’acquisto di Set-Top-Box a 1,4 milioni di famiglie; in base al Piano allo studio, i finanziamenti saranno concessi in via preferenziale alle fasce più povere, concentrate soprattutto nelle aree rurali. Attualmente, la maggioranza dei rumeni accede già a servizi di TV via cavo (49% delle famiglie) o di TV satellitare (27%). L’iniziativa dovrebbe favorire il completamento dello switch-off previsto per il 2012. (r.n.)

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