Digitale terrestre: Romani garantisce l’anticipo dello switch-off. Necessari roadmap e incentivi, ma alla base maggiori sinergie  

di Raffaella Natale |

Italia


Broadcasting

Come si presenterà il mercato della televisione digitale? Come si organizzerà l’industria? Quali sono le modalità di accompagnamento della transizione al digitali più efficaci e più efficienti?

Sono alcune delle domande che si sono posti i partecipanti al convegno Isimm, “Organizzare il mercato: il digitale terrestre nel sistema Italia“, che si è tenuto ieri a Roma e ha visto la presenza dei rappresentanti delle istituzioni e degli esperti del settore, impegnati ormai a dare il colpo d’accelerata in vista dello switch-off.

 

Per Isimm, l’organizzazione del mercato nel completamento del passaggio alla Tv digitale terrestre rappresenta un’occasione irripetibile di ammodernamento del Paese. “Quella digitale è una televisione che rinnova il proprio linguaggio rimanendo allo stesso tempo quel mezzo familiare con cui tutti siamo abituati a rapportarci: una Tv gratuita e in chiaro che, attraverso una programmazione articolata, permette di raggiungere e di coinvolgere tutte la fasce di pubblico, combinando l’informazione, l’intrattenimento e la qualità con l’approfondimento, la personalizzazione e la partecipazione”.

 

Prendendo le mosse dalla nuova strategia di offerta della Rai (ampliamento e rafforzamento dell’offerta editoriale e l’avvio delle trasmissioni gratuite in alta definizione sul digitale terrestre), il Convegno è stato un’occasione di riflessione e di confronto tra tutti i soggetti interessati al rapido sviluppo del nuovo sistema televisivo (Istituzioni, imprese, consumatori e rappresentanti dell’accademia e della ricerca), con l’obiettivo di individuare gli elementi chiave nella transizione verso il nuovo mondo digitale.

 

Importante l’annuncio di Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, secondo il quale lo spegnimento del segnale analogico e il definitivo passaggio al digitale terrestre potrebbero essere anticipati rispetto all’attuale data del 31 dicembre 2012.

“…Entro i prossimi tre mesi, anzi due mesi e mezzo, come previsto dalla norma inserita nel decreto sugli adempimenti comunitari – ha spiegato Romani – metteremo a punto la roadmap del digitale stabilendo date e modalità per lo switch-off”.

All’interno di questa calendarizzazione, che sarà varata insieme all’Autorità per le Comunicazioni, il governo prenderà una decisione su quanto anticipare la data del passaggio al digitale rispetto al termine deciso dal precedente governo, quello appunto di fine 2012.

 

“…Forse con la legge Gasparri, che fissava la scadenza per il passaggio al digitale nel 2006 siamo stati troppo ottimisti“, ha ammesso Romani, “…ma chi ci ha governato in precedenza, potendo scegliere tra un arco temporale compreso tra il 2008 e il 2012 per lo switch-off, ha scelto l’ultimo periodo”.

Il sottosegretario ha quindi aggiunto “…non possiamo essere in ritardo anche in questo settore, come ha voluto fare qualcuno in precedenza”.

 

Anche se l’ex Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, nel proprio intervento ha rivendicato il ruolo del governo uscente di “..aver rimesso in moto il processo verso la TDT”, sottolineando che adesso “…occorre una grande coerenza nei prossimi quattro anni per completarlo”.

 

Romani ha anche annunciato che il governo sta studiando incentivi per il digitale sia per le imprese, cioè i broadcaster, che per gli utenti televisivi, che dovranno sostenere la spese dell’acquisto di nuovi apparecchi per ricevere la nuova tecnologia televisiva.

