Privacy: l’Italia a rischio. Paese attanagliato da un cortocircuito irrisolto tra ‘ragioni della giustizia, dell’informazione e tutela della riservatezza’

di Alessandra Talarico |

Il Garante, nella sua relazione annuale, mette in guardia contro i rischi legati a un uso inconsapevole dei motori di ricerca e dei social network.

Italia


Francesco Pizzetti

Un grande Paese europeo coinvolto in giganteschi processi di cambiamento. Un Paese alle prese con un diffuso bisogno di protezione… in una società che invecchia”, è questo il ritratto del nostro Paese fatto dal Garante privacy Francesco Pizzetti, che questa mattina ha presentato al Parlamento la Relazione sull’attività svolta nel 2007.

 

L’Italia si trova, come molti altri Paesi, al centro “di una difficile crisi economica ma con una forte necessità di sviluppo e di modernizzazione”.

Il Paese vuole tutto sapere e tutto conoscere, ha spiegato Pizzetti, ma è attanagliato da un cortocircuito irrisolto tra “le ragioni della giustizia, dell’informazione e della tutela della riservatezza”, con all’ordine del giorno “insopportabili intrusioni nella vita quotidiana da parte di un marketing molto aggressivo”, ma ancora indifferente alla necessità di proteggere le informazioni dei cittadini in settori molto delicati quali la sanità, il credito, l’amministrazione finanziaria, le strutture di servizio.

 

E in un tale contesto di cambiamento, accelerato anche da uno sviluppo senza sosta delle nuove tecnologie dell’informazione, muta e si fa più complesso il compito delle Autorità chiamate a tutelare la privacy dei cittadini.

 

Sotto accusa, in particolare, i motori di ricerca, che Pizzetti definisce “i moderni caleidoscopi di una realtà che noi stessi alimentiamo ma che non dominiamo”.

I search engine – di cui Google è l’esponente più illustre e criticato proprio per le sue politiche di collezionamento dei dati – raccolgono e riutilizzano per fini commerciali le nostre informazioni personali e questo non fa che “frammentare in mille pezzi” l’identità di ogni internauta, ricomponendola “attraverso mille prismi, nessuno dei quali dice davvero chi siamo”.

 

Di fronte al proliferare di nuove tecnologie e servizi, di cui i giovani sono i più entusiasti utilizzatori – pensiamo ai cosiddetti social network come MySpace e FaceBook – il Garante sottolinea i rischi, anche gravi, di un uso inconsapevole di questi strumenti, che consentono alle persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete.

 

Questa nuovissima abitudine di spiattellare la propria vita e le proprie abitudini su internet, comincia infatti a creare non pochi problemi ai giovani in cerca di lavoro, che spesso vedono i loro curricula respinti a causa di qualche immagine o post sconveniente caricato con troppa leggerezza, ma rapidamente rintracciabile a uso e consumo di chi vuole conoscere qualche dettaglio in più sulla loro vita privata.

 

“Il futuro, anche quello che solo qualche anno fa ci sembrava lontanissimo, è già presente”, ha dichiarato Pizzetti. E il futuro, se non affrontato con le dovute contromisure, non potrà riservarci molte buone sorprese sul fronte della privacy.

Pensiamo a pratiche già massicciamente in uso, come la cosiddetto ‘marketing comportamentale‘, che sfrutta i dati relativi alla nostra navigazione per inondarci di messaggi pubblicitari ‘su misura’, o al ‘geomarketing’, che grazie al satellite, conosce i nostri spostamenti ed è in grado di offrirci, in base al posto in cui ci troviamo,  i prodotti e i servizi da noi preferiti.

 

Un mondo, quello descritto da Pizzetti, sempre più in conflitto tra libertà virtuale e pericoli reali e che rischia una deriva i cui primi segni sono già ben visibili.

 

“Essere sempre individuabili – sottolinea il Garante – può essere utilissimo se, ad esempio, si ha bisogno di soccorso. Può essere soffocante se si ha il legittimo desiderio di vivere senza l’ansia di essere spiati da un occhio elettronico che gira nel cielo”.

 

Queste nuove e ubique forme di controllo – che spesso sfuggono al nostro di controllo – necessitano urgentemente di nuove regole, e l’Autorità ne è ben consapevole.

 

Un primo passo per la tutela della privacy dei cittadini è stato fatto con la direttiva Frattini , che ha allineato l’Italia, anche se con forte ritardo, alle direttive europee sulla data retention, fissando un tempo massimo di conservazione dei dati tlc non superiore a 2 anni, rispetto ai precedenti 4.

 

Il garante segnala che nel corso del 2007 sono stati anche adottati nuovi provvedimenti come quello relativo alle bollette in chiaro e ai servizi non richiesti.

Ora, bisogna attendere che gli operatori si adeguino.

 

Un capitolo a parte è quello dedicato alle intercettazioni, all’uso dei tabulati di traffico telefonico e telematico, ai molti e diversi materiali che possono essere acquisiti nel corso delle attività investigative o utilizzati nei processi penali.

 

Il tema è al centro anche dello scontro politico e presenta non poche problematiche: “troppo frequentemente in questi anni le informazioni raccolte durante le indagini sono state oggetto di pubblicazione e di diffusione al di fuori dei processi”, ha dichiarato Pizzetti, sottolineando come il fenomeno costituisca indubbiamente “una anomalia tutta italiana”.

 

Le intercettazioni, sottolinea il garante, sono sì un utile strumento di indagine, ma sono anche e soprattutto “una delle forme più invasive della nostra sfera personale”.

Fino a che punto, dunque, è giusto che notizie raccolte nel corso di indagini giudiziarie vengano diffuse “al di fuori del processo, e spesso prima ancora che il processo inizi?”.

 

A guidare la pubblicazione di queste informazioni dovrebbe essere il codice deontologico dei giornalisti e l’Autorità è più volte intervenuta “anche adottando provvedimenti che hanno fatto discutere”.

 

Nel recente disegno di legge sulle intercettazioni è stato inoltre dato al Garante il potere di imporre la pubblicazione dei provvedimenti volti a censurare comportamenti scorretti da parte della stampa o dei mezzi di informazione.

“Un potere che avevamo chiesto da tempo e che consideriamo efficace, anche perché applicabile a tutti i provvedimenti in materia di informazione e comunicazione”.

 

Il Garante sottolinea altresì che, non avendo competenza a pronunciarsi su temi quali i tipi di reato per i quali si può fare ricorso a queste tecniche investigative e se il numero concreto delle intercettazioni svolte sia o no eccessivo, ribadisce la necessità di proteggere i dati “con vincoli giuridici più chiari e penetranti e con misure tecniche adeguate”.

 

Come ha sottolineato ieri anche il presidente Agcom Corrado Calabrò, anche secondo Pizzetti in Italia assistiamo a troppi processi mediatici e c’è ancora “troppa commistione fra realtà e reality”.

E agli uomini dei media Pizzetti rivolge un accorato appello: “fermatevi e riflettete”.

 

La ricetta di Pizzetti per una tutela effettiva della privacy è semplice.

“La privacy – spiega – non deve essere complicazione, oneri burocratici, moduli scritti a caratteri piccolissimi e fittissimi per strappare ai cittadini un consenso che non li rende più consapevoli e informati”, ma deve fondarsi su tre pilastri: “semplicità, trasparenza, facile comprensibilità dei modi coi quali i nostri dati sono raccolti e trattati”.

“Solo così – conclude – i cittadini possono essere effettivamente tutelati e garantiti”.

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