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15° Seminario Bordoni: Società dell’Informazione e nuovi servizi. L’accessibilità come diritto universale

Italia


La conferenza ministeriale di Riga “ICT fora an inclusive society“, promossa dalla Commissione Europea nel 2006, aveva già posto come condizione necessaria per lo sviluppo dell’Information Society la reale partecipazione di tutti i cittadini. Su tale prospettiva si è inserito il XV Seminario Bordoni “Le nuove tecnologie per una società dell’informazione accessibile a tutti“, tenutosi a Roma lo scorso 27 marzo e con il contributo tecnico organizzativo dell’Isimm, in cui si è cercato di affrontare i temi critici dell’eInclusion e dell’eGovernment, sia da un punto di vista socio-politico, sia dal lato delle tecnologie e dei nuovi diritti.

 

Discussant d’eccezione sono stati Loris Di Pietrantonio, della Direzione Generale per la Società dell’Informazione e i Media presso la Commissione Europea e Helle Zinner Henriksen, docente in Digital Government alla Copenhagen Business School. Lo sviluppo ICT a livello europeo viene ad essere sempre più vincolato al rispetto dei principi comuni di inclusione digitale in campo legislativo, economico e sociale, grazie a strumenti tecnologici in grado di aumentare il livello e la qualità di partecipazione dei cittadini ai nuovi servizi informatici, attraverso: l’abbattimento delle barriere digitali di vecchia e nuova generazione, l’estensione della banda larga alle zone ancore scoperte, la crescita di cultura informatica a tutti i livelli della popolazione, la promozione e l’utilizzo di soluzioni ICT in campi di versi, lo sviluppo di nuovi e più incisivi processi politici, amministrativi e culturali tesi ad aumentare le competenze professionali tramite piani di educazione permanenti per la diffusione di e-competence.

 

Ma come raggiungere tali obiettivi? Quali strategie impiegare per non pagare il prezzo del ritardo accumulato? Come raggiungere quelle fasce di popolazione ancora ai margini della Società dell’informazione?

 

L’accessibilità è un tema dai molteplici risvolti, una argomento su cui molto si è discusso e su cui poco si è fatto di concreto. Lo stesso articolo 3 della Costituzione italiana dice chiaramente che: “… E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“. Basta guardarsi attorno e ci si accorge con facilità che un diversamente abile è ancora oggi tagliato fuori da molti dei servizi di base: servizi sanitari, locali pubblici, marciapiedi, strutture sportive o turistiche e molto altro purtroppo. Ovviamente la società sta subendo una cambiamento epocale sotto la spinta dell’innovazione tecnologica e il focus dell’accessibilità ai servizi si sposta dal mondo fisico a quello virtuale. La tecnologia in questo può sicuramente facilitare la vita di un diversamente abile o di un portatore di andicap, ma è bene non dimenticare che ancora molto c’è da fare sul lato della libertà di movimento e di accesso alle strutture fisiche del Paese.

 

Ovviamente, legato al concetto di eInclusion, non c’è solo la necessità di ribadire che la partecipazione ai processi culturali e politici di uno Stato è un diritto inalienabile del cittadino e da ribadire su tutti i tavoli istituzionali, ma che anche sotto l’aspetto economico c’è un valore aggiunto da non sottovalutare. In tempi di crisi e di stravolgimento dei mercati, parlare di ottimizzazione dei costi e dei processi produttivi significa rendere più snella ed efficiente qualsiasi struttura economico-amministrativa. Rendere autonome, attive e produttive il maggior numero di persone nel prossimo futuro sarà una condizione necessaria per tornare a crescere sui mercati e per fronteggiare un’inevitabile quanto problematico invecchiamento della popolazione. Invecchiamento che unito al già grande numero di persone portatrici di andicap rende l’argomento estremamente critico e di urgente risoluzione.

