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L’evoluzione dell’accessibilità: arrivano le nuove guidelines anche con il contributo dei webmaster italiani di IWA

Italia


5 maggio 1999. Era il secolo scorso (fa sorridere, ma effettivamente  è così) quando il W3C pubblicò le Web Content Accessibility Guidelines 1.0 (WCAG 1.0), le prime linee guida per l’accessibilità dei contenuti del Web. Da quella data in poi, molti paesi (tra cui l’Italia), hanno iniziato a comprendere la necessità di garantire che le pagine Web assicurino a tutti i cittadini  il diritto d’accesso alle informazioni in esse contenute, indipendentemente dalla disabilità a cui sono soggetti.

Dalla nascita delle WCAG 1.0 però il Web non si è fermato: in quel periodo c’erano i primi accenni di utilizzo di Adobe Flash, i primi documenti PDF, i primi JavaScript… il cosiddetto Web 2.0, gli ActiveX, erano argomenti quasi sconosciuti e le tecnologie assistive, già faticavano ad interpretare il linguaggio HTML… figuriamoci oggetti di programmazione.

 

Il Web è evoluto, e c’era la necessità di consentire un’evoluzione anche di queste linee guida di riferimento per normative nazionali in tutto il mondo, e riferimento in Italia per la legge 4/2004 (conosciuta come Legge Stanca), fortemente voluta dall’associazione degli sviluppatori Web (http://www.iwa.it) e supportata sin dall’inizio da una campagna a cui ha partecipato attivamente anche Key4biz, con un supporto mediatico che senz’altro ha contribuito a diffondere la cultura verso la necessità di una normativa che consentisse a tutti di fruire di contenuti Web, specialmente se erogati dalle amministrazioni pubbliche.

 

11 dicembre 2008. È una data che rimarrà nella storia dell’accessibilità per il World Wide Web. In questa data, infatti, il consorzio W3C ha pubblicato il nuovo riferimento per l’accessibilità del Web: le WCAG 2.0 (Web Content Accessibility Guidelines) disponibili attualmente in lingua inglese all’indirizzo http://www.w3.org/TR/WCAG20 e presto in lingua italiana con traduzione ufficiale coordinata da IWA/HWG e con il supporto dell’ufficio italiano del W3C. La stesura di questa nuova specifica ha richiesto quasi dieci anni: il gruppo di lavoro (di cui erano presenti anche italiani – tra cui il sottoscritto –  in rappresentanza di IWA/HWG) ha saputo concentrare dei requisiti basilari ma necessari per una progettazione accessibile in una serie di principi e linee guida

Le nuove linee guida WCAG 2.0 si fondano su quattro principi che sono da considerare i fondamenti dell’accessibilità:

 

* Percepibile. Le informazioni e i componenti dell’interfaccia utente devono essere presentati agli utenti in modo da poter essere percepiti. Questo significa che l’utente, deve essere in grado di percepire le indicazioni indipendentemente dalla propria disabilità.

* Operabile. I componenti dell’interfaccia utente devono essere navigabili ed operabili. Questo significa che l’utente deve essere in grado di interagire con i componenti dell’interfaccia, ovvero l’interfaccia non può richiedere azioni per le quali un utente non è in grado di agire.

* Comprensibile. Le informazioni ed il funzionamento dei componenti dell’interfaccia utente devono essere comprensibili. Questo significa che gli utenti devono essere in grado di capire le informazioni, nonché il funzionamento dell’interfaccia utente.

 

* Robusto. Il contenuto deve essere sufficientemente robusto per essere interpretato in modo affidabile dalla maggior  parte dei programmi utente, comprese le tecnologie assistive. Questo significa che gli utenti devono essere in grado di accedere al contenuto anche con l’evoluzione delle tecnologie, ovvero il contenuto deve risultare accessibile nel presente come nel  futuro.

 

Se anche solo uno di questi principi non viene rispettato, gli utenti con disabilità non saranno assolutamente in grado di utilizzare il Web.

Dobbiamo renderci conto che sino ad oggi a livello normativo qualsiasi nazione aveva come unico riferimento una specifica del secolo scorso, tagliando spesso fuori le nuove tecnologie tra cui il cosiddetto Web Collaborativo.

 

Da oggi invece non ci saranno più scuse: grazie a queste nuove linee guida sarà possibile produrre interfacce e contenuti per il Web accessibili, anche utilizzando le tecnologie comunemente definite in modo commerciale come “Web 2.0″ .

Fa piacere che ci sono grandi nomi che stanno producendo soluzioni per garantire l’accessibilità dei cosiddetti widget. Pensiamo a soluzioni come YUI (Yahoo User Interfaces), Microsoft Silverlight, Adobe Flex sino alle applicazioni Web di Google: oggi sono tra i framework e le applicazioni maggiormente orientate all’accessibilità, utilizzando delle nuove specifiche (a cui fanno riferimento anche le WCAG 2.0) tra cui WAI-ARIA.

 

Il passo successivo dovrà contemplare il recepimento delle nuove WCAG negli ordinamenti nazionali e su questo si concentrerà il lavoro di chi ne ha sostenuto lo sviluppo. Al momento gli Stati Uniti stanno già provvedendo all’aggiornamento della 508 e mi auspico che l’Italia, grazie all’art. 12 della legge 4/2004, segua a ruota questa iniziativa di adeguamento normativo, diventando ancora una volta l’esempio per l’Europa.

 

 

 

Il sito Web di Roberto Scano

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