Stati Generali del Cinema Italiano: gli attacchi della criminalità audiovisiva e le risposte degli operatori

di Flavio Fabbri |

Italia


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Quarto e ultimo appuntamento degli Stati Generali del Cinema Italiano quello tenutosi il 30 ottobre al Festival Internazionale del Film di Roma. Titolo del seminario: “Pirateria e criminalità audiovisiva. Quando la copia danneggia il mercato“. Un incontro strutturato su ben quattro panel, presieduto e coordinato dall’On. Luca Barbareschi e  che ha visto la partecipazione di numerosi esponenti delle istituzioni italiane ed europee, dei produttori e degli autori, dei provider, delle associazioni di categoria, delle imprese e dei consumatori. Primo a prendere la parola è stato Giorgio Assumma Presidente della SIAE, il quale sottolinea come grazie a questo governo l’intervento della politica in aiuto delle società degli editori è finalmente concreto ed evidente: “… L’intervento della politica si è fatto finalmente concreto e meno evanescente. Il problema della pirateria digitale e della criminalità attiva nell’audiovisivo hanno raggiunto proporzioni tali da non poter più essere trascurate. È giunto il tempo di trovare e sperimentare quegli strumenti più idonei a una lotta difficile e dagli aspetti incerti. Bisogna dire che le leggi esistenti oggi sono più che sufficienti e sappiamo bene che tutte le forze in campo si stanno muovendo concretamente per raggiungere il massimo obiettivo. Ciò che a nostro avviso non sta funzionando è la legge nella sua attuazione generale, soprattutto da parte di chi la deve far rispettare, quindi i giudici e i magistrati competenti. Alcuni settori della magistratura più periferica sembrano del tutto inadeguati ad assolvere a tale compito. Per tali reati servono delle sezioni apposite, che siano in grado di intervenire in modo tempestivo e trasparente. Oltre alla legge, però, c’è bisogno di intervenire con ulteriori strumenti deterrenti, con programmi educativi a livello scolastico, incidendo a livello della società civile, ripristinando una cultura della regola e della legalità. La SIAE stessa interviene nelle scuole con diverse attività informative e divulgative sul concetto di diritto e di autore, di mercato e di giusta remunerazione. Tocca ora alle istituzioni e al nuovo Osservatorio istituito essere presenti nella società e coinvolgere i soggetti più sensibili in un processo virtuoso di crescita in termini di cultura, legalità e giustizia“.

 

Barbareschi ha dato poi lettura di una serie impressionante di dati sul fenomeno della pirateria: un danno da 2,6 miliardi di euro nel 2007, 3 milioni di prodotti sequestrati solo nel comparto musicale che nello scorso anno ha maturato perdite per 261 milioni di euro, più quelle per 1.150 milioni di euro nel comparto della produzione di software. Ovviamente, oltre le cifre, c’è da sollecitare un’azione concreta delle forze di polizia e delle istituzioni nel monitoraggio in profondità del fenomeno criminale. Dove si crea la falla? In quale punto della filiera della produzione audiovisiva si inceppa il meccanismo? Dove nella catena di produzione si annida il criminale con le sue attività illecite? Domande semplici a cui le risposte non tardano ad arrivare. Magari creando delle sinergie complesse e articolate che forniscano quegli strumenti utili a una tutela forte e trasparente del diritto d’autore di cui tanto si invoca il bisogno. Ludovica Agrò, Direzione Generale Proprietà Industriale-UIBM del ministero Sviluppo economico, ha evidenziato un punto importante nella difesa della proprietà intellettuale di un’opera che coincide nel passaggio dal concetto di pirateria a quello di criminalità organizzata: “…Esistono dei legami forti tra le attività di pirateria digitale e quelle della criminalità organizzata attiva nel comparto del multimediale. Per meglio proteggere gli asset importantissimi della produzione d’autore servono strategie atte a migliorare la dialettica tra istituzioni e associazioni. Dopo l’abrogazione dell’Alto Commissariato anticontraffazione si istituisce un Consiglio nazionale anticontraffazione a composizione pubblico-privata. Le funzioni del Consiglio sono finalizzate ad una sensibilizzazione ulteriore degli utenti della rete e alla formazione e diffusione di una cultura della legalità. Tutte le piattaforme comunicative saranno oggetto di una campagna che prenderà il via nel 2009 tesa a interagire soprattutto con le scuole primarie e secondarie, coinvolgendole direttamente nella produzione stessa di contenuti audiovideo per la campagna. Nostro obiettivo è sostenere la proposta francese in seno all’UE, sensibilizzare la magistratura, le autorità locali di polizia urbana e diffondere la cultura della proprietà intellettuale presso le imprese e il grande pubblico“.

