Open Access: Colasanti, ‘Telecom ha fatto anche più del necessario per aprire la rete ai concorrenti’. Dalla Ue nessun problema sugli impegni

di Alessandra Talarico |

Mannoni: a Bernabè il merito di ‘aver avviato un nuovo corso per le relazioni di Telecom Italia con il Garante per le Comunicazioni’.

Italia


Franco Bernabè e Gabriele Galateri

La Commissione europea non dovrebbe riscontrare problemi di sorta nel piano di apertura della rete realizzato da Telecom Italia con la creazione di Open Access.

Lo ha riferito il Direttore Generale DG Società dell’informazione e Media Fabio Colasanti, secondo cui Bruxelles non dovrebbe rilevare “alcun problema di sostanza”.

La Commissione aveva inizialmente protestato con l’Agcom per la mancata notifica delle misure intraprese da Telecom Italia per favorire l’apertura della rete ai concorrenti, ma l’insistenza della Commissione, ha aggiunto Colasanti, era “sulla necessità di rispettare le procedure” comunitarie.

 

Secondo Colasanti, non solo la Commissione ha ricevuto le “necessarie notifiche”, ma Telecom Italia “avrebbe promesso più di quanto strettamente necessario per garantire la concorrenza”.

 

Il Commissario per la Società dell’Informazione e i Media Viviane Reding aveva invitato l’Italia a notificare formalmente le misure adottate per garantire ai concorrenti un accesso paritario alla rete Telecom spiegando che, trattandosi di una misura regolamentare, andava notificata formalmente alla Commissione e ai regolatori dei Paesi membri “negli interessi della certezza giuridica” e data “l’importanza della questione, così come l’effetto significativo che i suoi sviluppi potrebbero avere sulla concorrenza nel mercato unico”.

Le misure erano state notificate a Bruxelles ma solo in via informale, in quanto secondo l’Agcom non c’era l’obbligo di comunicazioni preventive, trattandosi di impegni non obbligatori, adottati ‘volontariamente’ dall’operatore.

 

Colasanti ha però ribadito che secondo Bruxelles, “…Il modello italiano di separazione organizzativa della rete di accesso va nella buona direzione, è un passo avanti e il risultato di un grande sforzo tra l’azienda e l’Autorità per le Comunicazioni”.

 

Uno sforzo che la Commissione ha apprezzato, nonostante i tempi piuttosto lunghi per giungere a un accordo.

 

Open Access, intanto, ha fatto venerdì il suo debutto internazionale, con la presentazione a Londra.

Il nuovo modello organizzativo, completato con gli impegni volontari assunti da Telecom Italia e approvati da Agcom lo scorso dicembre dopo un anno di trattative, è stato al centro del workshop “Models of Network Separation: the Italian Case”, alla presenza le istituzioni europee, il regolatore britannico (Ofcom) e quello italiano.

 

Gli impegni volontari sottoscritti dall’Agcom – suddivisi in 10 gruppi – mediante garanzie aggiuntive di parità di trattamento degli operatori nell’accesso alla rete fissa, mirano a integrare e potenziare l’impianto degli obblighi regolamentari gravanti su Telecom in forza della delibera 152/02/CONS, con riferimento ai servizi di accesso alla rete fissa prodotti da Open Access, nonché a rafforzare le garanzie di trasparenza dei piani tecnici per il miglioramento della qualità e lo sviluppo della rete fissa di accesso.

La loro piena realizzazione, ha spiegato da Londra Giovanni Amendola, responsabile analisi dei mercati e regolamentazioni internazionali per Telecom, avverrà “entro 15 mesi, con il 67% degli impegni implementati entro aprile 2009″ .

Il sistema messo a punto da Telecom intende garantire ai concorrenti parità di condizioni tecniche ed economiche e massima trasparenza, e sarà realizzato con costi minori di quelli affrontati in Gran Bretagna da BT Group per la realizzazione di Openreach.

Innanzitutto, la maggiore differenza tra l’esperienza britannica e quella italiana, risiede nel fatto che oltremanica la misura è stata imposta dal regolatore, mentre in Italia si è trattato di un passo volontario da parte di Telecom.

 

I tempi di implementazione, ha quindi aggiunto Amendola, rispetto alla Gran Bretagna, si abbassano notevolmente: “da 5 anni a 15 mesi” poiché Open Access non implicherà una riorganizzazione, ma semplicemente la creazione di una “piattaforma parallela per permettere ai concorrenti di offrire gli stessi servizi forniti da Telecom Italia”.

 

Un elogio al nuovo corso intrapreso da Franco Bernabè è arrivato anche dal Commissario Agcom Stefano Mannoni, secondo cui al manager di Vipiteno va riconosciuto il merito di “aver avviato un nuovo corso per le relazioni di Telecom Italia con il Garante per le Comunicazioni, che hanno aumentato la fiducia e creato le condizioni per negoziazioni dure ma corrette”.

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