Diritto d’autore: tagliare la linea a chi commette troppe infrazioni? I Provider si oppongono, ‘Non siamo poliziotti della rete’  

di Raffaella Natale |

Italia


Cybercrime

La tutela dei diritti d’autore mette in luce una questione spinosa: i rapporti tra chi difende questi diritti e le eventuali responsabilità degli internet provider che qualcuno vorrebbe svolgessero il ruolo di “poliziotti della rete“.

 

Il presidente della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), Enzo Mazza , ha lanciato una proposta: per tutelare il diritto d’autore i provider dovrebbero tagliare la linea ai clienti che commettono infrazioni dopo tre volte.

Una posizione che, però, non trova d’accordo Assoprovider (Associazione Provider Indipendenti) che segnala al presidente della FIMI che “gli Isp sono solo dei trasportatori di bit e nessun trasportatore si pone il problema se il destinatario della merce pagherà o meno il mittente e cessa di fare consegne solo per chi non paga il trasporto. Anche volendo prendersi carico delle problematiche l’unico risultato ottenuto sarebbe il cambio di trasportatore da parte del cliente. Quindi il passo successivo quale sarà? L’istituzione del registro dei clienti “inaccettabili”?!”

 

Per l’Associazione, “ancor più grave è il fatto che questi soggetti, cosi ligi alla legge quando invocano la protezione dei propri diritti, si dimentichino sistematicamente delle altre leggi a tutela dei cittadini e si dimentichino che non esiste nessun ambito nel quale un entità privata applichi sanzioni conto terzi senza che queste siano state erogate dai poteri dello Stato a ciò preposti”.

 

Secondo Assoprovider, non c’è alcuna voglia di spendere le risorse personali (nemmeno quelle intellettuali) per capire come risolvere il proprio problema ma solo trovare una strada facile che tuteli integralmente interessi particolari con i costi sulle spalle di tutti tranne che le proprie.

I Provider Indipendenti allora continueranno ad opporsi ad ogni tentativo di attribuire funzioni di controllo sull’operato degli utenti della Rete, rifiutando ogni ruolo di “Poliziotti della Rete”, ruolo che non è proprio di aziende private e a cui non deve essere attribuito.

E mentre si discute di azioni di contrasto e ruoli delle parti coinvolte, proseguono senza sosta le operazioni antipirateria.

 

Notevoli risultati sono stati raggiunti nei primi mesi dell’anno con le iniziative anti-evasione messe a punto dalla Guardia di Finanza, con la collaborazione tecnica di FPM (Federazione contro la pirateria musicale nato su iniziativa di IFPI e FIMI). In una serie di distinte attività condotte in Valle d’Aosta, nella provincia di Bergamo e a Firenze, sono state denunciate 11 persone e sequestrati migliaia di CD e oltre a 50.000 file musicali illegalmente diffusi in pubblico presso disco-pub, discoteche e durante eventi promozionali.

Come spiega una nota della FPM, le operazioni della GDF in alcuni casi hanno permesso di scoprire anche altre illegalità come ad esempio consistenti evasioni fiscali e contributive – INPS e INAIL –  nate dall’utilizzo di manodopera in nero.

 

Luca Vespignani, segretario generale di FPM, commentando i risultati ha dichiarato: “L’uso di contenuti musicali in un contesto commerciale non può prescindere da un’autorizzazione dei titolari dei diritti, visto che lo stesso esercizio, fornendo ai propri clienti della buona musica, ritiene che ciò serva a incrementare il proprio business”.

 

Nel corso di ulteriori azioni della Guardia di Finanza, condotte su tutto il territorio  nazionale, sono stati denunciati anche i responsabili di alcune emittenti radiofoniche locali che, analogamente ai responsabili dei locali pubblici, diffondevano musica senza aver assolto al pagamento dei diritti connessi ai produttori fonografici.

 

Queste operazioni seguono la pronuncia di due importanti sentenze in materia di tutela del copyright, sempre originate da attività della Guardia di Finanza con l’assistenza di FPM: nel luglio del 2007 la terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha sancito l’obbligo del pagamento dei diritti connessi ai produttori  fonografici, tramite SCF (Società Consortile Fonografici) per chiunque diffonda musica in luoghi pubblici, distinguendo nettamente questi diritti da quelli spettanti alla SIAE e qualificando la cosiddetta copia tecnica dei brani musicali, come duplicazione abusiva se non autorizzata dai legittimi titolari del diritto.

 

Nel febbraio 2008 il Tribunale di Milano ha condannato a 6 mesi di  reclusione e 1500 euro di multa, i rappresentanti legali di un’azienda che confezionava palinsesti musicali per locali pubblici ed esercizi Commerciali e che non assolveva i diritti spettanti ai produttori fonografici. La normativa italiana sul diritto d’autore, nello specifico l’art. 171 ter, prevede una pena da 6 mesi a 3 anni e una multa fino a 15000 euro per chiunque trasmetta, diffonda in pubblico e/o riproduca fonogrammi  senza l’autorizzazione del legittimo titolare dei diritti. La pena detentiva e la multa vengono integrate dalle sanzioni amministrative accessorie, previste all’art. 174 bis, pari a 103 euro per ogni fonogramma abusivamente diffuso o riprodotto.

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