 

Enrico Manca, Presidente della Fondazione Ugo Bordoni , in apertura di Seminario, ha sottolineato questo aspetto ricordando che in Europa sono più di 70 milioni gli individui diversamente abili, cioè affetti da handicap di diversa natura. Persone che in modo più o meno assoluto sono escluse dai processi produttivi, sociali, economici, culturali e civili dei Paesi membri dell’Unione. Soprattutto rischiano di divenire i nuovi esclusi, i nuovi emarginati del terzo millennio, da quella che Jeremy Rifkin ha definito “L’era dell’accesso“. Per citare un altro grande studioso, Manuel Castells in ha individuato nelle reti intelligenti, nella banda larga, nelle NGN e in Internet la via per superare tali barriere, in grado di mutare radicalmente e in meglio la morfologia delle strutture sociali, dei processi economici e culturali che ne sono alla base.

 

Sarà questa la strada per eliminare ogni esclusione e divisione digitale nella nascente economia della conoscenza?

L’orizzonte dell’accessibilità va oltre le tradizionali definizioni culturali e le pratiche di assistenza sociali“, ha affermato Manca. “La conferenza di Riga ha delineato chiaramente quelle che sono le linee guida dell’eInclusion, basate sulla partecipazione come pratica diffusa del cittadino ai nuovi processi di conoscenza e condivisione sociali e legati all’innovazione tecnologica, alla banda larga e alla crescita economica e civile di un Paese“. “L’inclusione di queste grandi fasce di individui nei nuovi processi di produzione– ha continuato Manca- porta con se un notevole aumento di ricchezza e una forte crescita di produttività, nell’ordine di centinaia di miliardi euro“.

 

Uno degli obiettivi di Riga è la piena accessibilità alla reti elettroniche, al 100% dei siti della Pubblica Amministrazione– ha concluso Manca- lasciandosi alle spalle l’attuale, sconcertante 4%. La Fondazione Ugo Bordoni sta lavorando in tal senso alla pianificazione si assetti politici e tecnologici utili al raggiungimento di risultati concreti nel più breve tempo possibile, anche tramite lo studio di interfacce informatiche e l’individuazione dei requisiti tecnici più idonei per la realizzazione di ambienti digitali e-inclusive“.

 

Partendo dalla centralità del concetto di uomo come ‘Animale sociale‘ e che quindi trova la sua piena realizzazione solo se incluso in una comunità, è intervenuto il primo dei due speaker ospiti del Seminario, Loris Di Pietrantonio, per il quale non può esistere società dell’informazione senza il pieno accesso ai suoi servizi e ai suoi benefici: “…Sono circa il 40% della popolazione europea i cittadini ancora esclusi da tali servizi, che non hanno le chiavi per accedere alle nuove strutture di potere e di produzione non solo di ricchezza, ma anche di significato“. “La nuova conoscenza e la nuova economia– ha continuato Di Pietrantonio- nascono proprio dal concetto di eInclusion, dall’utilizzo diffuso di ICT, dallo sviluppo di Information Technology. Per recuperare questi esclusi del nuovo millennio, analfabeti digitali e informatici, o cittadini affetti da diverse inabilità, c’è bisogno di una strategia politica mirata ed efficace, sia negli strumenti che negli obiettivi. Sfide strutturali oltre che culturali, sulle quali vincere la battaglia contro l’invecchiamento progressivo della popolazione, recuperando persone per la gran parte ancora in grado di produrre ricchezza alle nuove attività virtuali dell’economia della conoscenza“. “Si stimano in centinaia di miliardi gli euro da riversare sul mercato tramite lo sviluppo dei nuovi processi produttivi e l’impiego dei diversamente abili, ma c’è da individuare e impiegare delle risorse che al momento sono ancora nascoste. Bisogna lavorare sui concetti di sostenibilità della spesa sociale, sanitaria e ambientale, fattori in grado di accrescere l’economia riducendo sprechi e costi, rendendo più efficienti le strutture e diffondendo cultura. Questo significa operare con l’eHealth, l’e-giovernment e l’eInclusion, cioè telemedicina, servizi digitalizzati, nuove competenze ICT, welfare digitale, applicazioni intelligenti, creatività aperta e innovazione“.