 

A riguardo della proposta francese è stato invitato ad intervenire Frederic Bokobza, della direzione media della Presidenza del Consiglio in Francia, che illustra la bozza d’oltralpe: “… Servono nuovi modelli di business legali, supportati anche dall’iniziativa istituzionale e in parallelo dalle Telcos e dagli ISP. Il nostro approccio si può definire su tre livelli: tramite una mail di avviso, una lettera di ammonizione con avvertimento e il distacco del punto di acceso dalla rete. Ovviamente questo non basta e all’azione repressiva bisogna aggiungere un’ampia offerta legale di contenuti digitali legata ad una forte azione di marketing e ad una politica di contenimento dei costi. Abbiamo, inoltre, intenzione di dar vita a un Osservatorio che dovrà monitorare l’attività sia della pirateria digitale che dell’Authority incaricata di sanzionare i criminali audiovisivi“.

 

Il secondo panel di interventi si è incentrato su “Contenuti digitali: il cinema, la musica“, con un tavolo ricco di protagonisti attivi nel settore dell’audiovisivo, nella creazione di contenuti e nella produzione finale degli stessi. Per l’APT ha preso la parola Giuseppe Giacchi , per il quale la lotta alla criminalità digitale si intreccia con il sostegno al settore delle imprese di produzione di prodotti audiovisivi, gli stessi che possono garantire la diffusione di prodotti legali di alta qualità sul mercato: “…Questi beni, però, non riescono a difendersi dagli attacchi a quel diritto di proprietà che li contraddistingue come ‘opere’, perché non solo i pirati sono sempre in agguato, ma le stesse logiche delle emittenti televisive ne erodono la forza“. Per Alberto Francesconi dell’AGIS invece: “… Non bisogna andare a cercare chissà quale nuovo strumento legislativo, noi abbiamo ad esempio la legge 248 del 2000 che è un’ottima leva nella lotta alla pirateria digitale. Ci è stato promesso a riguardo un Comitato Tecnico governativo contro la pirateria, coordinato dal Segretario Generale della Presidenza del Consiglio Mauro Masi, assieme alla SIAE e altri quattro esperti per studiare le forme più efficaci finalizzate a mettere finalmente questa legge in pratica“. Di legalità e cultura della norma ha parlato anche tramite una video intervista Enzo Mazza del FIMI: “…Stiamo assistendo all’esplosione dell’offerta di contenuti audiovideo on-line e anche in modalità streaming. Detto questo, però, il dato emergente è che l’industria musicale è nel mezzo di una rivoluzione tecnologica funestata dalla criminalità informatica e digitale. Le leggi che ci sono vanno bene e gli strumenti anche, rimane il bisogno di una più marcata azione delle istituzioni nella sensibilizzazione e al coinvolgimento nel problema degli ISP e delle Telcos“.

 

Sull’ulteriore sensibilizzazione della magistratura ha insistito anche Paolo Protti dell’ANEC: “… Manca evidentemente una cultura della legalità condivisa in questo Paese, mentre la criminalità digitale porta con sé una falsa idea di libertà. Aprire la finestra tra cinema e le atre piattaforme non è utile, perché la pirateria è alimentata dal concetto di gratuità. Una pratica di illegalità diffusa  che assieme al download distrugge le sale cinematografiche e l’homevideo. Per questi soggetti di diritto, esercenti ed espositori, le windows rimangono strumenti fondamentali per la sopravvivenza sul mercato“. A sostegno di quanto detto è intervenuto anche Davide Rossi di Univideo, per il quale: “…Le attività di download cominciano a farsi sentire sul fatturato della filiera. L’acquisto di prodotti homevideo è in calo e presenta perdite per quasi 1 miliardo di euro. Da una ricerca condotta in Europa, il 78% degli utenti Internet è disposto a pagare solo se il prezzo di un prodotto viene fissato al disotto dei 3 euro. In questo modo si distrugge il mercato e gli stessi User Generarted Content (UGC) abbassano la qualità dei contenuti on-line. La verità è che l’informazione è divenuta vettore di falsità e sono solo gli operatori professionisti a mantenere alta la qualità e la professionalità nel settore“.

