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Per non restare impigliati nella Rete: pugno di ferro della Ue contro l’adescamento dei bambini per scopi sessuali

Unione Europea


Per evidenziare ancora di più la Giornata mondiale sull’infanzia, la Commissione ha rivolto un appello agli Stati membri perché lavorino maggiormente alla protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali. La Ue ha, inoltre, chiesto che venga considerato reato anche l’adescamento dei minori per fini erotici attraverso internet.

Franco Frattini, Commissario Ue per la Sicurezza e la Giustizia, ha dichiarato a margine del Universal Children’s Day, il 20 novembre 2007, che la Commissione ha come obiettivo il rafforzamento del quadro giuridico europeo, in particolare per quanto riguarda i reati commessi sul web.

Ha spiegato che l’attenzione è appunto rivolta all’adescamento dei bambini per scopi sessuali, il cosiddetto “grooming“. In questo senso la Ue sta cercando di avviare una collaborazione internazionale per arginare il fenomeno e identificare le piccole vittime della rete.

Presentando un Rapporto della Commissione relativo alla decisione-quadro del Consiglio relativa alla lotta contro sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia, adottata nel 2003, Frattini si è detto dispiaciuto del fatto che diversi Paesi Ue tardano ancora a comunicare le misure adottate in vista di alcune disposizioni essenziali contenute nel provvedimento.

Si tratta in particolare delle norme che obbligano a condannare il turismo sessuale, che spesso sfugge all’occhio della legge, e al trattamento speciale da riservare ai minori nei procedimenti penali.

Il Commissario ha invitato gli Stati membri ha lavorare ancora di più alla battaglia contro la pedo-pornografia, anche davanti alle evidenti difficoltà dovute al fatto che nei 27 Paesi Ue l’età del consenso ai rapporti sessuali, prevista dalle legislazioni nazionali, varia dai 13 ai 17 anni.

La European Child Safety Alliance, per mettere in evidenza ancora di più la Giornata mondiale sull’infanzia, ha elaborato una serie di pubblicazioni destinate a migliorare la sicurezza dei bambini in 18 Paesi europei, ricorrendo a misure che consentano di aumentare la sicurezza.

“Il Bollettino sulla sicurezza dell’Infanzia” fa una sintesi delle politiche nazionali per ciascun Paese nel 2006, mentre “Child Safety Country Profiles” fornisce informazioni socio-demografiche per ciascun Paese.

Secondo i dati raccolti, nel 2006 la Svezia risulta il Paese europeo con il tasso più basso di mortalità infantile, seguita dai Paesi Bassi e dalla Norvegia, mentre Belgio, Estonia e Grecia registrano la percentuale più elevata. Le cause principali sono gli incidenti automobilistici (49,1%) e i suicidi (13,3%).

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