Firma digitale: cresce l’utilizzo ma servono ancora aggiustamenti tecnici e legislativi

di Alessandra Talarico |

Italia


Firma digitale

A quasi 10 anni dal suo debutto, l’uso della firma digitale è sempre più massiccio: sono infatti oltre 3,2 milioni le card elettroniche emesse, circa 100 milioni i documenti sottoscritti in modo digitale, 17 i certificatori emissari delle carte.

 

C’è però ancora bisogno di innovare e semplificare l’utilizzo di questo dispositivo in grado di facilitare notevolmente, mediante l’innovazione tecnologica, i rapporti tra cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione centrale e locale.

 

È questo il parere di Giovanni Manca, del CNIPA, che intervenendo al convegno “Semplificare la firma digitale” al ForumPA, ha sottolineato che “…siamo in un momento di svolta tecnologica nell’utilizzo della firma digitale. Pur rimanendo valido l’utilizzo della smart card per la sottoscrizione digitale, è indispensabile sviluppare e tenere in considerazione l’esistenza di altri meccanismi che possiamo senz’altro definire più semplici per l’utente”.

 

Tra questi, Manca indica il “dispositivo di firma USB”, che consentirebbe si bypassare l’obbligo di utilizzo del lettore di smart card, il quale risulta uno strumento decisamente poco user-friendly: spiega infatti Manca che la maggior parte delle chiamate ai call center dei certificatori accreditati per la firma digitale è per ricevere assistenza sull’utilizzo di questo dispositivo.

 

Per favorire lo sviluppo di tecnologie di ultima generazione e l’utilizzo di altri strumenti oltre ai lettori di smart card, è stata avviata una serie di “attività di regolamentazione e di assistenza alle imprese”, ha aggiunto Manca, ricordando che questi dispositivi “pur essendo conformi alla legislazione, sono ancora in una fase di maturazione tecnologica” che richiede azioni di vigilanza e normative.

Queste ultime, in particolare, si rendono necessarie al fine di aggiornare l’attuale normativa e di evitare che la burocrazia ostacoli l’innovazione.

 

Nel frattempo, il CNIPA ha approvato uno schema di decreto sulle nuove Regole tecniche per la firma digitale che aggiorna le regole emanate dal Governo Berlusconi all’inizio del 2004. Lo schema è attualmente al vaglio del nuovo Governo per il proseguimento dell’iter legislativo.

 

La firma digitale rappresenta uno dei 10 obiettivi del Piano per l’eGovernment, che si sviluppa su tre pilastri: la diffusione della firma digitale all’interno delle amministrazioni, con distribuzione a dirigenti e funzionari con potere di firma, e relativa formazione; l’intervento su applicazioni e servizi, per renderli accessibili in sicurezza tramite la firma digitale; le iniziative specifiche di stimolo all’utilizzo della firma da parte di gruppi specifici di utenti esterni all’amministrazione.

 

L’Italia, secondo le rilevazioni della Commissione europea, oltre ad applicare gli standard comunitari, ha messo in atto anche chiare regole a livello nazionale – Dlgs 10/2002, del DPR 137/2003 – che potrebbero essere formalizzate dalla Commissione europea nell’ambito della revisione della Direttiva del 1999, per accelerare l’adozione della firma digitale.

 

Molti dei meccanismi introdotti dall’Italia in questi nove anni a garanzia dell’autenticità, dell’integrità e della non ripudiabilità da parte del firmatario del documento informatico anni sono “…pressoché unici a livello mondiale”, spiega il CNIPA, che sottolinea il grande lavoro portato avanti nel nostro Paese soprattutto in fatto di cultura del documento informatico e di graduale abbandono del documento cartaceo, “…con tutti i problemi e costi connessi alla sua gestione e archiviazione, non solo nei rapporti tra cittadini e Pubblica amministrazione, ma anche nelle relazioni tra imprese”.

 

Obiettivi importanti e riconosciuti anche dalla Commissione, che ha preso i protocolli italiani di interoperabilità come modello base a livello europeo.

 

Ricordiamo che i documenti informatici, sottoscritti con firma digitale o con un altro tipo di firma elettronica qualificata, hanno pieno valore legale ed evitano spostamenti di persone, atti da spedire, archiviare e gestire. Questi documenti, inoltre, permettono di validare legalmente a distanza un contratto, di emettere una fattura commerciale o un ordine di acquisto.

 

Sulla base dei parametri fissati dal CNIPA, che gestisce l’elenco dei certificatori accreditati e controlla il rispetto delle norme, la legge riconosce infatti che “…Il documento informatico, sottoscritto con firma digitale o con un altro tipo di firma elettronica qualificata, ha l’efficacia prevista dall’art. 2702 del Codice civile. L’utilizzo del dispositivo di firma si presume riconducibile al titolare, salvo che questi dia prova contraria”.

 

Ecco perché la firma digitale rappresenta anche un valido strumento per ridurre le spese: secondo i dati Unioncamere, ad esempio, le aziende italiane possono risparmiare ogni anno 260 milioni di euro, tenendo conto solo dei rapporti che periodicamente debbono intrattenere con il Registro delle Imprese.

 

Ad agevolare la diffusione di questo strumento telematico nel nostro Paese è intervenuta nel 2006 l’adozione del Codice dell’Amministrazione Digitale che ha rafforzato ulteriormente il diritto dei cittadini a scambiare comunicazioni mediante posta elettronica con le PA, non più solo con quelle centrali ma anche con quelle locali, introducendo il diritto di rivolgersi al giudice amministrativo per obbligare i pubblici uffici a rispettare l’obbligo di risposta e dando quindi valore probatorio al documento informatico sottoscritto.

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