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Sms spia: la questura di Napoli indaga sul trojan che trasforma il cellulare in microspia

Italia


Un sms che consentirebbe l’ascolto in remoto delle telefonate effettuate dal cellulare che lo riceve.

La Polizia postale di Napoli sta indagando per stabilire come e quanto sia diffuso il fenomeno, denunciato da alcuni utenti di San Giovanni a Teduccio, un comune della città partenopea.

 

L’sms incriminato, in sostanza, abiliterebbe il download di un trojan che collega il cellulare con un altro dispositivo, dal quale è possibile ascoltare le conversazioni effettuate dal telefonino infettato, trasformato in una vera e propria microspia ambientale.

 

L’inchiesta è partita da alcune denunce per molestie, depositate da persone che temevano di essere spiate dagli ex e si sta allargando anche all’estero per tentare di stanare i possessori del software, che prende di mira i telefonini dotati di sistema operativo Symbian.

 

Secondo quanto riferito dal vicequestore Domenico Foglia, non sono stati accertati usi diversi da quelli denunciati, né si può parlare di pericolo di pandemia, dal momento che il sistema operativo è ancora poco diffuso.

“Paradossalmente – ha spiegato Foglia – i cellulari che utilizzano tecnologie meno sofisticate sono quelli più immuni”.

 

Non si sa ancora se il cellulare possa fungere da microspia anche da spento.

Tuttavia, ha spiegato Foglia, “non possiamo escludere nulla, nemmeno che possa servirsene la criminalità organizzata”.

 

La tecnologia, ha chiarito il vicequestore, “non è alla portata di tutti ma è facilmente reperibile” e, oltre tutto, è anche in grado di localizzare la posizione esatta in cui si trova l’apparecchio, dal momento che il software nasce per scopi del tutto leciti, “ad esempio per l’individuazione dell’apparecchio in caso di furto o per monitorare un anziano o un bambino in casa da solo”.

 

Ma come fare per evitare di incappare il questo trojan?

Innanzitutto, spiega Foglia, bisogna evitare di visualizzare e conservare in memoria messaggi provenienti da numeri sconosciuti, ma cancellarli immediatamente.

Un altro consiglio è quello di controllare spesso lo stato del credito residuo, dal momento che il software duplica i messaggi in uscita e fa, dunque, raddoppiare le spese.

 

Tra intercettazioni legali, illegali, virus, key logger ed altri strumenti atti a violare la privacy di privati ed aziende, circa il 70% delle nostre comunicazioni può essere “spiata”.

 

Per proteggersi da intercettazioni indesiderate, esistono comunque anche altri strumenti:

In commercio esistono cellulari che criptano le conversazioni, grazie alla protezione di un algoritmo (chiave Aes 256 bit), che ancora nessuno è riuscito a violare, dal momento che per decifrare anche un solo codice servirebbe il lavoro di potenti calcolatori che lavorano 24 ore al giorno. Tanto più difficile se si pensa che basterebbe una sola modifica del codice da parte dell’utente per bloccare tutto il lavoro di intercettazione.  Tuttavia questo tipo di protezione funziona solo se entrambi gli interlocutori usano cellulari criptati con lo stesso software.

 

Un’altra risposta per garantire sicurezza alle nostre telefonate è l’utilizzo di scrambler telefonici. Si tratta di dispositivi in grado di alterare un segnale e di proteggerlo durante un percorso di comunicazione. Una volta intercettato e decodificato il segnale, è necessario l’utilizzo di un altro scrambler per ricostruirlo e per permettere al ricevente di decifrarlo

 

Per proteggere le telefonate via internet (VoIP) è necessario che i due utenti che comunicano usino due firewall.

Il firewall, in italiano “muro di fuoco”, è uno strumento software e hardware che serve a proteggere dalle intrusioni informatiche, e che controlla l’accesso tra due reti.

 

I servizi ‘spia’, sono molto diffusi negli Usa, ma non solo, e molti di essi si basano sulla tecnologia Loopt, sviluppata da un ragazzo di appena 22 anni, Sam Altman.

Tra i primi ad adottare la tecnologia, Boost Mobile, un operatore mobile virtuale americano di proprietà di Sprint Nextel, ma pare che anche altri grandi player, come Verizon Wireless avessero intenzione di seguirne le orme.

 

Il sistema messo a punto da Loopt, comunque, non è certo una novità: da oltre un decennio, ormai, si parla di telefonini in grado di indicare la strada da percorrere, di monitorare i figli che vanno a scuola o semplicemente di trovare la pizzeria più vicina e segnalarne l’indirizzo.

 

Ora questi servizi si stanno facendo largo sul mercato, adottati innanzitutto dalle aziende – per migliorare l’efficienza operativa e, perchè no, per scoprire se i dipendenti che accumulano ritardi lo fanno davvero a causa del traffico e non perché invece si sono attardati al bar – ma anche da singoli utenti, soprattutto genitori ansiosi di conoscere sempre la posizione dei loro pargoli o persone che si sentono più sicure al pensiero di essere comunque rintracciabili.

 

Il business, secondo le previsioni, è molto promettente: se gli analisti hanno visto giusto, nel 2010 più della metà degli utenti mobili americani userà i servizi location-based, per un giro d’affari di 3,1 miliardi di dollari.

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