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Contrassegno antipirateria: la Siae diffida la Fimi sulla vicenda del bollino applicato ai supporti musicali

Italia


La Siae scende in guerra, riservandosi anche azioni giudiziali contro la Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI) sulla vicenda del bollino che da circa 20 anni si applica, in base alla legge italiana, sui supporti musicali, per identificarne l’autenticità e quindi per combattere i prodotti pirata.

 

La Fimi, che riunisce le multinazionali del disco, ha chiesto l’eliminazione del bollino sostenendone l’inutilità, in una lunga memoria consegnata in un’audizione al Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

 

La Siae ha subito reagito con un duro atto di diffida inoltrato oltre che alla FIMI per conoscenza alla Presidenza del Consiglio e a tutti i Ministri interessati, rivendicando l’assoluta utilità del bollino, grazie al quale l’esperienza dimostra che l’attività dei pirati è stata fortemente ridotta.

 

All’iniziativa della Siae si sono affiancate tutte le associazioni rappresentative degli autori, degli editori e dei produttori discografici italiani che non aderiscono alla Fimi (tra cui Uncla, Snac, L’Associazione, Acep, Indipendenti, Unemia, Fem, Anem, Apt, Afi, Map).

 

“L’importante funzione del bollino – afferma il Presidente della Siae Giorgio Assumma – è stata riconosciuta dalla stessa Commissione europea. La Commissione infatti si è direttamente occupata della legittimità del bollino Siae in base alla normativa sulla circolazione delle merci tra gli Stati membri, ritenendo che le modalità di ottenimento e il costo del bollino possono essere considerate ‘misure proporzionate all’obiettivo legittimo di lotta alla pirateria’, compatibili con il principio della libera circolazione delle merci”.

 

Inoltre la Suprema Corte di Cassazione, ha espressamente definito il bollino quale “strumento spesso utilizzato dalla Polizia e dalla magistratura come indizio per identificare i prodotti abusivi, assicurando così una tutela più incisiva contro le violazioni della legge sul diritto d’autore”.

 

In verità – continua Assumma – “la Corte di Giustizia della Comunità europee aveva rilevato una violazione procedurale da parte del Governo italiano, che non aveva a suo tempo comunicato alla Commissione europea la normativa sul contrassegno Siae. Questa problematica è stata risolta, con la notifica accolta dalla stessa Commissione europea del nuovo Regolamento per l’apposizione del bollino”.

 

“Un’ultima considerazione: sorprende che la Fimi parli anche di costi gravosi del bollino (3 centesimi per certificare la legalità, compresa l’effettiva tiratura), quando chiunque può riconoscere l’esosità dei prezzi dei supporti, dove preme ricordare che il diritto d’autore per chi ha creato l’opera – autore ed editore – incide solo con un 10% all’ingrosso che si traduce circa nel 5% all’acquirente. Per esempio in un cd musicale che costa all’ingrosso 10 euro e viene poi rivenduto a 20, il diritto d’autore è pari ad 1 euro”.

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