 

Di illegalità diffusa e mercato dell’audiovisivo in crisi, ha parlato anche Filippo Roviglioni della FAPAV: “… L’Italia è tra i primi posti in Europa per numero di internauti e dagli ultimi dati sul mercato dell’audiovideo noi contribuiamo al business della criminalità digitale con il 17%, remunerando il mercato legale con solo il 3%”. Dagli interventi che si sono succeduti si evidenzia nettamente il bisogno di un intervento coordinatorio da parte delle istituzioni, chiamate innanzitutto ad istituire un tavolo di concertazione tra gli Internet provider, le aziende di telecomunicazioni e le associazioni di categoria. Un primo passo che sembra andare verso la nascita di un Osservatorio nazionale in grado di monitorare il fenomeno pirateria digitale seguendo in parte le linee guida tracciate dagli approcci di altri Paesi europei, come Francia e Regno Unito. Anche gli Stati Uniti, che puntano ad un rafforzamento delle leggi esistenti, guardano con attenzione alla ‘via europea’. Internet è da molti considerato un universo smaterializzato in cui gli stessi processi che sottendono la produzione di contenuti si diluiscono in un flusso indistinto, da cui l’utente tende a dissociarsi non riuscendo a valutare nel modo appropriato e a valorizzare i prodotti che il web rovescia sui circuiti. Ecco che quindi l’intera filiera perde di significato nell’esperienza dell’utente, per il quale l’immediatezza della fruizione di un film è l’unica forma di interazione riconosciuta come reale“. Posizione sostenuta anche da Francesco Scardamaglia dei Cento Autori che nel suo intervento ha sottolineato come: “…Il diritto d’autore è un problema che nel tempo ha assunto una dimensione multifocale: da una parte la rete e i suoi processi, dall’altra le attività criminali che difficilmente si riescono a normalizzare. Nella lotta alla criminalità bisogna agire su questi due livelli, con una più forte e chiara attività di sensibilizzazione verso le scuole e le fasce di popolazione più vulnerabili al fenomeno e con politiche di coinvolgimento diretto degli ISP nel monitoraggio della rete“.

 

Il terzo panel, dal titolo “Tecnologie, soluzioni e sicurezza informatica“, ha invece affrontato proprio quelle dinamiche più tecniche e tecnologiche relative al mondo del software, che in qualche modo gestiscono i flussi di dati on-line, spostando il dibattito sul versante sicurezza. Secondo le stime che ha fornito Perluigi Dal Pino di Microsoft: “…Oggi in Italia un software su due è piratato e illegalmente riprodotto. Parliamo di un elemento, il software, che è fondamentale per la fruizione di qualsiasi dato on-line, perché abilita l’utente a godere di tali contenuti audiovisivi. Senza di esso non sarebbe possibile gestire i flussi di dati che oggi attraversano le piattaforme digitali e soprattutto proteggerli. Ma al di fuori degli elementi più tecnici, ciò che sembra mancare in questi tempi di forte instabilità è una reale governance del fenomeno. Bisogna istituire nel più breve tempo possibile un tavolo multi-stakeholder finalizzato alla stesura di una dichiarazione di intenti chiara e concreta su come tutelare la proprietà in una visione multimodale, strumento fondamentale per garantire gli investimenti eseguiti e le ricchezze generate“.

Dal Pino ha inoltre sottolineato come la criminalizzazione dei downloader sia estremamente sbagliata e controproducente, mentre nel mirino delle sanzioni dovrebbero cadere soprattutto gli uploader, veri responsabili dei danni economici in esame. Posizione che ha condiviso appieno anche Elio Molteni di AIPSI: “… Più multilateralità nella governance della rete cercando di individuare i veri responsabili di questa situazione di illegalità diffusa, a partire dagli uploader“. Una strada da tentare potrebbe essere quella già segnata dal Digital Right Management (DRM), con un ottimale livello di interoperabilità tra le piattaforme, e nuove forme di licenze sull’esempio delle Creative Commons (CC). Sulla natura della rete e l’influenza delle nuove tecnologie ha basato il suo intervento Stefano Quintarelli di Eximia, proponendo una riflessione alternativa al tavolo di discussione: “…Internet ha generato dei modelli di business che sono diversi da quelli della filiera di produzione fisica dei beni audiovisivi. Una produzione che comporta dei costi in ogni suo passaggio, mentre in Internet i pochi oneri da sostenere sono nulli rispetto ai ritorni che generano. Oggi un disco da 3 pollici contiene 20.000 file video e un film verrà presto trasferito da una piattaforma all’altra in pochi secondi. La banda larga nella sua ultima evoluzione porterà ulteriori cambiamenti nel mondo del web. La conseguenza di tutto questo è che la facilità di accesso anche illegittimo ai prodotti in rete sarà sempre più facile. Le tecnologie di protezione che pure si evolveranno verso una maggiore capacità di intervento serviranno, in realtà,  alle persone oneste a restare tali. Credo quindi che non bisogna guardare al passato quando si ragiona della e sulla rete, perché il web è un orizzonte sempre spostato in avanti rispetto il nostro punto di osservazione, in grado di generare sempre nuovi mercati e nuovi business“.

