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Pacchetto telecom: per ETNO positivo il voto del Parlamento, ma preoccupazione per alcune contraddizioni sulle NGN

Unione Europea


L’ETNO – associazione che riunisce 41 operatori europei di telecomunicazioni e la cui presidenza quest’anno è affidata a Telecom Italia – ha espresso soddisfazione per il voto positivo del Parlamento europeo sul cosiddetto ‘pacchetto telecom’.

 

Positiva, secondo l’associazione, l’introduzione di nuove misure volte ad accelerare la realizzazione di reti superveloci di nuova generazione. Preoccupazione, invece, è stata espressa per “l’approvazione di emendamenti contraddittori, che porteranno ad una indebita regolazione delle nuove reti in fibra ottica” e per le nuove misure sulla separazione funzionale.

 

Approvando con 597 voti favorevoli, 55 contrari e 29 astensioni la relazione della socialista francese Catherine Trautmann, i deputati hanno voluto sottolineare innanzitutto che un quadro normativo equo ed equilibrato per le reti e i servizi di comunicazione elettronica “costituisce un pilastro essenziale dell’intero settore audiovisivo dell’Unione europea”, precisando che lo scopo ultimo dell’intervento è quello di ridurre progressivamente le regole ex ante e arrivare a un settore regolamentato “esclusivamente dal diritto della concorrenza”

 

Il Parlamento ha quindi ribadito che per raggiungere gli obiettivi fissati dall’agenda di Lisbona, è essenziale offrire gli adeguati incentivi agli investimenti nelle reti NGN, le quali rappresentano un enorme potenziale in termini di benefici per i consumatori e le imprese dell’Unione europea.

Questi incentivi, in ultima analisi, andranno infatti a sostenere l’innovazione “nel campo dei servizi Internet ricchi di contenuti e rafforzeranno la competitività internazionale dell’Unione europea”.

 

Allo stesso tempo è essenziale anche  salvaguardare la concorrenza e ampliare la scelta dei consumatori, “grazie alla prevedibilità e alla coerenza regolamentare”.

 

Riguardo invece la separazione funzionale, la commissione europea nel suo progetto di riforma aveva proposto di dare facoltà alle Autorità nazionali di regolazione di imporre, nel caso qualsiasi altro rimedio esistente non sortisse gli effetti desiderati, alle imprese verticalmente integrate l’obbligo di operare una separazione funzionale della rete, ossia di separare la rete infrastrutturale dal ramo servizi.

Per il Parlamento, tuttavia, questo obbligo deve restare una ‘misura eccezionale’, da applicare nel caso in cui il regolatore nazionale fornisca le prove concrete che vi siano scarse prospettive di concorrenza tra infrastrutture entro un lasso di tempo ragionevole.

L’applicazione di tale misura deve quindi essere subordinata a una analisi d’impatto e deve tenere conto del parere di tutti i player del mercato e della necessità di garantire lo sviluppo di una regolamentazione coerente.

 

“L’inclusione di misure equilibrate per incoraggiare gli investimenti da parte di tutti gli operatori e consentire una buona condivisione del rischio da parte degli investitori e di chi chiede l’accesso è un segnale positivo, visto l’attuale peggioramento della performance nel settore delle telecomunicazioni europee”, ha commentato il direttore di Etno, Michael Bartholomew, che ha però ribadito che l’introduzione della separazione funzionale tra i remedies a disposizione della Autorità nazionali rischia di generare incertezza e di scoraggiare gli investimenti nelle nuove reti.

 

Positivo anche il parere dell’Unione Nazionale Consumatori, la quale auspica che dopo il voto del Parlamento l’Agcom stringa i tempi per il confronto con l’ex monopolista Telecom Italia per arrivare in tempi brevi alla separazione della rete.

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