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Cellulare e salute. Nuovo studio avverte: ‘Bambini e adolescenti 5 volte più esposti al rischio di cancro al cervello’

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Bambini e adolescenti rischiano 5 volte di più degli adulti di contrarre un cancro al cervello a causa dell’uso eccessivo del telefonino.

È quanto emerge da una nuova ricerca – condotta in Svezia da un team guidato dal prof. Lennart Hardell – secondo cui “le persone che iniziano a utilizzare il cellulare e i cordless prima dei 20 anni rischiano 5 volte di più degli adulti di contrarre un glioma”, un tumore del tessuto nervoso che può colpire la massa cerebrale.

 

Permettere a bambini e teenager di utilizzare il cellulare in maniera massiccia, dunque, pone il rischio di una vera e propria epidemia negli anni a venire.

 

Nel corso degli ultimi anni, gli studi che hanno analizzato il rapporto di causa effetto tra l’uso del cellulare e l’insorgere di gravi patologie come appunto il cancro, si sono susseguiti numerosi, ma senza nessun risultato scientificamente rilevante.

A settembre del 2007, anche uno studio britannico, condotto dal Mobile Telecommunications & Health Research Programme, non ha riscontrato alcuna associazione tra l’uso del telefonino e il cancro al cervello, ma non ha neanche escluso effetti nocivi non ancora diagnosticabili sul lungo periodo.

 

Nella sua ricerca, MTHR ha tenuto conto di altri studi già effettuati sulla ipersensibilità elettrica (EHS), una sindrome definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “un fenomeno dove gli individui avvertono gli effetti avversi sulla salute mentre usano o sono nelle vicinanze dei dispositivi che emanano campi elettromagnetici, elettrici, o magnetici”.

Questi studi non hanno trovato riscontro del fatto che i sintomi associati a questa sindrome – difficoltà di concentrazione, vertigini, cefalea, nausea, dolori alle arcate dentarie e muscolo-scheletrici, palpitazioni e stato simil-influenzale – siano da attribuire all’esposizione ai segnali elettromagnetici emessi dai telefonini.

 

Questo almeno quando si parla di bassa esposizione e di effetti immediati.

 

Un po’ meno chiaro è il quadro degli effetti a lungo termine dell’esposizione ai campi elettromagnetici, dal momento che gli studi effettuati finora hanno incluso un numero limitato di partecipanti che utilizzano il telefonino da almeno 10 anni. Tempo necessario minimo per stabilire la nocività di un determinato elemento per la salute.

Non si può dunque stabilire con certezze se nuove patologie – nuove forme di tumore, nello specifico – emergeranno da qui a qualche anno.

Questo tipo di patologia – ha spiegato il professor Lawrie Challis, presidente del MTHR – “compare generalmente dopo 10-15 anni di esposizione”.

Nel caso del fumo, ad esempio, non è stato possibile associare alcun tipo di cancro al polmone fino ad un periodo di almeno 10 anni.

 

Ed è questo il rischio rilanciato dai ricercatori svedesi: l’ipotesi di una vera e propria epidemia da qui ai prossimi anni. Per questo Hardell sconsiglia l’uso dei cellulari per i minori di 12 anni, se non in caso di emergenza e consiglia ai ragazzi di usare il più possibile l’auricolare e gli sms.

 

Anche il Parlamento europeo, nel frattempo, ha lanciato la proposta di introdurre limiti più rigidi per l’esposizione alle radiazioni di telefonini, cordless e dispositivi Wi-Fi, proprio a causa della maggiore vulnerabilità dei bambini alle onde elettromagnetiche.

Secondo uno studio condotto nel 2005, infatti, i bambini correrebbero più rischi degli adulti dall’esposizione prolungata alle onde radio dal momento che il loro sistema nervoso non è ancora perfettamente sviluppato, i tessuti cerebrali riescono ad assorbire maggiore energia ed essi saranno dunque più esposti degli adulti nel corso della loro intera vita.

 

Certo, sottolinea anche questo studio, niente è ancora provato, ma non per questo bisogna trascurare la ricerca sui possibili effetti dannosi del cellulare, soprattutto nei bambini.

 

Diversi i dubbi, infine, riguardo al Wi-Fi: lo scorso anno, l’amministrazione comunale della città di Parigi ha deciso di sospendere i collegamenti Wi-Fi in 4 biblioteche comunali a causa dei diversi disturbi – mal di testa, vertigini e dolori muscolari – accusati dal personale dopo l’installazione delle reti.

E la Francia non è l’unico Paese a porsi il problema.

All’inizio del 2007, l’Associazione Medica Austriaca ha lanciato una campagna per vietare lo sviluppo di reti Wi-Fi nelle scuole, ritenendo che la tecnologia sia “pericolosa” per le persone sensibili e che “il numero di persone e i pericoli sono destinati a crescere”.

E così anche la Gran Bretagna si è mobilitata: la Stowe School , ad esempio, ha rimosso il Wi-Fi da parte dei suoi edifici poiché dopo l’installazione, un professore che insegnava lì da 28 anni aveva cominciato a sviluppare mal di testa e nausea, mentre la Professional Association of Teachers, che rappresenta 35 mila docenti in tutto il Paese, ha deciso di richiedere un’inchiesta ufficiale.  

 

Anche l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (WHO) ha pubblicato un documento dal titolo “Campi elettromagnetici e salute pubblica” che affronta i rischi del Wi-Fi e delle altre onde.

La WHO tuttavia afferma in questo documento che non c’è una prova reale degli effetti nocivi del Wi-Fi sulla salute della popolazione che vive vicino a queste reti.

 

Secondo i risultati dello studio pubblicato a maggio del 2006, “…il solo effetto dei campi elettromagnetici a radiofrequenza notato è stato un aumento della temperatura corporea, legato però all’esposizione a campi di intensità molto elevata, che non sono replicati dall’industria a livello commerciale”.

In Italia, il ministero della Salute ha avviato presso il Centro Nazionale di Controllo delle Malattie (CCM), il progetto “Salute e campi elettromagnetici (CAMELET)”. Il progetto dalla durata triennale è realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità ed ha come obiettivo l’istituzione presso il CCM di una struttura per valutare i dati scientifici, la stima dei rischi sanitari e l’idonea informazione ai cittadini, tramite pubblicazioni e uno specifico sito web.

 

Nessuna prova scientifica, dunque, a sostegno delle tesi sulla pericolosità di telefonini e altri dispositivi di comunicazione mobile, ma nel frattempo meglio utilizzare il buon senso evitando di regalare ai bambini il telefonino, diventato purtroppo uno status symbol da esibire già fin dalle elementari.

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