 

Quindi nuovi business, diversi da quelli tradizionali, in grado di generare nuove ricchezze e nuove forme di legalità, oltre che di comportamenti illeciti ovviamente.

Un universo che nella sua espansione progressiva e costante ha raggiunto una dimensione diffusa e capillare, tanto da non permettere più di parlare di ‘distacco dalla rete’ o di taglio della rete come si è sentito ultimamente discutere nel Regno Unito o in Francia. A sostenere tale punto di vista è anche Juan Carlos De Martin del Centro NEXA: “…Sostenere il distacco della rete come misura contro la pirateria è un provvedimento fuori luogo e dal dubbio risultato. La rete non è solo un piano parallelo alla realtà, ma un livello esperienziale interno al quotidiano vissuto di un quarto della popolazione mondiale. Stare sulla rete significa stare al centro di questo mondo. Ciò di cui c’e urgenza è una nuova governance, attraverso la pratica multistakeholder e una concertazione tra le parti che indichi gli strumenti e le soluzioni più valide contro la criminalità digitale. Internet è un universo in fermento che già lascia  intravedere i mercati del futuro con tutte le loro ricchezze“. Sul livello di sicurezza del web e sulla mancanza di una cultura della legalità diffusa ha offerto il suo punto di vista Gigi Taglialapietra di CLUSIT: “…Il livello di sicurezza attuale non è molto alto e anche il tentativo di applicare sanzioni più dure nei confronti delle attività illecite sulla rete potrebbe addirittura generare effetti peggiori. La sicurezza del futuro non è solamente nel progresso degli strumenti tecnologici o nelle leggi più complesse, quanto nella diffusione di una cultura della legalità e della norma. Solo un sistema di regole condiviso può generare comportamenti virtuosi. Internet da questo punto di vista offre una grande possibilità di partecipazione e di crescita collettiva che è un patrimonio da non sottovalutare, il nostro obiettivo è quello di capire in che modo accedervi e come tutelarlo“.

 

In chiusura di sessione è intervenuto Leonardo Chiariglione di Digital Media in Italia (Dmin.it) che proprio quest’anno festeggia i vent’anni dello standard MPEG di cui è padre: “…Siamo partiti dallo standard MPEG1, venti anni fa, da cui è nato l’MP3. Poi è arrivato l’MPEG2 che permise di introdurre un codice di sicurezza e quindi l’MPEG4, con cui pensammo fosse possibile superare il DRM attraverso la ‘gestione numerica dei diritti’ e quindi del diritto d’autore. La strada è ancora lì, bisogna stabilire un formato unico per la protezione dei contenuti on-line, ma né gli USA né l’UE hanno fatto in tal senso dei passi avanti significativi. Il Dmin.it si propone di trovare la forma di gestione più idonea del flusso dei dati on-line in termini di tutela dei diritti d’autore, a partire comunque dal concetto di DRM interoperabile: iDRM. La rete, affinché generi i suoi anticorpi alle forme virali di illegalità diffusa, deve essere accessibile e neutra, solo così il suo potenziale si potrà accrescere e se ne potranno godere i frutti“.

 

