Criminalità informatica: dopo l’Europarlamento anche la Commissione Ue dice ‘No’ a Sarkozy. Nessun taglio della linea internet per i pirati

di Raffaella Natale |

Unione Europea


Nicolas Sarkozy

La Commissione Ue ha detto “No” alla richiesta del presidente Nicolas Sarkozy di bocciare la posizione dell’Europarlamento contro un progetto di legge francese per la protezione della proprietà intellettuale su internet.

Le nuove disposizioni, che dovrebbero essere approvate entro la fine dell’anno, attribuirebbero alle Authority nazionali delle tlc il potere di monitorare il traffico online e tagliare il collegamento al web di presunti pirati, scoperti a praticare il downloading illegale di film, musica o qualunque altro contenuto protetto dal diritto d’autore.

 

Lo scorso 24 settembre, nell’ambito del Pacchetto telecom, il Parlamento Ue ha deciso una sorta di “censura preventiva” nei riguardi di questo progetto di legge, approvando a grandissima maggioranza (573 voti contro 74) l’emendamento 138 in cui si chiede ai regolatori nazionali di applicare il principio secondo il quale, salvo il caso di minaccia per la pubblica sicurezza, “…nessuna restrizione può essere imposta sui diritti e le libertà fondamentali degli utenti finali, senza la previa autorizzazione delle autorità giudiziarie, segnatamente in accordo con l’Art.11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue sulla libertà d’espressione e d’informazione”.

 

Secondo il parere dell’Europarlamento, il collegamento internet rientra nella libertà d’espressione e non può essere negato solo per evitare atti di criminalità informatica.

Come informano le agenzie di stampa, dopo una settimana di intense pressioni del governo francese su Bruxelles, il presidente Sarkozy venerdì scorso ha scritto direttamente al presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, chiedendogli di non sostenere l’emendamento 138 nel prosieguo dell’iter legislativo del Pacchetto telecom.

 

Nella procedura comunitaria di co-decisione, va sottolineato, se l’Esecutivo Ue si oppone a una modifica alla proposta iniziale, perché venga approvata è necessaria l’unanimità degli Stati membri in Consiglio Ue.

Ma la Commissione non è d’accordo e lo dimostra la risposta data lunedì scorso quando, attraverso Martin Selmayr il portavoce del Commissario Ue Viviane Reding, ha fatto sapere di aver preso nota della lettera del presidente francese ricordando però il risultato schiacciante del voto in Plenaria sull’emendamento in questione.

 

“…La Commissione europea – ha quindi spiegato il portavoce – rispetta la decisione democratica del Parlamento europeo; nella visione della Commissione, quest’emendamento è una riaffermazione importante di alcuni principi giuridici chiave inerenti all’ordinamento giuridico dell’Ue, e in special modo ai diritti fondamentali dei cittadini”.

“…L’emendamento – ha concluso Selmayr – è stato deliberatamente elaborato con un linguaggio che lasci agli Stati membri la possibilità di conseguire un giusto equilibrio fra diversi diritti fondamentali, e segnatamente il diritto al rispetto della vita privata, la proprietà intellettuale e il diritto di informazione e di espressione”.

 

Internet non può essere considerato un luogo al di fuori della legge. Con questa convinzione Sarkozy ha dato il suo placet al progetto di legge che annuncia il distacco della connessione internet a chi scambia file online illegalmente.

 

Il progetto di legge “creazione e internet” (nato sulla scia del Rapporto Olivennes) è stato presentato dal ministro della cultura Christine Albanel che, giudicando l’attuale sistema penale (fino a 300 mila euro di multa e 3 anni di carcere per contraffazione) inadeguato a prevenire e reprimere frodi di massa come il download illegale di file protetti da diritto d’autore, vuole sostituirlo con un dispositivo ‘pedagogico e preventivo’ di “risposta graduale”.

