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Tv digitale: presentata petizione per abolire la pubblicità dalla Pay TV. I consumatori chiedono inoltre l’applicazione dell’Iva al 10%

Italia


Adiconsum ha presentato al Presidente della IX Commissione Comunicazioni e trasporti  della Camera dei Deputati, Mario Valducci, le firme della petizione “Eliminiamo la pubblicità dalla pay TV“, proposta attraverso il sito dell’associazione.

 

Come spiega una nota, scopo della petizione è quello di armonizzare le norme che regolano la pubblicità sulle TV a pagamento trasmesse con qualsiasi piattaforma digitale, che oggi sfuggono alle regole imposte alla televisione generalista.

“La richiesta di intervento – si legge – è stata presentata per tutelare il consumatore che paga il prodotto multimediale sia con abbonamento che attraverso la pubblicità. Questo modello di business, peraltro, sottrae risorse alla TV gratuita, distorcendo l’acquisizione dei diritti, che fanno diminuire la qualità della TV gratuita, che rimane sempre la preferita dagli utenti”.

 

Adiconsum, inoltre, ha presentato due nodi urgenti per lo sviluppo della TV digitale.

Intanto riattualizzare la legge sul decoder unico per garantire il diritto alla visione della TV con il minor costo possibile per il consumatore. La creazione di “Tivù sat“,  la nuova piattaforma satellitare free che permetterà la visione dei canali  del digitale terrestre anche sul satellite, è un iniziativa lodevole, voluta con forza da Adiconsum che da 5 anni continua a chiedere la neutralità e la trasmissione integrale da satellite di tutti i programmi Rai.

“…Il problema – ha sottolineato l’associazione – è che senza un intervento del Parlamento è forte la probabilità di  una guerra dei decoder, inutile e dannosa sia ai consumatori vessati da un onere non giustificabile”.

 

Per Adiconsum, occorre trovare una soluzione che garantisca al consumatore la possibilità di scegliere il decoder satellitare che vuole senza ulteriori spese, e la visione di “Tivu’ sat” con qualsiasi decoder satellitare.

 

Nella nota si è anche chiesto che alla Pay TV venga applicata la stessa aliquota Iva, cioè il 10%, come già avviene per gli spettacoli trasmessi al cinema, a teatro, nelle sale concerto, etc., perché uno spettacolo deve essere uguale davanti al fisco, indipendentemente da come questo venga fruito. Adiconsum ha chiesto inoltre che il discorso fatto per la pay TV venga esteso a tutti i prodotti multimediali legati alla diffusione di contenuti artistici come Cd e Dvd. “La cultura deve avere l’IVA al minimo!”.

 

Continua la discussione sull’allineamento Iva, chiesto dalla Ue, che il Governo italiano ha deciso di fissare al 20% con il decreto anticrisi.

Una decisione che ha scatenato la protesta della Pay TV e che ha spinto Silvio Berlusconi a dichiarare che Sky Italia di Rupert Murdoch ha già “qualche privilegio” nel nostro Paese e il suo proprietario porta all’estero i soldi che guadagna in Italia, quindi non ha diritto di protestare.

“…Non c’è nobiltà d’animo in questa sinistra che mi ha accusato di voler privilegiare Mediaset, quella sull’Iva non è stata un’operazione contro un avversario”, ha spiegato il premier.

 

Il presidente del Consiglio ha poi parlato direttamente del proprietario di Sky, il magnate australiano, dicendo di lui che “…è un monopolista del satellite, acquista film senza concorrenza mentre Rai, La7 e Mediaset sono costretti a farsi battaglia. Sky non ha alcun limite sulla pubblicità sulle sue reti e non ha l’obbligo di reinvestire parte degli utili. Sky è un gruppo posseduto da un cittadino straniero che si porta via tutti i soldi. Mi sembra che ha ancora qualche privilegio (…) non dovrebbe essere contento, ma supercontento”.

 

Berlusconi è così tornato a parlare del controverso argomento che ha sollevato le polemiche non solo della Pay TV ma anche di tutto il Pd che si è schierato accanto a Murdoch.

Una battaglia che aveva portato l’emittente satellitare a mandare in onda degli spot antigoverno subito sospesi e, secondo indiscrezioni, per volontà dello stesso tycoon che al figlio James, a capo della News Corp in Europa, e all’Ad italiano Tom Mockridge ha detto che coi governi bisogna agire con diplomazia e soprattutto far valere l’ipotesi di spostare gli investimenti in altri Paesi.

Pare inoltre che sempre Murdoch abbia scritto una lettera indirizzata a Berlusconi sulla questione Iva, il cui contenuto è comunque rimasto privato.

 

Una polemica placata dall’intervento della Ue, per la era necessario che l’Italia procedesse all’allineamento dell’Iva per i servizi di Pay TV, altrimenti si sarebbe aperta una procedura di infrazione.

Laszlo Kovas ha confermato che nell’aprile 2007 è stato presentato un reclamo, ma non ha voluto confermare se il reclamante fosse o meno Mediaset. In Italia, secondo il portavoce della Ue, “…venivano applicati due tassi Iva per la Tv pay-per-view“, spiegando che “…per alcuni erano del 10% e per altri del 20%”.

 

“…Abbiamo analizzato la situazione e in base alla direttiva gli Stati membri possono applicare un tasso Iva basso ma deve essere mantenuta la neutralità fiscale“, ha aggiunto il portavoce, precisando che “…la Commissione non prende posizione sul fatto che il tasso sia del 10 o del 20%, ma non è possibile applicare due tassi diversi”.

 

Finora Mediaset ha pagato il 20% di Iva sulla pay-per-view legata ai singoli eventi (carte prepagate), mentre ha usufruito dell’agevolazione al 10% per gli abbonamenti.

 

Ma mentre Sky ha già fatto sapere che questo rincaro peserà sugli abbonati, Mediaset sta mandando in onda una pubblicità con la quale informa gli utenti che per loro non ci sarà alcun costo aggiuntivo.

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