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Telecomunicazioni a banda larga e ruolo dello Stato

Italia


L’articolo che segue, a firma di Francesco Vatalaro, è tratto da la-rete.net (www.la-rete.net), il nuovo sito che intende sostenere il dibattito sulla società dell’informazione in Italia.  

Nessuno oggi discute il ruolo dell’ICT per promuovere l’innovazione, né lo stretto legame che esiste tra innovazione e produttività. D’altra parte la mutazione del paradigma di Internet dal vecchio Web 1.0, quello della consultazione di informazioni in rete, all’odierno Web 2.0 della diffusione capillare delle cosiddette “social networks” e, tra poco, al Web 3.0 della pervasività degli accessi fissi e mobili e della piena integrazione del mondo fisico e dei mondi virtuali è destinata ad incidere fortemente su tutte le filiere produttive. L’ammodernamento delle reti di accesso a sistemi e servizi di TLC per seguire l’evoluzione di Internet è dunque questione centrale per lo sviluppo economico del Paese.

Mentre il mondo cambia, l’Italia vive un problema di arretratezza, quello della diffusione della banda larga. Stante la vocazione dell’Italia di mantenersi nel gruppo di testa dei paesi europei è significativo il raffronto con i cosiddetti “EU Big Five” più che con le consuete medie EU-15 e EU-25. Secondo dati Ocse (http://www.oecd.org/sti/ict/broadband) nel 2006 la percentuale delle famiglie dotate di accesso a banda larga – DSL o fibra ottica – era il 16,2 in Italia contro il 29,3 della Spagna, il 30,3 della Francia, il 33,5 della Germania e il 43,9 del Regno Unito…(continua)

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