 

Ovviamente– ha concluso Di Pietrantonio- servono investimenti pubblici e privati di una certa misura e grandezza, dai quali ottenere un miglioramento della forza lavoro, infrastrutture avanzate, tecnologia per il welfare e la creazione di nuovi mercati. Secondo alcune stime, ancora nel 2010 saranno il 37% gli esclusi dall’Information Society, ciò significa che dal 2006 a oggi abbiamo recuperato dall’alfabetismo informatico e digitale solo il 3% degli individui svantaggiati. Poco, pochissimo, perché per lavorare in modo ottimale ed efficiente, quindi seguendo le specifiche della curva dei costi, dobbiamo includere ancora più persone per raggiungere un livello di innovazione dignitoso e profittevole. La Comunità Europea ha messo a disposizione dei programmi di eInclusion e di investimento in infrastrutture circa 1000 miliardi di euro, da spendere subito nell’innovazione tecnologica, nel welfare digitale, nella riduzione della frattura geografica, per l’accessibilità, l’alfabetizzazione informatica, le competenze digitali e la promozione di cultura della società dell’informazione, compreso lo sviluppo dell’eGovernment“.

 

Subito dopo, introdotta dal coordinatore della sessione mattutina del Seminario, Sebastiano Trigila della FUB, è intervenuta Helle Zinner Henriksen, mostrando come l’eGovernment in Danimarca è ormai una realtà da tempo, ma non senza problemi: “…Lo Stato a messo a disposizione del welfare digitale e dell’eGovernment circa 10 miliardi di euro, da utilizzare per l’ulteriore implementazione della banda larga, l’UMTS e un sistema di infrastrutture soprattutto a favore del terziario“. “Tra i settori di interesse nazionale c’è quello della cultura e dell’educazione, nel 2008 l’85% della popolazione aveva l’accesso a Internet e il 93% possedeva un telefonino“.

L’eGovernment si costruisce con una forte volontà politica. In Danimarca, che è seconda al mondo per indice di innovazione tecnologica nella Pubblica Amministrazione e di sviluppo di e-governmet, è dal 1995 che il Governo ha dato vita a una Task Force sulla digital society, anche attraverso gli eventi dell’e-Day. Come ad esempio nel 2003 e nel 2005, con vicoli digitali molto stretti, in cui si è deciso di eliminare del tutto l’uso della carta, attivando invece esclusivamente pratiche e processi di eGovernment, dalla certificazione elettronica di un documento all’eBanking, ma anche l’e-shopping, la telemedicina e molto altro inerente al mondo di Internet e dell’eSociety“.

 

I risultati però– ha continuato Henriksen- nonostante la Danimarca sia un Paese all’avanguardia, ci dicono che solo il 25% dei cittadini è pratico di web e di società digitale, un dato che ci deve far riflettere, soprattutto sul fatto che per coinvolgere la popolazione nella società dell’informazione non basta fornir loro tecnologia. Serve piuttosto che si faccia capire al cittadino quanto siano davvero importanti e rivoluzionarie tali pratiche digitali. Per sviluppare abilità digitali servono da una parte la banda larga e le infrastrutture avanzate per reti di nuova generazione, dall’altra la volontà del singolo e del suo gruppo di riferimento. I problemi comunque nono finiscono qui, perché oltre alla tecnologia c’è il tema dell’accesso ai siti web e della comprensione dei linguaggi informatici, soprattutto nella Pubblica Amministrazione, andando ad incidere sull’alfabetizzazione amministrativa“.

