Telecom: tensione a Bruxelles. I ministri a favore di un approccio ‘minimalista’, ma la Reding minaccia di ritirare il pacchetto

di Alessandra Talarico |

Il Commissario Ue per la società dell’informazione e i media: ‘Nessun accordo meglio di un cattivo accordo’.

Unione Europea


Viviane Reding

C’è alta tensione a Bruxelles, dove il Commissario Viviane Reding ha minacciato di voler ritirare il proprio pacchetto di riforme sulle tlc a causa dei troppi stravolgimenti apportati dai ministri europei, che tendono a un approccio decisamente più ‘minimalista‘.

La Reding, nel corso di una conferenza stampa ha fatto sapere che “nessun accordo è meglio di un cattivo accordo”, sostenendo che quanto proposto dal Consiglio dei ministri europei è così distante dalle posizioni delle altre istituzioni europee che “realisticamente parlando, sarà molto difficile raggiungere un accordo”.

 

Secondo quanto riferito da EurActiv, i ministri europei – che si riuniranno a Bruxelles il 27 novembre – sarebbero intenzionati a rigettare molte delle proposte formulate dalla Commissione per riformare il settore delle comunicazioni.

Venerdì 14 novembre, riferisce sempre EurActiv, i ministri europei hanno adottato una posizione decisamente conservatrice di quanto auspicato dalla Reding, escludendo alcune delle proposte principali della Commissione, in particolare quella concernente la capacità della Ue di utilizzare il diritto di veto sulle decisioni dei regolatori nazionali e quella relativa alla creazione di un nuovo organo col compito di supervisionare le policy sulle tlc a livello europeo.

Inoltre, i delegati nazionali avrebbero anche respinto le proposte della Commissione sulla riattribuzione dello spettro radioelettrico.

 

Nella sua proposta, la Commissione proponeva di introdurre un diritto di veto sulle decisioni prese dai regolatori nazionali: una misura che – secondo l’esecutivo europeo – permetterebbe una reale armonizzazione del mercato europeo delle telecomunicazioni e favorirebbe i servizi transfrontalieri. Ma i ministri si sono opposti con forza, proponendo di dare alla Commissione soltanto il potere di emettere delle ‘opinioni’ e delle raccomandazioni non vincolanti.

Il Consiglio dei ministri ha altresì rigettato l’idea della Commissione di istituire un nuovo organismo – già decisamente ridimensionato dal Parlamento rispetto a quanto proposto dalla Reding – con potere consultivo e di coordinamento del lavoro delle varie autorità di regolazione nazionali.

Germania e Spagna, in particolare, sono in favore del mantenimento dello status quo, secondo cui a occuparsi delle questioni legate alle telecom dovrebbe continuare a essere il gruppo dei regolatori europei (ERG), organismo composto dalle Autorità nazionali.

 

Optando per un compromesso tra le posizioni più conservatrici in seno al Consiglio e il punto di vista della Commissione, i ministri europei hanno votato a favore di un rafforzamento dell’ERG e hanno escluso l’idea di creare un nuovo ufficio europeo con a disposizione fondi e personale propri.

Secondo il Consiglio, il presidente del Gruppo dovrà essere eletto dai suoi membri e non scelto tra le proposte della Commissione. Le decisioni in seno al Gruppo dovranno quindi essere prese a maggioranza.

 

Il Consiglio è ugualmente determinato a respingere la proposta della Commissione relativa allo spettro radioelettrico.

L’esecutivo europeo ha proposto una riattribuzione flessibile delle frequenze per meglio sfruttare il dividendo digitale, ossia le frequenze lasciate libere dopo il passaggio dalla Tv analogica al digitale.

La Commissione è anche decisa a realizzare l’armonizzazione dell’uso delle frequenze nella Ue.

 

Ma i ministri considerano la proposta della Commissione “fuorviante”, spiega sempre EurActiv, poiché chiedendo allo stesso tempo più armonizzazione e più flessibilità l’esecutivo va in due direzioni opposte.

Per ragioni politiche e tecniche – sostengono i ministri – una maggiore flessibilità nell’uso dello spettro è irrealizzabile. Politicamente, infatti, nessun governo intende abbandonare le frequenze fin qui utilizzate dai broadcaster per fornire servizi a impatto sociale e politico. Tecnicamente, ci sono rischi di interferenze nel caso si utilizzino diversi servizi sulle stesse frequenze, fattore che abbasserebbe la qualità dei servizi e la loro affidabilità.

 

Se non si giungerà a un accordo di compromesso, la posizione conservatrice dei ministri potrebbe condurre a un rinvio dell’approvazione del pacchetto telecom, che era prevista per la metà del 2009, alla fine dell’attuale mandato del Parlamento e della Commissione.

 

In una lettera aperta inviata ai ministri Ue, i membri del Parlamento Europeo hanno insistito che il mantenimento dello status quo non era tra le opzioni previste: “Se non riuscissimo a modificare la regolamentazione entro la fine della legislatura, favoriremmo soltanto una grande incertezza nel settore, che resterà nel limbo in attesa di una nuova proposta presentata da una nuova Commissione e da un nuovo Parlamento”, si legge nella lettera.

 

Effettivamente, a meno che il Parlamento adotti il documento minimalista del Consiglio, saranno richieste ulteriori trattative, che probabilmente andranno oltre la fine del corrente mandato del Parlamento.

 

La Commissione, da canto suo, può ritirare le proprie proposte a qualsiasi fase del processo legislativo, ma di sicuro sarebbe una scelta radicale.

 

La Reding, comunque, ha fatto sapere di essere “sicura al 99%” del fatto che verrà raggiunto un accordo sulla proposta di calmierare i costi del roaming sui servizi dati, come gli sms e internet mobile.

 

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