Investimenti tlc: l’ETNO lancia l’allarme mentre la Ue fa il punto sulla riforma del pacchetto telecom

di Alessandra Talarico |

Unione Europea


Telecomunicazioni

Secondo gli ultimi dati forniti dall’ETNO – l’associazione che riunisce gli operatori storici europei – gli investimenti in nuovi servizi e reti telecom cominciano a mostrare segni di rallentamento.

Gli investimenti totali sono cresciuti nel 2007 dell’1,4%, contro il 4,1% del 2006 e nei 5 principali mercati europei si è registrata una contrazione globale del 3,8%.

 

Nel 2007, i 41 membri dell’associazione hanno totalizzato il 72% degli investimenti nel settore, pari a 47 miliardi di euro. Le entrate totali del settore sono cresciute nel 2007 dell’1,7% rispetto al 2,3% di un anno prima.

 

“Il rallentamento degli investimenti rappresenta un trend preoccupante per la competitività dell’Europa, che già è indietro nella realizzazione delle reti a banda larga high speed”, ha sottolineato il presidente Etno Michael Bartholomew.

È dunque essenziale che la riforma del pacchetto telecom, in corso di discussione al Parlamento europeo, “riesca a trovare il giusto equilibrio tra la necessità di incoraggiare gli investimenti di capitale di rischio e quella di non creare ulteriore incertezza”.

 

La proposta di riforma, annunciata dalla Commissione il 13 novembre 2007, intende da un lato rafforzare la concorrenza e gli investimenti e creare un mercato unico delle telecomunicazioni nella Ue, dall’altro dare ai consumatori dei servizi fissi, mobili e Internet maggiori diritti e una migliore scelta.

 

A seconda del risultato della votazione e delle discussioni in seno al Consiglio dei ministri delle tlc del prossimo 27 novembre, un accordo politico sul testo legislativo finale potrebbe essere raggiunto tra le tre istituzioni (Parlamento, Consiglio e Commissione) entro la fine dell’anno. Il nuovo quadro normativo dovrebbe quindi entrare in vigore in tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea entro il 2010.

 

Tra le proposte avanzate dalla Commissione, il rafforzamento dell’indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione che, secondo il parere della Commissione, non dovrebbero accettare istruzioni da qualsiasi altro organismo in relazione al quotidiano svolgimento dei loro compiti e dovrebbero godere di indipendenza finanziaria e operativa rispetto a governi e operatori.

La proposta è sostenuta dal Parlamento europeo mentre il Consiglio è più esitante, indicando sì la necessità di una maggiore indipendenza, ma mostrando reticenza a concederla in aree politicamente sensibili come ad esempio la gestione dello spettro o la sicurezza.

 

Altro tema molto controverso è quello della separazione funzionale come strumento utile a disposizione delle Authority nazionali nei casi in cui può essere dimostrato che altri rimedi non hanno o rischiano di non portare al raggiungimento di una concorrenza effettiva.

L’attuazione della separazione funzionale mira a garantire a tutti gli operatori del mercato parità di accesso alla rete.

Un simile tool dovrebbe aumentare l’efficacia delle autorità nazionali di regolamentazione, permettendo loro di affrontare le rimanenti strozzature della concorrenza in maniera più efficace.

La proposta della Commissione ha ricevuto il sostegno del Parlamento europeo ed è sostenuta da una maggioranza di ministri del Consiglio delle Telecomunicazioni e dalle Autorità nazionali di regolamentazione.

Tuttavia, in considerazione della forte opposizione di molti operatori storici, il risultato finale di questo dibattito è ancora incerto.

 

La Commissione mira inoltre a realizzare una gestione dello spettro più efficace e coerente, per promuovere l’innovazione e portare la banda larga nelle case di tutti gli europei.

Un uso più efficiente di questa risorsa pubblica essenziale e limitata, infatti, garantendo una protezione contro interferenze dannose, darebbe un notevole impulso alla competitività e all’innovazione in Europa, con vantaggi economici stimati in circa 10 miliardi di euro all’anno.

Alcune delle proposte della Commissione in questo campo sono state accolte con favore. Tuttavia, il Consiglio, continua a dimostrarsi riluttante ad accettare qualsiasi coordinamento sopranazionale nella gestione dello spettro e anche un più forte peso in materia del Parlamento europeo.

 

La Commissione sta anche lavorando per fornire ulteriori indicazioni alle autorità nazionali di regolamentazione in materia di condizioni di accesso alle cosiddette “reti di nuova generazione” (NGN)  e di portabilità del numero.

 

Una maggiore coordinazione tra le autorità nazionali di regolamentazione sull’accesso alle NGN potrebbe aumentare, secondo la Commissione, “la certezza giuridica e la necessaria parità di condizioni tra gli operatori”.

Su questo tema tuttavia non vi è un ampio consenso in Parlamento e il Consiglio.

 

Riguardo invece la number portability, a giudizio della Commissione, i consumatori dovrebbero essere in grado di cambiare il proprio numero telefonico – fisso o mobile – mantenendo il proprio numero di telefono entro 1 giorno lavorativo, contro l’attuale media di 8 giorni. In alcuni Stati, tra cui l’Italia, l’operazione può richiedere oltre 20 giorni.

Su questa proposta, il Parlamento europeo è in generale favorevole, anche se sono stati presentati emendamenti per consentire un tempo massimo di 3 giorni per la portabilità del numero. Il Consiglio, invece, si è dimostrato finora esitante, in vista dei costi supplementari che l’attuazione della misura potrebbe comportare per gli operatori.

 

Infine, la proposta forse più controversa riguarda la creazione di una super-Authority europea: un nuovo organismo che, nelle intenzioni della Commissione, non andrebbe a sostituire i regolatori nazionali, ma permetterebbe loro di svolgere un più forte e più efficace ruolo a livello europeo, nei confronti sia della Commissione che dei singoli regolatori.

 

La nuova entità sarebbe diretta da un direttore indipendente nominato, dopo una audizione da parte della competente commissione del Parlamento europeo, per un periodo di 5 anni.

Al fine di non creare una nuova amministrazione, la Commissione ha proposto di fondere la nuova Autorità con l’ENISA, che già dispone di uno staff di 50 persone.

La commissione industria del Parlamento, da canto suo, ha proposto di creare un “Corpo di regolatori europei nel settore delle telecomunicazioni” (BERT), un organismo che dovrebbe sostituire l’odierna ERG e consigliare la Commissione, le Autorità nazionali e il Parlamento europeo.

 

Mentre la fusione con l’ENISA è già stata esclusa, molti in sede di Consiglio hanno forti riserve circa la creazione di un nuovo organismo comunitario, che andrebbe ad sovraccaricare il già pesante fardello di burocrazia della Ue.

 

Il Commissario Reding nel prendere atto che il Parlamento europeo e il Consiglio non desiderano riformare ENISA, ha sottolineato l’urgenza di avviare un intenso dibattito in materia di sicurezza delle rete cyber-attacchi.

“L’Europa – secondo la Reding – non può permettersi di perdere tempo quando si tratta di proteggere le proprie reti, la cui sicurezza è prioritaria come la nostra economia e i nostri cittadini”.

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