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Giustizia: Alfano, ‘Accelerare la digitalizzazione’ dei processi. Ma è polemica per il black out della rete e la creazione della cancelleria unica virtuale

Italia


Il ministero della giustizia ha smentito di voler realizzare una ‘cancelleria unica virtuale‘  per la raccolta, la gestione e la conservazione informatica dei dati processuali, ma ancora non si placano le polemiche per l’empasse al sistema informatico del ministero di Angelino Alfano.

 

Un black out, il secondo in pochi mesi, ha bloccato ieri la rete unica della giustizia (Rug), rendendo di fatto impossibile, fino alle 17 di ieri, l’invio di messaggi di posta elettronica, la consultazione del casellario giudiziario, le comunicazioni con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria o la consultazione dei procedimenti penali pendenti.

Il problema è stato innescato, a quanto pare, dalla rottura di uno switch che avrebbe quindi provocato la cancellazione della configurazione del router, mandando il tilt le comunicazioni digitali tra gli uffici giudiziari italiani.

 

Ma la causa della paralisi del sistema, con sede a Napoli, è ancora sconosciuta: i tecnici del ministero ritengono possa essersi trattato di un virus e hanno protestato col provider British Telecom, che si occupa della gestione del Sistema pubblico di connettività della rete unica della giustizia.

 

Il black out del Rug ha riportato alla ribalta la questione della sicurezza delle reti informatiche: il ministro Alfano ha sottolineato l’urgenza di accelerare l’informatizzazione dei processi per velocizzare e rendere trasparenti le procedure, ma ha altresì ribadito che l’attuale sistema “non garantisce la sicurezza dell’informazione”.

Per migliorare l’efficienza della farraginosa macchina giudiziaria italiana e far sì che i cittadini non debbano aspettare anni per lo svolgimento di un processo, il ministro ha quindi ribadito la necessità della digitalizazzione, anche al fine “eliminare tonnellate di carta che oltre ad alimentare la polvere, alimentano la fuga di notizie”.

 

La digitalizzazione dei processi, ha spiegato Alfano, non prevede la realizzazione di una sorta di Grande Fratello giudiziario che contenga tutti i dettagli delle inchieste in corso: la trasmissione telematica delle notizie di reato da parte delle forze di polizia giudiziaria ai Pubblici Ministeri – come previsto dal protocollo d’intesa Alfano-Brunetta – continuerà a poggiare sui 165 server ubicati nelle Procure.

I fascicoli saranno disponibili solo per i Procuratori della Repubblica e non ci sarà, dunque, una gestione centralizzata delle informazioni.

 

Il progetto Re.Ge.Web, che informatizzerà il registro generale delle notizie di reato a livello distrettuale, non poggerà su un unico server ma su 26, uno per ogni distretto di corte di appello.

Pubblici Ministeri, giudici e Gip potranno pertanto consultare i dati di propria competenza, senza avere accesso ad altre informazioni.

 

Sul presunto equivoco relativo alla banca dati dei reati – nato dall’errata interpretazione dell’art 7 del protocollo d’intesa, relativo alla ‘porta di dominio attestata presso il Ministero della Giustizia’ – è intervenuto anche il CSM: cinque consiglieri (Ezia Maccora e Livio Pepino di Md, Giuseppe Maria Berruti di Unicost, Ciro Riviezzo del Movimento per la giustizia, Antonio Patrono di Magistratura Indipendente) hanno infatti chiesto al Comitato di presidenza di aprire un fascicolo sul caso, da affidare alla Sesta Commissione.

I magistrato ribadiscono la necessità di “salvaguardare le esigenze di riservatezza dell’attività istruttoria e del loro esclusivo controllo da parte dell’autorità giudiziaria procedente”, al fine di “garantire sia l’efficienza del sistema che la tutela dei principi dell’autonomia e indipendenza della giurisdizione”.

 

Il Csm interverrà sulla questione con una risoluzione, trattandosi di un protocollo d’intesa e non di un provvedimento legislativo.

 

Il protocollo d’intesa per l’innovazione digitale nella Giustizia è stato firmato lo scorso novembre da Angelino Alfano e dal ministro della funzione pubblica Renato Brunetta e sarà sottoposto all’esame del Consiglio dei Ministri il prossimo 23 gennaio.

L’intesa mira a i ridurre costi di funzionamento degli uffici e a rendere più efficienti le infrastrutture e le reti di trasmissione della Giustizia tramite il Sistema Pubblico di Connettività (SPC) e la rete privata delle Forze di Polizia per le funzioni di ordine e sicurezza pubblica.

Esso prevede l’uso delle tecnologie informatiche sia per agevolare il rapporto con i cittadini-utenti, sia facilitare la comunicazione tra avvocati, cittadini, imprese e uffici giudiziari.

 

L’uso della rete sarà autorizzato per inviare documentazione relativa ai procedimenti, per registrare gli atti civili presso l’Agenzia delle Entrate, per consultare atti e provvedimenti giudiziari, per richiedere certificati che potranno essere rilasciati anche da sportelli di “reti amiche” sul territorio.

 

L’obiettivo, ha spiegato il ministro Alfano, è quello di “garantire l’indipendenza e l’autonomia delle toghe e di far funzionare con efficienza il sistema”.

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