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Telecom: chiuso il confronto con Agcom, si apre una stagione ‘complessa e difficile’. Ma l’Italia ora è ‘all’avanguardia’ nella Ue

Italia


Un confronto lungo e faticoso ha infine portato a misure “all’avanguardia in Europa”, migliori anche di quanto realizzato in Gran Bretagna con Open Reach.

È soddisfatto il presidente Agcom Corrado Calabrò riguardo l’accordo raggiunto con Telecom Italia sulle regole per garantire un accesso paritario all’infrastruttura fissa e condizioni pro-concorrenziali nella fase di transizione verso le reti di nuova generazione.

 

Gli impegni, contenuti in un documento di 28 pagine, raggruppati in 17 capitoli e con ben 223 punti, sono stati valutati “con senso istituzionale, pro-concorrenziale e pro-competitivo” e saranno operativi dal primo gennaio prossimo. L’aumento del canone di 1,26 euro scatterà invece dal primo febbraio.

 

Riguardo la richiesta di notifica degli impegni arrivata da Bruxelles, il Garante ha sottolineato che la “questione è stata chiarita” e che l’Autorità non aveva alcun obbligo di notificare gli impegni preventivamente a Bruxelles.

La Commissione ha reso nota una lettera in cui si spiega che è stato “chiarito che nel quadro delle direttive sulle reti di comunicazione elettronica non sussiste alcun obbligo giuridico di notifica preventiva alla Commissione”.

 

L’Autorità – ha sottolineato quindi il commissario Stefano Mannoni – informerà la Commissione della decisione adottata, “in nome di uno spirito di cooperazione interistituzionale”.

 

Per l’ad di Telecom Franco Bernabè, gli impegni sottoscritti dalla società sono decisamente migliori di quanto realizzato in Gran Bretagna, dove Open Reach è stata una scelta “dettata dal fallimento dell’unbundling”.

Nel nostro Paese, la situazione è diversa: l’Italia, è il Paese d’Europa dove è più basso il prezzo per l’unbundling e il secondo per diffusione del servizio.

A marzo gli accessi diretti in unbundling (e shared access) sono arrivati a quota 3,7 milioni, con un ritmo di crescita del 42%.

“Le norme approvate in Gran Bretagna – ha sottolineato quindi l’ad – sono state complicatissime e hanno richiesto 2 anni di implementazione con costi aggiuntivi per 900 milioni di euro e con molte difficoltà nella gestione. Open access, invece è immediatamente operativa, anche se avrà bisogno di un’implementazione nel corso del 2009″.

 

L’organo di vigilanza che soprassiederà al rispetto degli obblighi in capo all’operatore storico, sarà costituito da due membri scelti dalla società e da tre scelti dall’Autorità. La nuova entità di controllo avrà a disposizione un budget di 1,2 milioni annui e avrà come referente l’Agcom.

Telecom si è impegnata quindi a non modificare l’assetto di Open Access senza il consenso dell’Autorità e a partecipare a due nuovi strumenti di governance istituiti dall’Authority con la partecipazione degli altri operatori: il primo sarà assimilabile al britannico Ota (Office of the Telecoms Adjudicator), e si occuperà di risolvere le controversie in materia di accesso tra l’incumbent e i concorrenti.

Il secondo organismo sarà un ‘Comitato NGN‘ presieduto dall’Autorità e composto da tutti gli operatori, che avrà il compito di proporre ad Agcom “soluzioni concrete alle problematiche tecniche ed organizzative del passaggio alle reti di nuova generazione”.

 

La società telefonica, in nome della trasparenza e della non discriminazione, pubblicherà entro sei mesi un’offerta a condizioni tecnico-economiche eque per l’apertura ai concorrenti delle cosiddette “infrastrutture passive” (quali ad esempio infrastrutture civili, pali e tralicci, impianti elettrici e di condizionamento). Sempre entro sei mesi, Telecom pubblicherà la propria proposta per la condivisione con gli operatori interessati degli investimenti e dei costi per la realizzazione delle nuove infrastrutture di posa.

 

Il Garante e Bernabè hanno infatti concordato sul fatto che sia necessario uno sforzo congiunto di tutti i soggetti interessati per lo sviluppo delle reti di nuova generazione, infrastrutture essenziali per lo sviluppo del Paese, il cui costo si aggira attorno ai 10-15 miliardi di euro.

L’ad del gruppo ha anche aperto alla possibilità di un intervento della Cassa Depositi e Prestiti per favorire lo sviluppo di una concorrenza che non poggi solo sull’infrastruttura di Telecom, ma anche su altre reti.

“Se la Cassa depositi e prestiti vorrà avere un ruolo in prospettiva sullo sviluppo delle reti lo esamineremo, se ci sarà un progetto industriale con la Cassa depositi e prestiti lo guarderemo con attenzione, ma non siamo interessati a progetti finanziari fatti sulla nostra rete”, ha dichiarato Bernabè.

 

Telecom, infine, dovrà risolvere rapidamente i contenziosi con i consumatori soprattutto riguardo i servizi non richiesti e le bollette ingrossate dai servizi a sovrapprezzo e dovrà semplificare i relativi processi aziendali anche con appropriate modifiche e semplificazioni organizzative.

 

A questo proposito, l’Unione Nazionale Consumatori ha chiesto di procedere rapidamente “alla creazione dell’organismo per risolvere le controversie in materia di accesso alla rete e del comitato NGN per il passaggio alle reti di nuova generazione”, ma anche all’attuazione di procedure chiare ed efficaci chiare ed efficaci “per risolvere il cospicuo contenzioso fra l’azienda e i consumatori”.

Sperando di poter dare ragione a Bernabè, che auspica l’apertura di una “stagione nuova, complessa e difficile”, maturata a seguito di un “processo trasparente e aperto, che si è concluso positivamente e sarà di grande utilità per il Paese”.

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