 

Secondo noi– ha concluso la Henriksen- per vincere la scommessa dell’eInclusion bisogna appoggiarsi a delle infrastrutture già esistenti, soprattutto sul mobile che ha una penetrazione tra la popolazione superiore anche al Pc. Partendo dai dispositivi mobili, dalla loro semplicità d’uso e dal fatto che davvero tutti ne hanno uno di cellulare, sia anziani che disabili o cittadini appartenenti alle fasce socio-economiche più disagiate, è possibile giocare in modo facile la partita dell’e-inlcusion. Attraverso la rete mobile, infatti e grazie alla sua compatibilità con la fibra ottica, è possibile erogare un’infinità di servizi avanzati e applicativi tali da permettere a chiunque di accedere alle reti di nuova generazione e alla cultura del digitale“.

 

Dopo gli importanti risultati offerti dall’esperienza danese e i suoi vertici di capacità e abilità digitali senza pari in Europa, tranne che per i medesimi risultati di Norvegia e Svezia, è la volta della politica italiana con il deputato Antonio Palmieri del neonato Popolo delle Libertà, nonché padre assieme all’onorevole Cesare Campa della Legge Campa-Palmieri del 2002. Un disegno di legge che reca disposizioni per favorire l’accesso dei disabili agli strumenti informatici e che garantisce maggiormente l’accessibilità dei servizi delle P.A. richiedendo alle stesse di fornire al cittadino servizi accessibili, indipendentemente se acquisiti dall’esterno oppure se sviluppati internamente. Una legge nata con l’appoggio di tutto l’arco parlamentare, ma dall’applicazione incerta e dai risultati discutibili in termini di benefici reali alle fasce sociali coinvolte: “Uno dei temi sollevati dall’intervento della docente danese è a mio avviso– ha spiegato Palmieri– la mancata partecipazione del cittadino ai processi di digitalizzazione del Paese. Tutti parlano di eInclusion e nessuno sa bene di cosa si sta parlando, ne se ne interessa veramente“. “Sicuramente la classe politica deve assicurare un livello alto di accesso alla rete e ai suoi servizi, tra cui i siti della Pubblica Amministrazione, ma dall’altro serve che tra la popolazione aumenti la coscienza dell’importanza profonda che ha il web e Internet nel presente e soprattutto nel futuro dell’Italia in Europa e nei mercati globali“.

 

L’eGovernment, l’eInclusion e le tante applicazioni della Net Economy tramite le diverse piattaforme tecnologiche a nostra disposizione– ha infine detto Palmieri- ci sono estremamente utili non solo per rendere effettiva la partecipazione dei cittadini alla società elettronica del futuro, ma anche per sviluppare le nuove pratiche economiche della rete. Tra non molto tutto passerà attraverso le NGN o la fibra ottica e per goderne dei benefici di tali cambiamenti bisogna prima di tutto abbattere l’analfabetismo informatico e digitale che è ancora alto nel nostro Paese“. Ogni legge in materia di eInclusion è sempre ben accetta, se frutto di un lavoro approfondito e finalizzata all’efficienza, ma superare il digital divide e rendere il Web universalmente accessibile, significa anche non limitarsi ad applicare i requisiti di una legge o limitarli all’ambito del Pubblico. Altrettanto importante, a nostro avviso, è diffondere strumenti reali in mano ai disabili per rendere effettivo l’accesso alle risorse Internet, siano esse del circuito della Pubblica Amministrazione o in ambito privato, affinché il Web sia sempre più partecipazione e simbolo di una nuova forma di democrazia orizzontale.

 

A chiusura della prima sessione, il moderatore ha invitato sul palco Daniela D’Aloisi ricercatrice della FUB, la quale ha mostrato quelle che sono attualmente le attività più importanti della Fondazione Ugo Bordoni in termini di e-accessibility e eDemocracy: “…L’eInclusion nasce da diverse esigenze di natura economica, politica, sociale, culturale, sia in ambito di Pubblica Amministrazione che nel privato. Essa permette a tutti i cittadini di accedere alla società dell’informazione e ai suoi servizi, genera dei benefici economici notevoli allargando i mercati, riducendo i costi interni e facilitando l’esportazione di modelli e best practice. La maggiore inclusione determina innovazione di sistema, nuovi business model e nuove modalità di accesso ai servizi“.