 

Innanzitutto il progetto prevede la creazione di un’Alta Autorità per la Protezione del Copyright su Internet (HADOPI), nella quale confluiranno alcuni importanti poteri attualmente spettanti all’autorità giudiziaria e al CNIL (Commissione nazionale dell’informatica e delle libertà) e l’attuazione di un meccanismo di punizione ‘graduale’ basato sul concetto dei ‘tre strikes’: gli internauti sospettati di scaricare illegalmente si vedranno recapitare un primo avvertimento via email, seguito da una sospensione cautelativa per un’eventuale successiva violazione e, infine, dal ‘taglio’ della linea da tre mesi a un anno se beccati per la terza volta con le mani nel sacco.

La disconnessione potrà essere ridotta da uno a tre mesi se l’utente si impegnerà per iscritto a non reiterare il reato e a non contestare la sentenza.

 

Verrà inoltre creata un ‘lista nera’ degli internauti, una sorta di gogna mediatica che eviterà ai ‘colpevoli’ di aggirare la punizione cambiando provider.

 

La nuova legge, che secondo il ministro Albanel dovrebbe portare a una riduzione della pirateria del 70-80%, ha da subito suscitato forti critiche, innanzitutto per la possibile violazione dei diritti fondamentali per la libertà dei cittadini.

Innanzitutto, contrariamente alla logica prevalente nel rapporto Olivennes, non viene messo in atto alcun sistema di informazione e prevenzione, ma viene solo introdotta una nuova infrazione infarcita di sanzioni specifiche che vanno ben al di la del semplice ‘avvertimento’.

 

Le sanzioni, secondo i detrattori, sarebbero ‘sproporzionate’ e rispondenti a una logica troppo ‘repressiva’, fatta di interdizioni e black-list. Nessuno impedisce infatti alle major di portare in tribunale il ‘pirata’, che si vedrebbe quindi inflitta una doppia punizione: ammenda e distacco della linea internet.

Il progetto inoltre non risolverà in alcun modo la crisi dell’industria musicale poiché non risponde a un modello economico realista ed è in aperta contraddizione con le politiche comunitarie.

 

Il governo francese lo giustifica sostenendo che servono nuove misure che sostituiscano la legge anticopia DADVSI, giudicata inefficace. Ma quella legge è la trasposizione della direttiva europea 2001/29/CE.

 

Denis Olivennes, direttore del quotidiano francese Nouvel Observateur e ispiratore dell’accordo tra il mondo dei contenuti e dei service provider e del successivo disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri francese, ha sempre sottolineato l’importanza di norme che combattano il file-sharing illegale.

E ha spiegato che serviva un provvedimento che combattesse il peer-to-peer (P2P) costringendo tutti gli attori coinvolti dal problema a raggiungere un’intesa.

 

A giugno, in occasione del convegno organizzato a Roma dall’Associazione Italiana Editori (Aie) sul tema “Creatività e cultura nel web: opportunità o minaccia?”, ha detto con soddisfazione: “Oggi la Francia ha un progetto di legge, e a breve lo avrà anche l’Inghilterra. Questo è il futuro e questa è la nostra soluzione: l’unica strada per garantire un futuro ai produttori di contenuti culturali rispetto ai gestori delle reti”.

 

Il presidente della Commissione francese per lo sviluppo e la protezione delle opere culturali nella rete e autore del cosiddetto Rapporto Olivennes è molto chiaro sul tema: “Il meraviglioso universo di Internet gratis non è affatto gratis. Se è vero che i contenuti piratati lo sono, bisognerà pure che gli utenti del P2P paghino gli abbonamenti per navigare – e in particolare quelli per navigare ad alta velocità – a operatori pronti a tutto per adescarli. I file di musica e di film “gratuiti” vengono utilizzati come vetrine di richiamo per spingere il comune utente verso le loro formule di abbonamento. Per questo è così importante il loro ruolo di “sorveglianti” della rete. Attraverso un accordo con i titolari dei diritti e, occorrendo, da una legge, come avvenuto per la Francia”.

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