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Separazione funzionale, gestione dello spettro, tutela dei consumatori al centro del dibattito europeo sulla riforma del ‘pacchetto telecom’

Unione Europea


È stato dibattuta ieri dal Parlamento europeo la riforma del quadro regolamentare per le comunicazioni elettroniche, che include la telefonia fissa e mobile, la radiodiffusione e Internet.

Il “pacchetto telecom” intende rafforzare i diritti dei consumatori e la tutela della privacy, assicurare un’applicazione coerente delle misure regolamentari e ammodernare l’uso dello spettro radio.

Il Parlamento si esprimerà sull’intero pacchetto nel corso della prossima sessione (22-25 settembre).

 

Secondo Catherine Trautmann (PSE, FR), la revisione del quadro legislativo, “per essere giustificata”, deve apportare dei “miglioramenti tangibili” sia per i consumatori, in termini di prezzi, d’accesso e di velocità del flusso, sia per le imprese, in termini di concorrenza equa, di investimenti e di competitività.

 

Ricordando che il settore rappresenta il 3% del PIL europeo, ha sottolineato che occorre saper trarre pienamente profitto dai benefici di questo potenziale a livello di investimenti e di sviluppo di nuovi servizi. Occorre quindi creare le condizioni di uno sviluppo “durevole e responsabile” del settore delle comunicazioni elettroniche.

La relatrice ha poi evidenziato l’idea di rafforzare la sicurezza giuridica, ossia l’affidabilità del sistema attraverso la responsabilizzazione degli attori e la cooperazione reciproca, in particolare, tra regolatori e con la Commissione.

 

Sottolineando in seguito come molti hanno chiesto un’applicazione più coerente dei rimedi a livello europeo, la deputata ha evidenziato il veto posto dalla Commissione. Nel meccanismo da lei proposto, ha spiegato, ogni entità ha un proprio ruolo: la Commissione può sollevare dubbi su un rimedio ma può rimetterlo in causa totalmente solo a condizione che il regolatore europeo emetta un parere negativo. Al contrario, nell’ipotesi di una separazione funzionale, occorrerebbe il doppio accordo della Commissione e del regolatore europeo.

 

Nell’evidenziare poi l’idea di giungere a una vera politica europea dello spettro, ha rilevato che le sue proposte conferiscono agli Stati membri e ai regolatori degli orientamenti e degli strumenti per incoraggiare gli investimenti nelle nuove reti. Infine, ha osservato che il problema della proprietà intellettuale è apparso più tardi, deplorando che abbia interferito pesantemente nell’esame del pacchetto.

 

Secondo Pilar del Castillo Vera, il Ministro francese aveva perfettamente ragione nel sottolineare l’importanza delle comunicazioni elettroniche per lo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza, in quanto esse incidono del 25% sulla crescita globale e del 40% sulla crescita produttiva.

 

Il “concetto coerente e forte” enfatizzato dalla posizione del Parlamento è quello della responsabilità condivisa. Per la relatrice, la co-responsabilità, combinata da un sostegno ex ante volto allo sviluppo del potenziale competitivo, è la giusta risposta alle esigenze del mercato delle telecomunicazioni. E’ stata quindi sottolineata la necessità di definire chiaramente la struttura, i compiti nonché le responsabilità dell’organismo regolatore. Infine ha aggiunto che la co-responsabilità implica il cofinanziamento: il finanziamento solo da parte della Comunità minerebbe la consistenza e la coerenza.

 

Patrizia Toia (ALDE/ADLE, IT) ha esordito sostenendo che “nel mondo delle telecomunicazioni ogni risorsa che consente la trasmissione di voci, dati e immagini è un bene prezioso”. Ecco perché, ha spiegato, lo spettro radio che si libererà tra qualche anno (il dividendo digitale) “rappresenta una grande opportunità sociale e culturale oltre che economica e commerciale”. A suo parere, occorre quindi “una politica adeguata a livello europeo” che sappia valorizzare al massimo questa risorsa, anche per restare competitivi nei confronti di USA e Giappone che “già utilizzando con grande risultato questa risorsa”. La relatrice ha quindi sottolineato l’esigenza di recuperare rapidamente il ritardo, rispettando “tassativamente” la data per lo switch-over verso il digitale previsto nel 2012 e fornendo il massimo impegno sia per la riforma dello spettro radio che sul dividendo digitale.

 

“Lo spettro radio è una risorsa naturale e quindi un bene pubblico”, ha aggiunto, e va quindi sfruttato anche a vantaggio della collettività, ad esempio garantendo una larga accessibilità a tutti i cittadini, anche a quelli svantaggiati, portando servizi a banda larga nelle aree più remote. Facendo appello, in seguito, a “un forte coordinamento europeo” ha anche sottolineato la necessità di una strategia “win win”. Occorre quindi destinare le risorse agli operatori del settore audiovisivo e dei media già presenti sul mercato, “anche per garantire pluralismo culturale e difesa delle identità culturali”. E’ poi necessario offrire “uno spazio adeguato” ai settori delle telecomunicazioni che hanno bisogno di sviluppare nuovi servizi, una più ampia rete di tecnologie e anche una risposta a nuove esigenze dei moderni consumatori. Ma, ha insistito, devono “vincere” anche quegli utenti anche senza licenza, che sono rappresentati dai no-profit, dalle realtà locali, dalle reti delle piccole comunità dei territori e dalle associazioni di interesse generale.

 

Infine, la deputata ha rilevato l’esigenza di rispettare la responsabilità degli Stati membri in materia di competenza di assegnazione dell’uso delle frequenze ma anche di “valorizzare insieme quella necessità indispensabile di armonizzazione”. Ha infatti spiegato che “se non ci si armonizza, se non ci si coordina, se non si decide insieme anche il valore dello spettro si riduce economicamente e socialmente”. Pertanto, ha concluso, occorre evidenziare il valore aggiunto di una gestione europea di questa.

 

Malcolm Harbour (PPE/DE, UK) ha innanzitutto evidenziato la necessità di fornire ai consumatori informazioni dettagliate sui prezzi, sulle tariffe e sulle condizioni contrattuali nonché su come proteggersi dalle minacce alla sicurezza dei loro dati personali. Ha quindi sottolineato l’importanza della buona qualità dei servizi universali di emergenza e le esigenze dei disabili. Inoltre, per il relatore, “i consumatori hanno il diritto ad essere informati su alcuni problemi che potrebbero incontrare, che si tratti di violazione dei diritti d’autore, di potenziale uso abusivo o di acquisto di articoli che potrebbero causare danno alla loro salute, come ad esempio i medicinali contraffatti”. Infine, per venire in aiuto ai consumatori si è interrogato sulla possibilità di chiedere ai fornitori del servizio elettronico di trasmettere messaggi di servizio pubblico come accade per i canali televisivi.

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