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Riforma delle tlc europee: governo tedesco e lobby ex monopolisti contro la Reding. L’Ecta difende il nuovo pacchetto

Unione Europea


Non è solo l’Etno, all’indomani dell’adozione del pacchetto di riforme delle norme comunitarie sulle tlc, a scagliarsi contro le proposte del Commissario ai media e alla società dell’informazione Viviane Reding, ma anche il governo tedesco, i cui rapporti con l’esecutivo europeo si sono incrinati in seguito anche al deferimento della Germania davanti alla Corte di Giustizia Ue per la vacanza normativa concessa all’operatore storico Deutsche Telekom.

 

Secondo il sottosegretario all’economia tedesco, Bernd Pfaffenbach, la creazione di una Authority europea per le tlc non è giustificata “né dal punto di vista economico, né da quello politico” dal momento che un nuovo ente supervisore finirebbe per creare maggiore burocrazia e per accentrare ancora di più i poteri in seno alla Ue.

 

Il motto deve essere “pluralismo nella regolazione” ha insistito Pfaffenbach, sottolineando che una nuova Autorità sopranazionale “non è necessaria, né si concilierebbe col principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Ue”.

 

La Reding – che continua a spedire al mittente gli addebiti – ha dichiarato al quotidiano tedesco Die Welt che “nonostante i notevoli progressi raggiunti nella deregulation del mercato tlc, sussistono ancora ‘colli di bottiglia’ che devono essere rimossi, così da sviluppare un vero mercato interno europeo”.

 

“L’eliminazione delle grandi differenze regolatorie tra gli Stati membri – ha aggiunto la Reding – spingerà l’economia europea e creerà più scelta e maggiore convenienza per i consumatori”.

 

L’attacco del governo tedesco viene infine bollato dalla Reding come un “eccesso di protezionismo economico” a vantaggio di ex monopoli oramai inconcepibili.

 

Ma il pacchetto di riforme presentato dalla Reding – che dovrà ora essere approvato da Parlamento e dal Consiglio de ministri della Ue – è stato attaccato (ma questo era prevedibile) anche dall’Etno, l’associazione che riunisce gli ex monopolisti delle tlc europee, secondo la quale le proposte del Commissario non affrontano i problemi reali del mercato, indeboliscono gli investimenti e minano la competitività a lungo termine dell’Europa.

 

Tra le proposte della Reding, l’unica valida per l’Etno è quella relativa al ‘New Deal’ per lo spettro radio, che dovrebbe garantire una gestione più flessibile dello spettro e assicurare “l’accesso alla banda larga per tutti”.

 

“La proposta di aprire lo spettro ha il potenziale di accelerare lo sviluppo di servizi innovativi e stimolare la competizione basata sulle infrastrutture”, ha spiegato il direttore dell’Etno Michael Bartholomew, ma la maggior parte degli altri punti presentato dalla Commissione, per la lobby, “non riflettono la rapida crescita della competizione e non porteranno vantaggi ai consumatori”.

 

La separazione funzionale della rete, ad esempio, rischia di far lievitare i costi e di bloccare gli investimenti nelle reti di nuova generazione, “riducendo la competizione sul lungo periodo e limitando la scelta dei consumatori”.

 

Aggiungere tale rimedio, sottolinea l’Etno, “creerà maggiore incertezza, poiché i regolatori finirebbero per concentrarsi su questo strumento invece che sui rimedi esistenti, che sono meno costosi e più rapidi da implementare”.

 

Un altro passo positivo, per l’Etno, è la riduzione del numero di mercati sottoposti a regole ex-ante. Non va bene però che allo stesso tempo la Commissione proponga di estendere “la normativa wholesale a ogni nuova rete, incluse le reti di accesso high speed, aumentando quindi il raggio d’azione della regolazione”.

 

La sfida maggiore per il futuro dell’Europa, sta nella capacità di risposta “alle esigenze di cittadini e imprese in fatto di accesso a banda larga, settore in cui l’Europa arranca rispetto ad altre regioni”.

Per l’Etno, dunque, il pacchetto di riforme dovrebbe aiutare ad “adattare l’approccio regolatorio in modo tale da riflettere le specificità tecniche e gli alti rischi associati agli investimenti in questi network”.

 

“Estendere sistematicamente le attuali regole, concepite per le vecchie reti, alle nuove infrastrutture ad alta velocità, manda segnali sbagliati agli investitori”, sottolinea ancora l’Etno.

 

“In linea con gli obiettivi della Ue – conclude quindi l’associazione – la riforma dovrebbe concentrarsi sulle misure atte a stimolare la competizione fra network, che è riconosciuta come la migliore opzione per l’innovazione e il beneficio dei consumatori. La separazione funzionale rischia invece di aumentare la dipendenza dalle infrastrutture esistenti, scoraggiando gli investimenti nelle tecnologie di accesso alternative”.

 

Di parere decisamente opposto, l’associazione che riunisce gli operatori alternativi (ECTA), secondo cui il pacchetto di riforme della Reding “accelererà lo sviluppo della banda larga, dando ai regolatori nazionali gli strumenti per spezzare i vecchi monopoli”.

 

Per Innocenzo Genna, Chairman ECTA, le proposte della Reding “creeranno una crescita tangibile sia negli investimenti che nella competizione nel settore della banda larga europea”.

 

“L’Europa – ha aggiunto Genna – potrebbe essere un leader nella banda larga, se i regolatori avessero aperto prima i mercati. Allo stesso modo, l’Europa potrà cadere domani dietro i suoi rivali se non riuscirà a eliminare i colli di bottiglia che impediscono la competizione nella prossima fase di sviluppo dei servizi a banda larga”.

 

“Il futuro dell’industria tlc europea, nonché delle aziende e dei cittadini che da essa dipendono è ora nelle mani del Consiglio e del Parlamento, e speriamo che tengano conto di queste considerazioni”, ha concluso Genna.

 

Quanto all’ERG, il gruppo che riunisce i regolatori nazionali delle tlc, il giudizio sulle riforme proposte dalla Reding è misto. Benvenute alcune delle misure, come il rafforzamento dell’indipendenza dei controllori nazionali delle telecomunicazioni sia dagli operatori che dai governi, la separazione funzionale e la maggiore protezione dei consumatori.

Anche l’ERG critica tuttavia l’istituzione di un’Autorità europea per le tlc, preferendo il rafforzamento della rete dei regolatori nazionali rappresentata dall’ERG.

“Un nuovo regolatore potrebbe indebolire l’autorità dei regolatori nazionali e creare ulteriori livelli di burocrazia, decisamente inutili”.

L’ERG esprime infine preoccupazione per la riduzione dei mercati regolamentati: per quelli wholesale, in particolare, ci potrebbe essere ancora bisogno delle regole ex-ante per garantire i diritti dei consumatori.

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