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Berlusconi, ‘Non bisogna ridimensionare Rai e Mediaset se si vuole competere coi giganti globali’. Ma Veltroni ribatte, ‘Stop al duopolio’

Italia


“…Abolire il canone Rai? Dipende dal ruolo che si vuole dare alla Tv pubblica. Il canone avrebbe senso se la Rai rinunciasse ad agire come una televisione commerciale”. E’ quanto sostiene il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, in un’intervista concessa alla stampa.

“….Una prova del ritardo culturale della sinistra è il fatto di continuare a proporre leggi che ridimensionerebbero sia Rai che Mediaset“, ha detto ancora.

“…Oggi – ha sottolineato Berlusconi – la concorrenza sul mercato televisivo va al di là dei confini nazionali e avviene fra giganti globali, rispetto ai quali le aziende italiane sono decisamente sottodimensionate”.

 

“…Regole europee, pluralismo e concorrenza, passaggio alla tecnologia digitale“, cita il programma del Pdl.

 

In quello proposto agli elettori dal Pd, anche qui si evidenzia la necessità di superare il duopolio televisivo e sostenere il passaggio alla digitale terrestre con lo spegnimento definitivo del segnale analogico.

 

 “…Di qui al 2012 deve essere applicata l’assegnazione delle frequenze secondo le direttive europee e il rispetto delle sentenze della Corte costituzionale (…) L’Italia deve poter entrare nell’era della Tv digitale con più libertà, più concorrenza, più qualità”.

“…Il superamento del duopolio è oggi reso possibile dall’aumento di capacità trasmissiva garantito dalla Tv digitale. Per andare oltre il duopolio occorre correggere gli eccessi di concentrazione delle risorse economiche, accrescendo così il grado di pluralismo e di libertà del sistema”.

 

Inoltre, i criteri di proporzionalità, non discriminazione, trasparenza e apertura a nuovi entranti, che sono stati adottati per la transizione in Sardegna, saranno alla base della transizione nazionale, nel rispetto delle dettami Ue, delle sentenze e delle norme antitrust.

 

Per il leader del Pd, Walter Veltroni, “…Va messa subito mano alle nuove regole per il governo della Rai”.

Una Fondazione titolare delle azioni, che ridefinisce la missione del servizio pubblico nell’epoca della multimedialità e delle multipiattaforme, nomina un amministratore unico del servizio pubblico responsabile della gestione.

Occorre, anche, stabilire un fondo per la qualità dei programmi, destinando il 2% dell’intero fatturato pubblicitario al finanziamento di produzioni di qualità.

 

I contenuti distribuiti dalle reti televisive, ha spiegato Veltroni, attivano – per la loro produzione – un’importante filiera industriale, con punte di eccellenza artistica, culturale, tecnologica. Non sempre, però, i rapporti fra distribuzione e produzione sono equilibrati. Il regime duopolistico ha fortemente rafforzato la posizione contrattuale delle televisioni nei confronti dei produttori di contenuti.

 

“…La nostra proposta è di destinare – come accade in altri Paesi del mondo – una quota del 2% dell’intero fatturato pubblicitario delle reti televisive al finanziamento di produzioni di qualità, che abbiano un valore culturale e artistico. Si tratta, in sostanza, di far vita a un Fondo, pari a circa 100 milioni di euro, da destinare al finanziamento di produzioni audiovisive, cinematografiche, teatrali e musicali”.

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