 

Per quanto riguarda il ruolo della FUB nella eInclusion– ha spiegato D’Aloisi- c’è un progetto focalizzato sulle aree di accessibilità digitale al web, tramite ICT, televisione digitale, ambienti a supporto degli anziani e dei disabili con l’applicazione di sensori wireless e algoritmi intelligenti, ma anche sistemi radio, NGN, piattaforme ICT per il settore energetico e lo sviluppo dell’Internet delle cose. Segue il progetto Interface4all, che studia l’interazione uomo-macchina da un punto di vista multimediale, del riconoscimento vocale e delle interfacce grafiche. Tutte queste pratiche hanno bisogno comunque di una supporto normativo e quindi la nostra partecipazione alla promulgazione della legge Stanca del 2004, ai tavoli tecnici per la stesura del regolamento di attuazione e al gruppo di lavoro per l’elaborazione degli schemi tecnici per l’aggiornamento dei decreti attuativi WCAG 2.0 . “Molte altre sono le iniziative che comunque ci vedranno protagonisti– ha concluso D’Aloisi- tra cui l’Expert meeting, il progetto Torquemada, il laboratorio PRATICA in collaborazione con ASPHI e l’azione del COST“.

 

Nella consueta tavola rotonda della sessione pomeridiana, “Una società dell’informazione al servizio di tutti“, rappresentanti delle Istituzioni, dell’associazionismo e del mondo dell’industria hanno fatto il punto sulla situazione italiana in fatto di eGovernment, eInclusion e e-accessibility. Moderatore e coordinatore degli interventi è stato il professor Vincenzo Zeno Zencovich dell’Università Roma Tre.

 

Primo dei relatori è stata Benedetta Rivetti, Dipartimento Innovazioni e Tecnologie del Ministero della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione, sui temi dell’eGovernment e delle competenze digitali nella P.A. italiana: “…Già dalla Conferenza di Vienna del 2008 abbiamo contribuito fortemente ad un progetto di coordinamento europeo degli stati membri sul tema dell’accessibilità alle reti, compreso il tema dell’innovazione tecnologica all’interno della Pubblica Amministrazione. Dobbiamo cercare di velocizzare il processo di digitalizzazione dei servizi e delle strutture amministrative, aumentando il grado di trasparenza ed efficienza degli sportelli pubblici fisici e on-line verso il cittadino e i suoi bisogni“. “Servono in tal senso– ha continuato Rivetta- una maggiore copertura del territorio, rete a banda larga, infrastrutture adeguate e un più deciso aumento della domanda di servizi. Purtroppo i cittadini non hanno un atteggiamento positivo e attivo verso le reti e i servizi on-line. La P.A. sta cercando di promuovere tali servizi, anche attraverso i progetti ‘Reti amiche’ e ‘Linea amica’, approcci multipiattaforma con una misurazione in feddback del gradimento da parte dell’utente“. “Il processo di attuazione della legge Stanca– ha concluso Rivetta- è stato molto più lento del previsto ed è per questo che abbiamo aggiunto delle best practice tali che tutti i siti istituzionali governativi applichino le nuove norme sull’e-accessibility. Abbiamo inoltre realizzato un Osservatorio sull’accessibilità e un call center per raccogliere i dati relativi all’utilizzo di tali strutture e sule possibili difficoltà o disfunzioni del servizio. Riteniamo inoltre molto importante focalizzare l’attenzione dei decisori, delle Istituzioni, del mondo dell’associazionismo di base e dei centri di ricerca, sul tema dell’usabilità, complementare all’accessibilità digitale, sul quale si discuterà nel prossimo appuntamento della Comunità Europea a Cipro“.

