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Europa 7: imminente la data per l’udienza del Consiglio di Stato. Intanto Articolo21 chiede ai candidati premier rassicurazioni per la Tv

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Nei prossimi giorni si dovrebbe conoscere la data in cui il Consiglio di Stato si riunirà per discutere il ricorso di Europa 7, contro la mancata concessione delle frequenze televisive da parte dello Stato, dopo il pronunciamento, in favore dell’emittente, della Corte di Giustizia Ue.

La notizia è stata data dal presidente dell’emittente, Antonio di Stefano, e dal suo legale Ottavio Grandinetti.

 

Il Consiglio di Stato aveva chiesto alla Corte di Lussemburgo di pronunciarsi sul diritto della società a vedersi riconosciuto il risarcimento del danno a fronte di una normativa nazionale sulla distribuzione delle frequenze non conforme alle disposizioni Ue.

Secondo l’avvocato di Europa 7, c’è la concreta possibilità che il Consiglio di Stato discuta della vicenda, “prima dell’estate”.

 

In ballo, hanno confermato Di Stefano e Grandinetti, c’è un rimborso da parte dello Stato di 800 mila euro più gli interessi, se a Europa 7 saranno attribuite le frequenze Tv, e di oltre 3 miliardi di euro, se invece la magistratura amministrativa riconoscerà solo l’indennizzo del danno subito.

 

Adesso Europa 7, come ha giustamente sottolineato il legale Ottavio Grandinetti a Key4biz, attende che “si intervenga per risolvere l’anomalia del mercato televisivo italiano“, dove Rete4 continua a trasmettere nonostante Mediaset superi i limiti antitrust stabiliti dalla Legge Maccanico.

“Si parla sempre di concorrenza e pluralismo – ha detto Grandinetti – ma sul mercato dell’analogico resta incontrastato il duopolio Rai-Mediaset”.

 

L’Associazione Articolo 21 ha, intanto, chiesto ai candidati premier rassicurazioni per Europa 7. Dopo quelle date al personale di Mediaset e della Rai, l’Associazione vorrebbe “parole altrettanto forti e rassicuranti sul fatto che, anche in questo settore, si darà finalmente piena attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale, alle direttive della Commissione europea, e alle sentenze della Corte di Giustizia”.

Per l’Associazione, “…sarebbe auspicabile che ciascuno di voi trovasse il modo di rassicurare anche Europa 7 e i suoi lavoratori, che “anche a loro” non sarà fatto del male, anzi, sarà fatto del bene. Allo stesso modo andranno rassicurate quelle decine e decine di aziende che soffrono dentro il recinto chiuso del duopolio e degli irrisolti conflitti di interesse”.

“In particolare, e con grande garbo, ci permettiamo di rivolgere questo appello al candidato Silvio Berlusconi che avendo ottenuto, e non da oggi, rassicurazioni di ogni tipo, potrebbe compiere il gesto di recarsi negli studi di Europa 7 e di assumere l’impegno, in caso di sua vittoria, a recepire in modo immediato tali sentenze e a garantire i diritti acquisiti”.

 

Nel ’99 l’emittente si è aggiudicata una delle concessioni televisive assegnate con gara dallo Stato, ma non ha mai iniziato a trasmettere per carenza di frequenze a disposizione.

La gara è avvenuta dopo che la legge Maccanico ha fissato il tetto del 20% per il possesso delle reti nazionali, coinvolgendo così sia Mediaset che la Rai, proprietarie ciascuna di una rete di troppo. Nel novembre del 2002 la Corte Costituzionale ha stabilito che Rete4 doveva dismettere definitivamente le trasmissioni terrestri entro il 31 dicembre 2003.

Ma il Tar ha respinto il ricorso di Di Stefano, che ha chiesto l’accertamento del suo diritto a ottenere l’assegnazione delle frequenze e un risarcimento danni.

 

Europa 7 si è quindi rivolta al Consiglio di Stato, dinanzi al quale la causa pende attualmente, che ha chiesto parere alla Corte europea sull’interpretazione delle disposizioni di diritto comunitario relative ai criteri di assegnazione di radiofrequenze.

Il giudice del rinvio, ha spiegato la Corte europea, sottolinea che il piano nazionale di assegnazione delle frequenze non è mai stato attuato per ragioni essenzialmente normative, che hanno consentito agli occupanti di fatto delle frequenze di continuare le loro trasmissioni, nonostante i diritti dei nuovi titolari di concessioni.

 

La Corte di Giustizia Ue ha chiarito che “…Le leggi succedutesi, che hanno perpetuato un regime transitorio, hanno avuto l’effetto di non liberare le frequenze destinate a essere assegnate ai titolari di concessioni analogiche e di impedire ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale”.

“…L’applicazione in successione dei regimi transitori (…) ha avuto l’effetto di impedire l’accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze (…) Tali regimi hanno avuto l’effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali già attivi su detto mercato”.

 

Il Commissario Ue per i Media e la Società dell’informazione, Viviane Reding, ha accolto con grande favore la sentenza e ha chiesto alle Autorità italiane di applicarla rapidamente e di portare flessibilità e giusta concorrenza nel sistema italiano di assegnazione delle frequenze radio.

“…La sentenza – ha sottolineato il Commissario – è un chiaro segnale a favore dell’effettiva concorrenza, dell’accesso equo e non discriminatorio alle radiofrequenze e di una maggiore scelta da parte dei consumatori riguardo ai servizi di comunicazione basati sulla trasmissione via spettro delle frequenze”.

 

Per la Reding, è ormai chiaro che, secondo il diritto Ue, “…gli Stati membri non devono usare l’assegnazione delle radiofrequenze per congelare la strutturazione del mercato nazionale o per proteggere la posizione degli operatori già attivi sullo stesso mercato”. 

Il verdetto della Corte, inoltre, “…rafforza il principio di non discriminazione e di trasparenza per l’assegnazione delle frequenze da parte degli Stati membri”, che deve avvenire, “sulla base di criteri chiari“, e conferma, ha precisato la Reding, “…che il regime italiano per la gestione della transizione dalla Tv analogica a quella digitale favorisce gli operatori esistenti riservando loro un diritto prioritario, in esclusiva, senza limiti di tempo e senza obbligo di restituzione delle frequenze usate in analogico eccedenti dopo il completamento della transizione” alla trasmissione televisiva in tecnica digitale.

 

Ma c’è ancora qualcos’altro, il Commissario ha spiegato che “…il regime italiano impedisce anche l’ingresso di nuovi operatori nei servizi Tv di trasmissione digitale, in quanto solo gli operatori esistenti sono stati autorizzati a entrare in questo mercato durante il periodo transitorio previsto per lo ‘spegnimento’ delle trasmissioni analogiche”.

 

A riguardo, ha ricordato che la Commissione Ue “…ha già aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia riguardo alla cosiddetta legge Gasparri, che durante il periodo transitorio opera una discriminazione a favore delle emittenti già esistenti sul mercato”.

 

 

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