Per il quarto e ultimo panel previsto dal seminario si sono ritrovati le associazioni di medi e piccoli provider, Confindustria e le rappresentanze dei consumatori. Un tavolo che porta a intervenire il mondo degli ISP, tanto chiamato in causa durante la giornata, e quello dei consumatori, gli utenti finali di tutta questa catena del valore e che dovrebbero avere probabilmente un peso maggiore rispetto a quanto ottenuto fino ad oggi. Primo a prendere la parola è stato Dino Bortolotto di Assoprovider che sulle misure e gli interventi proposti durante l’incontro non ha mostrato l’apprezzamento degli altri oratori: “…Distacco della rete, taglio di connessione, sanzioni giudiziarie pesanti, sembrano delle soluzioni unilaterali a un problema collettivo dalle mille sfaccettature. La nostra Associazione riunisce centinaia di piccoli provider, ognuno con le sue peculiarità ed esigenze. Un conto, quindi, è parlare degli Incumbent e un altro è chiamare in causa i piccoli provider di rete, nazionali e locali. Con la diffusione delle reti di nuova generazione le potenzialità della rete saranno davvero enormi, anche relativamente alla trasmissione di contenuti audiovideo. Un mercato che è pronto a fare un salto quantitativo e qualitativo eccezionale. Gli interventi vanno calibrati su tutta la filiera, ma facendo attenzione alle conseguenze che ne deriveranno ad ogni modifica dei rapporti di forza tra le parti. Cercare delle soluzioni al problema della pirateria è condivisibile, ma attenzione a non ledere la libertà di intraprendere e di fare industria. Per colpire i criminali digitali si rischia così di danneggiare il mercato“. Molto propositivo è stato poi l’intervento di Antonello Busetto di Confindustria – Servizi Innovativi e Tecnologici, con nuove proposte per il mercato e soluzioni normative da condividere tra tutti gli attori della filiera: “… Non c’è altra via alla lotta alla pirateria digitale che la concertazione tra le parti e un rinnovato impegno delle istituzioni per coordinare un tavolo di azione contro la criminalità organizzata. La tutela del diritto d’autore è centrale e rimarrà tale anche in futuro, ma serve una formula di autoregolamentazione che permetta al mercato di crescere e di espandersi, divenendo più concorrenziale. Si potrebbe ad esempio creare una Borsa digitale per l’e-content exchange, che noi chiamiamo e-Contex, in cui costruire un mercato nuovo basato su criteri di neutralità e trasparenza tipici del marketplace elettronico“.

 

Sul doppio filo dell’intervento legislativo e formativo ha offerto il suo punto di vista alla platea Paolo Nuti dell’AIIP: “… Il solo intervento sanzionatorio non è risolutivo del problema della pirateria digitale. Questo presenta forti caratteristiche culturali, di una cultura della legalità e del rispetto della norma che in questo momento latitano. Bisogna allora intervenire nelle scuole, approntando dei programmi di alfabetizzazione digitale, di sostegno alla formazione che coinvolgano personale docente e studenti. Proprio su questi ultimi bisogna lavorare cercando di sensibilizzarli sull’importanza del diritto d’autore e sulla necessità per il proprietario di un’opera audiovisiva che questa sia remunerato giustamente. Sul lato normativo la proposta francese è condivisibile, ma solo nella prima parte, cioè quella in cui si interviene con strumenti informativi e comunicativi. Passare al taglio della connessione e della rete, credo significhi andare a ledere i diritti fondamentali dell’utente“. Con tono polemico ha preso infine parola anche Paolo Vergari dell’Adiconsum, lamentando la mancata convocazione al tavolo normativo di nuova costituzione: “… Partire senza i consumatori al tavolo istituzionale convocato significa muoversi su una filiera incompleta. Il terzo panel ha fatto capire chiaramente che tra il produttore, l’autore di contenuti, e il consumatore finale c’è un terzo soggetto su cui gravano pesanti responsabilità in relazione alla mancata remunerazione dei diritti d’autore. Parliamo del comparto distributivo evidentemente, che da tempo ha tagliato i ponti comunicativi tra produzione e pubblico, facendo in modo che il rapporto primario tra l’autore, l’opera e il consumatore finale non trovi più un filo diretto e una sintonia importantissimi anche ai fini del rispetto reciproco. Parliamo di due soggetti aventi diritti e doveri reciproci. Se si comunicasse il concetto che al diminuire della pirateria diminuiscono anche i costi dei prodotti e quindi dei prezzi al consumo, probabilmente si otterrebbero molti più risultati che con strumenti repressivi e di dubbia legittimità. Se diminuisse il costo d’accesso alla cultura digitale sicuramente il consumatore risponderebbe con un comportamento virtuoso sul mercato“.

 

Nel ringraziare gli ospiti intervenuti e il pubblico che, in queste giornate degli Stati Generali del Cinema Italiano, ha affollato la sala dell’Auditorium romano,  il Presidente del Festival Gian Luigi Rondi ha portato il suo saluto finale alla platea: “… Gli Stati Generali sono stati un’occasione eccezionale e fortemente sostenuta a tutti i livelli, per prestare una nuova funzione di ascolto in modo particolare verso il mondo del cinema e del mercato dell’audiovisivo. Un mondo attraversato da grandi cambiamenti e trasformazioni, culturali e normative, che dobbiamo supportare in ogni modo, ma sempre coinvolgendo tutti i soggetti e le anime del mercato. Una via italiana, finalmente, incentrata maggiormente sulla creatività e il rispetto delle regole“.

 

 

 

Pirateria e criminalità audiovisiva: quando la copia danneggia il mercato

di Maria Ludovica Agrò

 

Pirateria e criminalità audiovisiva: quando la copia danneggia il mercato

di Antonello Busetto

 

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