 

A fornire un altro punto di vista sul tema dell’accessibilità collettiva della rete ci ha pensato Vincenzo Zeno Zencovich che, prima di introdurre il nuovo ospite, ha definito un altro aspetto dell’eInclusion: “…Quello giuridico della questione accessibilità, del diritto e della tutela giuridica di una pratica che ha valenza collettiva e costituzionale, che in sede europea manca ancora di un suo riconoscimento giuridico come di un Internet Bill of Rights“.

 

Cosa bisogna fare invece da un punto di vista delle infrastrutture?

Per Luigi De Vecchis di Nokia Siemens Network: “…Costruire infrastrutture costa e richiede investimenti ingenti. Si calcola che ogni incremento del 10% di infrastrutture, il peso sul PIL aumenta dello 0,6% circa. L’Italia anche per questo è sempre nelle ultime posizioni delle classifiche internazionali, fermi tra il 25° e il 30° posto, ma se entro i prossimi 500 giorni il nostro Governo non metterà in atto un cambio di tendenza strutturale, rischiamo davvero di non recuperare più il gap accumulato in questi ultimi dieci anni. Gli operatori di Tlc europei e in special modo italiani sentono molto questo ritardo e cercano di fare pressioni sui rispettivi governi, perché senza reti non ci può essere innovazione e non ci sarà di certo futuro“.

 

Mentre Sergio Antocicco dell’ANUIT ha voluto puntare, oltre che sulla scarsità delle infrastrutture in Italia, anche sulla mancanza di cultura informatica e tecnologica dei nostri politici, chiamati a regolare un settore di cui poco comprendono fino in fondo la grande importanza: “… Non è solo un problema tecnologico e finanziario quello delle reti di nuova generazione, ma anche culturale, soprattutto di chi se ne deve occupare come decisore e poi di chi ne usufruirà come utente finale. La rivoluzione tecnologica dell’informazione parte dalla piattaforma della larga banda, da cui partono le infinite applicazioni nel campi dei servizi innovativi nella P.A. e nel privato, ma questo presuppone la disponibilità di fibra ottica e la connessione in rete di tutte le abitazioni e di tutte le famiglie del Paese. La velocità delle reti è il fattore decisivo per lo sviluppo di un nuovo mercato e di nuove opportunità per tutti i soggetti, più o meno abili e il riconoscimento giuridico di cui parlava Zencovich, unitamente a una maggiore armonizzazione regolatoria in Europa, sicuramente potrebbero imporre un’accelerazione nel processo di infrastrutturazione del Paese“.

 

Un intervento molto interessante questo di Antocicco, l’unico ad aver impostato il discorso sulla velocità dei flussi delle informazioni, come metafora di nuova forma di mobilità, che deve essere assicurata a tutti, abili e meno abili, che l’e-accessibility e l’eInclusion renderanno finalmente molto più simili sulla rete che nella vita di tutti i giorni. Come ha ancora sottolineato Antocicco, parlare di grandi investimento e di difficoltà nel reperirli è un falso problema: “…Con i soldi che alla fine si spenderanno per il ponte sullo stretto di Messina si potrebbe coprire l’80% almeno del Paese con la fibra ottica, guadagnando in competitività sui mercati e rendendo obsoleto ogni altro progetto di infrastrutture di mobilità“. Ancora una volta, possiamo dire, la politica ha dato prova di scarsa lungimiranza e di poca attenzione ai problemi reali del Paese.

 

Considerata la natura universale del servizio, i suoi 14000 uffici suddivisi in 9 aree territoriali, Poste Italiane è sicuramente una delle best practice italiane di maggior successo e un modello esportabile di funzionalità ed efficienza. Giuseppina Russo, CIO-SSIG -Centro Sviluppo Servizi Innovativi di Poste Italiane, ne ha portato testimonianza: “…Negli anni abbiamo portato avanti attività e sperimentazione di interazione uomo-macchina, sviluppo di ambienti interattivi e interfacce grafiche avanzate, con interessantissimi risultati già in parte attivi nei nostri centri di assistenza. Ci sono poi i progetti SAPI-MIUR per prototipi di User contest, in cui si applicano contenuti e lay out adattabili alle diverse esigenze degli utenti, di cui anche l’UICI, Unione italiana non vedenti, si sta occupando. Partire quindi dalle esigenze e dalle disabilità dell’utente finale per poi risalire al progetto e alla concettualizzazione dei mezzi più idonei per la risoluzione del problema. Questo è il nostro approccio all’eInclusion“.

