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Digital divide: la Ue presenta l’iniziativa ‘eInclusion’. Previsti benefici da 35 a 85 mld di euro in 5 anni

Unione Europea


Malgrado i progressi tecnici e la concorrenza più forte, più di un cittadino europeo su tre non trae, ancora oggi, pienamente vantaggio dalla società digitale.

Se questa fosse più “inclusiva”, i siti web più accessibili e internet a banda larga più disponibile per tutti gli abitanti dell’Unione europea, si potrebbero ottenere dei benefici che andrebbero da 35 a 85 miliardi di euro in cinque anni.

 

Oggi la Commissione ha presentato al Consiglio la sua iniziativa sulla eInclusione, invitando gli Stati membri a sostenere una serie di azioni chiave, tra cui una campagna di sensibilizzazione per il 2008 denominata “eInclusione, partecipa anche tu!”. Si sta valutando inoltre la possibilità di adottare una regolamentazione sulla e-accessibilità simile a quella vigente negli Stati Uniti.

 

“Nella società odierna, l’accesso all’informazione da parte di tutti i cittadini è un diritto e anche un presupposto di prosperità. Non è moralmente accettabile né economicamente sostenibile lasciare indietro milioni di persone, incapaci di utilizzare a loro vantaggio le tecnologie dell’informazione e della comunicazione” ha dichiarato Viviane Reding, Commissario responsabile della società dell’informazione e dei media. “Con l’iniziativa di oggi, la Commissione rafforza il suo impegno per combattere l’esclusione digitale in Europa. I progressi avrebbero dovuto essere molto più rapidi. La Commissione invia oggi un segnale chiaro a tutte le parti interessate, ossia l’industria, i legislatori e i governi sul fatto che occorre agire insieme adesso per garantire una società dell’informazione accessibile a tutti.”

 

La Commissione ritiene che le tecnologie ICT debbano garantire la libertà di scelta ed essere concepite per essere utilizzate da tutti, indipendentemente dalla situazione personale e sociale, riducendo così le disuguaglianze sociali. In una dichiarazione pronunciata a Riga nel 2006, i ministri della Ue si sono impegnati a conseguire obiettivi ben definiti, tra cui il dimezzamento dei divari nell’uso di internet e l’alfabetizzazione digitale e il conseguimento dell’accessibilità al 100% dei siti pubblici entro il 2010. Il conseguimento di questi obiettivi permetterebbe di ottenere dei benefici di un importo compreso tra 35 e 85 miliardi di euro nell’arco di cinque anni.

 

Il progresso, tuttavia, rimane frammentato e lento, malgrado gli obiettivi stabiliti e le numerose azioni che coinvolgono le autorità pubbliche, l’industria e la società civile. La maggior parte degli obiettivi stabiliti a Riga non saranno conseguiti entro il termine previsto. L’accessibilità dei siti pubblici è ferma al 5%.

 

Solo il 10% delle persone di età superiore a 64 anni utilizza internet, mentre la media europea è del 47%. Se non si interviene subito, spiega la Commissione, “il divario sarà dimezzato solo nel 2015 e non nel 2010”.

 

Le ultimi indagini svolte per la Commissione indicano che l’accessibilità dei siti web, dei terminal di comunicazione, degli apparecchi TV e di altre tecnologie ICT rimane problematica e che le persone con un livello di istruzione inferiore, quelle economicamente inattive e gli anziani sono quelli che rischiano maggiormente di restare indietro.

 

Per far fronte a questa sfida, l’iniziativa europea per una società accessibile a tutti istituisce un quadro strategico per: consentire a tutti di partecipare alla società dell’informazione colmando i divari in termini di e-accessibilità, banda larga e competenze; accelerare l’effettiva partecipazione di coloro che rischiano di rimanere esclusi e migliorare la qualità della vita di queste persone; integrare le azioni a favore dell”eInclusione in Europa, ottimizzando il loro impatto duraturo.

 

Nel corso del 2008 la Commissione organizzerà una campagna di sensibilizzazione denominata “eInclusione, partecipa anche tu!” che culminerà, verso la fine dell’anno, in una conferenza ministeriale per rendere noti i progressi realizzati e rafforzare gli impegni assunti a tutti i livelli.

 

Oltre a sostenere attività di ricerca e progetti pilota, la Commissione valuterà la possibilità di un approccio legislativo orizzontale per rendere la società dell’informazione più accessibile, garantire la parità dei diritti e assicurare l’esistenza di un vero mercato unico.

 

Vari Stati membri dell’UE (tra cui Regno Unito, Spagna e Italia) hanno già iniziato ad adottare misure legislative in materia di e-accessibilità. Negli Stati Uniti la legge “American with Disabilities” del 1990 ha consentito di compiere notevoli passi avanti e recentemente è stata applicata ai servizi on line, come i siti web.

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