“…Per gli operatori televisivi – ha però spiegato il sottosegretario – serve chiarezza sui costi della digitalizzazione. Ho visto stime completamente diverse tra grandi operatori privati, la Rai e Tv locali. Bisogna un attimo mettersi ad un tavolo e definire criteri omogenei e certi. Per quanto riguarda gli incentivi ai cittadini, è chiaro che c’è un precedente che ha creato problemi, ma il governo non può non porsi il problema di aiutare dei cittadini che dovranno cambiare apparecchio sostenendo delle spese in un momento difficile per le famiglie italiane”.

La voce dei consumatori è stata portata da Mauro Vergari (Adiconsum) che ha rivendicato il ruolo degli utenti che “….fanno parte della filiera e chiedono di non essere messi  ai margini”.

 

L’aspetto dei finanziamenti è stato anche affrontato da Maurizio Gasparri (Pdl), che ha precisato: “Tutti sono coinvolti nel processo verso il digitale, ma occorrono più risorse. L’Europa blocca talvolta dei processi di incentivazione necessari alla diffusione di una tecnologia ed è necessario discutere a livello europeo come comportarsi per l’incentivazione dei decoder e dei televisori”.

 

Chiaro il riferimento a quegli aiuti pubblici per l’acquisto di decoder, previsti dalla Legge Gasparri, bocciati dalla Ue.

 

Romani ha sottolineato che il passaggio al digitale continuerà sulla strada tracciata per la Sardegna, dove lo switch-off dovrebbe arrivare a fine anno, con una redistribuzione delle frequenze in base ad intese tra gli operatori recepito poi dal governo e Agcom. Un sistema che è diventato “legge” visto che è stato introdotto nel decreto sugli adempimenti comunitari.

Le prossime aree ad essere interessate dal passaggio alla Tv digitale saranno la Valle D’Aosta, il Trentino (a cui potrebbe aggiungersi l’Alto Adige a breve) Torino, Cuneo Novara e Vercelli e la Pianura Padana più in generale. Anche Roma siglerà ad ottobre-novembre un’intesa con il ministero per diventare un’area all digital entro i primi mesi del 2009.

 

Enrico Manca, presidente di Isimm, ha subito posto l’attenzione sull’importanza, nel processo di accelerazione verso il digitale, di “…uno sforzo congiunto di tutti gli attori del sistema industriale, delle istituzioni – locali e nazionali – e delle associazioni dei consumatori, per  gestire insieme questo delicatissimo passaggio”.

 

Secondo una recente ricerca commissionata da DGTVi, in Italia sarebbero in circolazione oltre 8 milioni di decoder digitali terrestri, di cui un quarto integrato nei televisori di nuovo tipo. Se a questi aggiungiamo i 4,5 milioni dichiarati da Sky ed i due-trecentomila abbonati a servizi di IPTV, sfioriamo la cifra di 13 milioni di apparecchi televisivi digitali in circolazione. Ciò significa che, considerando anche le famiglie in possesso di più di un apparecchio, restano almeno altre 9/10 milioni di famiglie italiane, circa il 40%, che hanno accesso alla sola Tv analogica terrestre.

 

Manca ha quindi aggiunto che “Il 2012 è molto vicino. E’ necessario allora uno sforzo congiunto e coordinato del sistema industriale, delle Autorità di regolazione, del Governo, e delle forze politiche tutte per ottenere questo traguardo storico”.

 

Antonio Sassano (FUB – Fondazione Ugo Bordoni) ha quindi messo in evidenza che “Il processo di transizione verso il digitale, se portato avanti razionalmente, non è in contraddizione con ciò che avviene a livello europeo e risolve due problemi: la concorrenza nel settore televisivo e la migliore utilizzazione dello spettro (…). L’azione congiunta di Autorità e Ministero è stata strategica, con quattro fatti importanti: la realizzazione del Catasto delle frequenze, l’azione per reti a singola frequenza (SFN), il bando di gara per le frequenze televisive e il nuovo piano per la Sardegna (…). Il digitale è un’occasione per rendere europeo il nostro scenario televisivo”.