 

E le imprese? Qual è il loro concetto di responsabilità sociale?

Tornando all’accessibilità di rete e di sistema, Alberto Masini di Microsoft ha ribadito che: “…Il diritto di accesso a Internet è un diritto assoluto, sia per la collettività che per l’individuo. Un diritto da assicurare ad ogni costo, perché la rete sarà il nostro ambiente più importante in un futuro prossimo. L’innovazione tecnologica poi, da un punto di vista strettamente di processo e di funzionalità, invece, passa necessariamente per l’eDemocracy, l’eInclusion e l’eSociety, ecco perché Microsoft produce 1 miliardo di Sistemi Operativi per altrettanti utenti in tutto il mondo. Un sistema in cui abbiamo voluto che l’accessibilità fosse una prerogativa imprescindibile. L’informatica si evolve con la società, proprio a partire dalla possibilità di accedere alla rete in diverse modalità, a seconda delle esigenze ambientali e fisiche, risolvendo ogni volta un problema e aggiungendo un servizio“.

 

Dopo il contributo di Microsoft e la sua visione user-centrica della società dell’informazione, con l’utilizzo di sistemi adattivi e non più assistivi, è stata la volta di Antonio Amati di Almaviva che con il suo intervento, su infrastrutture, accessibilità e categorie disagiate, ha chiuso la XV giornata del ciclo dei Seminari Bordoni: “… La rete richiede investimenti e regole certe, ma anche partecipazione diretta dei cittadini. Il tasso di analfabetismo informatico è troppo alto e non solo tra la popolazione, bensì anche tra il personale degli enti pubblici. Quindi non è più solo un problema di disabili e diversamente abili, ma di cultura digitale, di competenze e abilità digitali, da diffondere velocemente con programmi educativi specifici. Il piano di e-Gov 2012 voluto dal Governo è un primo passo per arrivare allo switch-off digitale nella P.A., nelle scuole, nei tribunali, senza più carta, con servizi on-line ai cittadini e alle famiglie. Sul lato del mercato, invece, le aziende hanno l’obbligo si supportare l’onere degli investimenti, partecipando alle iniziative governative tese all’individuazione di quelle infrastrutture critiche più vulnerabili e da ampliare. Una rete più efficiente permette anche di abbassare i costi di accesso ai clienti. Anche questo è significante in termini di e-accessiblity“.

 

In conclusione di sessione, prima dei saluti finali, il moderatore Vincenzo Zeno Zencovich ha voluto sottolineare che il carattere universale dei servizi elettronici su Internet non implica mai solamente un discorso regolatorio, ma anche economico e finanziario sul versante dei costi: “…C’è quindi da chiedersi sempre, chi paga? Chi ci mette i soldi? Qual è l’interesse reale del mercato per questo tipo di attività? Questi sono dei punti su cui bisogna riflettere ulteriormente quando si parla di nuovi mercati aperti dall’Information Society e il Parlamento Europeo deve affrontare per tempo tale dimensione dell’eInclusion e dell’eSociety. Riflettendo sul tema e la rilevanza della profittablità e della remunerabilità di certe attività e di certi servizi. Ecco perché il riconoscimento giuridico dell’accessibilità come diritto e servizio universale è un passo decisivo in tal senso, facendo emergere la centralità dell’individuo e delle sue necessità primarie“. Una conclusione che traccia nuove linee di azione e un buon punto di partenza per l’inizio del tanto atteso rinascimento digitale.

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