Pacchetto telecom: ecco come sfruttare al meglio il ‘dividendo digitale’ e incentivare lo sviluppo di nuovi servizi

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Il Parlamento chiede un approccio coordinato sull’uso dello spettro radio liberato con il passaggio alla TV digitale e sollecita orientamenti Ue per l’assegnazione trasparente delle frequenze, tenendo conto dell’interesse generale e degli utilizzatori senza licenza, ma tutelando gli attuali utenti.

 

 

Lo spettro radio “è una risorsa naturale scarsa e, nel contempo, un bene pubblico, e un suo uso efficiente è indispensabile per assicurarne l’accesso alle varie parti interessate che desiderano offrire servizi connessi”.

E’ quanto sostiene la relazione di Patrizia Toia – approvata con 551 voti favorevoli, 24 contrari e 38 astensioni – sottolineando che il passaggio dalla televisione terrestre analogica a quella digitale entro la fine del 2012 “libererà una quantità di spettro senza precedenti in Europa, grazie alla maggiore efficienza di trasmissione offerta dal digitale”. Con la tecnologia digitale, infatti, è possibile trasmettere da 6 a 8 canali televisivi ricorrendo alla quantità di spettro necessaria a un solo canale analogico. Secondo uno studio commissionato dal Parlamento europeo, il passaggio al digitale libererà fino al 75% dello spettro ad alta definizione.

Questa porzione di spettro è comunemente nota come “dividendo digitale“.

 

Il Parlamento rileva peraltro che la conversione immediata al digitale in alcuni Stati membri e le differenze constatate nei piani di conversione nazionali “richiedono una risposta a livello comunitario senza attendere l’entrata in vigore delle direttive di riforma” (il “pacchetto telecom”).

Sottolinea poi l’importanza dell’accesso e dell’uso efficiente dello spettro, nonché la necessità di accedere a servizi a banda larga al fine di superare il “divario digitale”. Evidenzia inoltre i potenziali vantaggi di un approccio coordinato all’uso dello spettro nell’Unione europea in termini di economia di scala e di sviluppo di servizi interoperabili senza fili, “evitando la frammentazione, che conduce all’impiego subottimale di questa scarsa risorsa”.

Ferma restando la necessità di una più stretta cooperazione e di una maggiore flessibilità ai fini di un efficiente sfruttamento dello spettro, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero “raggiungere un opportuno equilibrio tra flessibilità e grado di armonizzazione, al fine di trarre il massimo beneficio dal dividendo digitale”.

 

I deputati sollecitano poi gli Stati membri a liberare “quanto prima possibile” i propri dividendi digitali, così da permettere ai cittadini europei di beneficiare dello sviluppo di nuovi servizi innovativi e competitivi. Riconoscono, infatti, che l’aumentata efficienza dello spettro della televisione digitale terrestre dovrebbe consentire la riassegnazione di circa 100 MHz di dividendo digitale alla banda larga mobile e ad altri servizi (quali i servizi di pubblica sicurezza, l’identificazione delle radiofrequenze e le applicazioni di sicurezza stradale), “assicurando allo stesso tempo che i servizi di radiodiffusione continuino a prosperare”. A patto però che lo spettro “sia gestito quanto più efficientemente ed efficacemente possibile”, al fine di evitare interferenze con la trasmissione di programmi a diffusione digitale di alta qualità.

 

Più in particolare, il dividendo digitale offre all’Europa l’opportunità di sviluppare la televisione mobile e l’accesso a Internet senza filo, “garantendo nuove opportunità ai cittadini, ai servizi, ai mezzi di comunicazione e alla diversità culturale in tutta l’Unione europea”. Approvando un emendamento proposto dall’ALDE, il Parlamento invita poi gli Stati membri, nel pieno rispetto della loro sovranità in questo senso, ad analizzare l’impatto del passaggio al digitale nello spettro utilizzato per scopi militari e, se del caso, a ridistribuire una parte di tale specifico dividendo digitale per le nuove applicazioni civili.

 

Nel rilevare che attualmente la maggior parte degli Stati membri è in ritardo rispetto agli altri paesi sviluppati per quanto attiene agli investimenti nelle infrastrutture di comunicazione di nuova generazione, i deputati ritengono che a livello nazionale ed europeo si dovrebbero compiere maggiori investimenti per incentivare l’adozione di prodotti e servizi innovativi. Anche perché, grazie alla accresciuta convergenza tecnologica, sarà presto possibile offrire i nuovi pacchetti multiplay, contenenti tecnologie e servizi innovativi, purché vi sia disponibilità di radiofrequenze utili e di nuove tecnologie interattive che garantiscano interoperabilità, connettività e copertura complete, quali le tecnologie del multimedia mobile e le tecnologie per l’accesso a banda larga senza filo.

 

Secondo i deputati, in caso d’asta per l’assegnazione delle frequenze, gli Stati membri dovrebbero adottare un approccio comune per quanto concerne condizioni e modalità d’asta e allocazione delle risorse generate. Invitando quindi la Commissione a presentare orientamenti sulla base di tali criteri, ribadiscono che il principale principio guida nell’assegnazione del dividendo digitale “dovrebbe consistere nel servire l’interesse generale garantendo il miglior valore sociale, culturale ed economico in termini di offerta maggiore e geograficamente più ampia di servizi e di contenuto digitale per i cittadini”. Non deve, quindi, trattarsi solamente “di massimizzare le entrate pubbliche”. Sottolineano pertanto che occorre trasparenza nell’assegnazione delle frequenze, tenendo conto di tutti i potenziali utilizzi del nuovo spettro e dei vantaggi che essi presentano per la società. Al contempo, comunque, occorre “tutelare i diritti degli attuali utenti di servizi di media audiovisivi”.

 

Il Parlamento, d’altro canto, invita gli Stati membri a riconoscere il valore sociale, culturale ed economico di consentire a utilizzatori senza licenza di accedere al dividendo, in particolare nel caso delle piccole e medie imprese e del settore non profit. Si aumenterebbe così l’efficienza dell’uso dello spettro mediante concentrazione di questi usi senza licenza nelle frequenze attualmente non utilizzate (“spazi bianchi”). Esorta quindi gli Stati membri a esaminare, nell’ambito dell’attribuzione degli spazi bianchi, la necessità di un accesso aperto e senza licenza allo spettro da parte di fornitori di servizi non commerciali e educativi e di comunità locali operanti sulla base di attribuzioni di servizio pubblico. Riconoscendo poi che frequenze particolari sono più adatte a particolari servizi, ritiene che l’attribuzione di piccole quantità di spettro senza licenza in altre frequenze più basse possa incoraggiare l’ulteriore innovazione nei nuovi servizi. E’ anche necessario tenere presenti le conseguenze per le reti di dimensioni minori, in particolare le reti locali senza fili, per le quali attualmente non è richiesta alcuna licenza, nonché promuovere l’accesso universale alla banda larga, soprattutto nelle zone rurali.

 

I deputati, infine, sottolineano che le emittenti svolgono un ruolo fondamentale nella difesa dei principi del pluralismo e della democrazia. In tale contesto, credono fermamente che le opportunità offerte dal dividendo digitale consentano alle emittenti pubbliche e private di trasmettere un numero di gran lunga superiore di programmi rispondenti a obiettivi di interesse generale, indicati nella legislazione nazionale, come la promozione della diversità linguistica e culturale.

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