Comitato antipirateria: 300 mln l’anno, i danni della contraffazione. Fimi chiede al governo la disconnessione internet per i colpevoli

di Raffaella Natale |

Bisogna assicurare l’applicazione delle norme, spingere sull’offerta legale e collaborare con gli internet provider.

Italia


CD

Sono partite le prime audizioni del Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale, secondo l’ordine già indicato sul forum dell’organismo costituito presso la presidenza del Consiglio.

Il Presidente di FIMI, Enzo Mazza , ha tenuto ieri pomeriggio una dettagliata relazione sul problema della pirateria.

Secondo Mazza , la miglior risposta alla diffusa illegalità su Internet è data da un bilanciamento tra una più attenta applicazione delle norme – che quando attuate hanno portato risultati – e una forte spinta sull’offerta legale che consente ai consumatori di accedere a sempre maggiori contenuti leciti, a basso costo e senza DRM.

 

Il presidente di FIMI ha illustrato i dati di crescita della diffusione di musica in rete in Italia, oggi il 10% del mercato ma anche l’enorme grado di penetrazione della contraffazione digitale, con un danno di oltre 300 milioni l’anno, che supera l’intero mercato legale di cd e file musicali originali

 

Nel corso dell’audizione, Mazza ha anche evidenziato l’assoluta necessità di trovare la collaborazione dei service provider nella lotta al fenomeno illecito e ha proposto l’adozione di un provvedimento amministrativo simile a quanto previsto per i teppisti allo stadio (DaSPO) che consentirebbe di sospendere temporaneamente la connessione Internet per qualche mese agli autori di violazioni delle leggi sul copyright, tramite un provvedimento del questore. Si tratta di una soluzione che avrebbe un sicuro effetto deterrente. Mazza ha anche ricordato in merito, i recenti dati Istat che mostrano come lo scambio di file musicali in rete (p2p) sia tutt’altro che un fenomeno di ragazzini ma che, ad esempio, più del 50 % sono utilizzatori che hanno tra i 20 e i 34 anni.

 

Ieri è stata ascoltata anche l’AESVI (Associazione Editori Software Videoludico Italiana), come pure le principali associazioni (Anica, Frt, Fimi, Afi e Fapav) di categoria e antipirateria dei produttori di contenuti.

Dopo aver ricordato l’impatto della pirateria sul mercato dei videogiochi (+ 64% nel 2007 con un mercato illegale – 817,0 milioni di dollari – che vale ormai quanto il mercato legale – euro 557,6 milioni), con particolare riferimento al file-sharing illegale e ai dispositivi di elusione delle misure di protezione tecnologica delle console e dei videogiochi, il Segretario Generale Thalita Malagò, intervenuta in rappresentanza dell’Associazione, ha rilevato come negli ultimi anni la lotta alla pirateria, soprattutto su Internet, sia stata fortemente ostacolata in Italia da una serie di criticità a livello legislativo, di interpretazione della normativa vigente e di percezione dell’illegalità delle violazioni online.

Ha inoltre sottolineato come la pirateria dei videogiochi non comporti soltanto un danno per l’industria, ma abbia un impatto negativo anche rispetto alla tutela dei consumatori – soprattutto dei minori – nell’uso dei videogiochi. I videogiochi disponibili per lo scaricamento illegale da Internet non riportano infatti le raccomandazioni PEGI, elaborate per rendere più trasparenti contenuti ed età consigliata del videogioco aumentando così il rischio di esposizione dei minori a contenuti non adatti alla loro età.

 

Sulla base di queste premesse, il segretario generale ha chiesto al Comitato di voler adottare una serie di misure urgenti per rafforzare la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, con particolare riferimento alla pirateria su Internet. In questo specifico contesto, infatti, l’Italia risulta infatti tra i primi paesi al mondo per quanto riguarda lo scaricamento illegale di videogiochi dalla rete con il 17%, prima di Spagna (15,1%), Francia (7,9%), Germania (6,9%), e Polonia (6,1%). Più precisamente:

 

* Favorire un dialogo tra gli Internet Service Provider e i titolari dei diritti di proprietà intellettuale al fine di trovare soluzioni, di carattere legislativo o basate su codici di condotta, atte a consentire la più spedita rimozione dei contenuti illeciti conservati o ospitati su un sistema o su una rete dagli stessi controllata o operata, attraverso l’implementazione di appropriate procedure di notice and take down.