 

Ma, come ha precisato Mario Frullone (FUB), in questo momento “…è necessario riflettere sul Master Plan, cioè il registro che pianifica le attività in Sardegna tra settembre ed ottobre. In Sardegna il processo verso lo switch-off è irreversibile, quindi non consente errori.(…) Va riconsiderata una strategia di comunicazione adeguata a questa formidabile sfida, visto che la Sardegna è una palestra per dimostrare di saper gestire un processo che poi deve essere replicato in altre regioni del Paese”.

 

Dall’Agcom, Stefano Mannoni ha messo in evidenza i vari benefici che comporta lo spegnimento delle reti analogiche, tra i quali spiccano “…l’ampliamento dei canali disponibili (pluralismo), maggiore qualità dell’immagine e uso più razionale dello spettro radio (concorrenza). Il regolatore deve scegliere se  migrare dall’analogico terrestre alla piattaforma digitale terrestre oppure favorire un mix di piattaforme digitali che veicolino l’offerta televisiva”.

 

Andrea Ambrogetti di DGTVi ha quindi voluto ribadire un aspetto importante: resta alta la diffusione dei decoder e dei televisori per la TDT, “ma rimane il problema dei contenuti”.

Secondo Egidio Viggiani (DFree), “…occorrono garanzie e regole per la tutela degli investimenti dei produttori di contenuti”.

 

Nicola D’Angelo dell’Agcom ha detto che “Le ragioni della lunga transizione verso la televisione digitale sono diverse”. Tra le priorità vi è ora “…il problema dei contenuti ed il ruolo del servizio pubblico. Nel caso inglese la BBC sta trainando il mercato nella TDT e nella larga banda ed infatti il 40% dei video disponibili vengono dagli archivi della BBC,  che è stata messa nelle condizioni di farlo”.

 

Per il presidente di Isimm, a riguardo, è necessario guidare l’adozione del nuovo sistema in altro modo, cioè rendendo la piattaforma digitale terrestre attrattiva per la qualità dei contenuti trasmessi. E qui il ruolo del servizio pubblico è fondamentale.

 

D’accordo Luca Balestrieri (Rai), che ha commentato: “Siamo probabilmente alla vigilia di una forte accelerazione del passaggio alla televisione digitale terrestre, che significa per buona parte della popolazione italiana una accelerazione della transizione al mondo della comunicazione digitale. Dopo questo passaggio, la televisione e l’industria culturale italiana non saranno più le stesse. L’accelerazione comporta per le istituzioni e per le imprese obblighi e vincoli nuovi e richiede una più stretta cooperazione di sistema”.

 

L’Autorità Antitrust è intervenuta con Paolo Troiano, che ha sottolineato due aspetti nello sviluppo della televisione digitale: l’incremento dell’offerta e la necessità di favorire soluzioni tecniche che massimizzino il numero degli operatori.

 

Enrico Menduni (Università Roma Tre-Isimm) ha moderato la tavola rotonda “Filiera, regole, modelli di business“.

 

D’accordo con l’anticipo dello switch-off anche Francesco Siliato (Studio Frasi), che fa riflettere su un altro aspetto: “Il digitale ha sbloccato la stasi della televisione in Italia causata dal duopolio”.

Anche se Piero De Chiara (Telecom Italia Media) ha tenuto a ribadire che …”Con la televisione digitale si sta verificando il rafforzamento del duopolio, perché Rai e Mediaset sono superiori nelle infrastrutture…”.

Un aspetto, quello delle infrastrutture, sul quale si è soffermato anche Francesco De Domenico (Ray Way) che ha parlato delle attività della Rai.

Mentre Antongiulio Lombardi (H3G) ha messo in luce la necessità di “…affrontare il problema del rapporto con le amministrazioni locali che possono ostacolare la diffusione del segnale“.

Dando però sostegno, come ha ricordato Stefano Selli (FRT) “alle emittenti che hanno un ruolo nel territorio”.

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