 

* Supportare l’adozione, anche in Italia, del modello della”risposta graduale”, attraverso l’implementazione di soluzioni che possano partire da appositi avvisi agli utenti che scarichino illegalmente alla sospensione della connessione Internet a coloro che compiono ripetutamente atti illeciti gravi e a cui siano stati prima rivolti un numero di avvisi a desistere da tale attività.

 

* Realizzare una campagna istituzionale di sensibilizzazione e informazione con indicazioni chiare e precise sulle norme e sanzioni che regolano l’utilizzo dei contenuti digitali protetti dal diritto d’autore.

 

Negli ultimi due anni si è aperto un dibattito a livello europeo sulle possibili forme di cooperazione tra gli Internet Service Provider e i titolari dei diritti di proprietà intellettuale, grazie al quale si è creata una nuova consapevolezza sulla pirateria Internet“, ha dichiarato la Malagò, aggiungendo “Ci auguriamo che, anche sotto questa spinta, il Governo italiano possa raccogliere le istanze dell’industria dei contenuti e definire anche per l’Italia soluzioni condivise per la tutela della proprietà intellettuale in rete e per lo sviluppo del mercato digitale nel rispetto dei diritti degli utenti”.

 

Si registra intanto la protesta di Adiconsum contro il presidente del Comitato Antipirateria Mauro Masi, per il metodo utilizzato nella scelta dei rappresentanti dei consumatori convocati per le audizioni a partire dal 5 marzo a Palazzo Chigi

Paolo Landi, Adiconsum, ha ribadito: “È inaccettabile che una Commissione governativa ignori le metodiche volute dallo Stato per il dialogo tra consumatori e istituzioni. E’ la seconda volta che siamo obbligati a scrivere alla Commissione per poter dare il nostro contributo allo sviluppo di un mercato digitale che sia in equilibrio tra le esigenze di autori ed editori, ma non sia penalizzante per il consumatore, soprattutto quello onesto”. 
Adiconsum, dopo aver appreso dal comunicato stampa della Commissione Masi che la stessa aveva convocato, come rappresentanti dei consumatori, “Intesa Consumatori e Beuc (Bureau Europèen des Consommateurs), il cui presidente è Paolo Martinello di Altroconsumo”, ha inviato un telegramma alla stessa per chiedere l’annullamento della convocazione in quanto le sigle convocate non sono rappresentative di tutte le associazioni dei consumatori ma solo di una piccola parte. Per il dialogo tra istituzioni e Associazioni Consumatori esiste il Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti (CNCU), organismo peraltro voluto proprio dallo Stato e presieduto da un suo rappresentante. È la seconda volta che Adiconsum scrive alla Commissione per sollecitarla al confronto, insieme a tutti gli altri stakeholder.
  

Il Comitato Tecnico contro la Pirateria Digitale e Multimediale, si è insediato lo scorso 14 gennaio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sotto il coordinamento del Prof. Masi, con lo scopo di definire le azioni contro la pirateria inclusa la possibile adozione di leggi o codici di condotta.

L’organo conta di terminare i propri lavori “in circa due mesi” e l’obiettivo è quello di contrastare le conseguenze economicamente negative derivanti dalla violazione dei diritti di proprietà intellettuale.

Parliamo di oltre 5 miliardi di euro di danni – la forchetta è tra i 4,6 e i 5,3 miliardi – , di cui circa 2 miliardi di pirateria riguarda il diritto d’autore.

 

Nei giorni scorsi, l’on. Luca Barbareschi ha presentato una nuova proposta di legge che presto passerà all’esame delle commissioni. Si tratta di pirateria multimediale: il testo regolamenta la diffusione telematica delle opere dell’ingegno. La novità più rilevante riguarda la delega al governo sulle piattaforme telematiche: lo Stato dovrà incentivare la realizzazione di provider per l’immissione e l’utilizzo legittimi e gratuiti di opere dell’ingegno.

 

“E’ un primo passo – ha detto Barbareschi – verso la regolamentazione del mondo telematico. Oggi viviamo una situazione di assoluto caos legislativo e la proposta di legge di cui sono primo firmatario vuole riempire un vuoto normativo e cercare di mettere ordine, tenendo in considerazione ogni singolo aspetto, per una materia difficile e in continua evoluzione”.

 

 

Relazione Fimi

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