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Caso Petruccioli: the day after. Gentiloni e Padoa-Schioppa, ‘Corretta la posizione del presidente Rai’ che non vuole lasciare

Italia


Petruccioli non vuole lasciare i piani alti di viale Mazzini: “…resterò al mio posto fino a quando non verrà nominato un nuovo presidente Rai”.

In una conferenza stampa convocata ieri sera, a poche ore dal voto di sfiducia della Commissione di Vigilanza, ha sottolineato che “…l’obbiettivo che si propongono quelli che hanno votato la mozione è di avere un nuovo presidente e non di mandare via quello che c’è”.

“…Io non posso e non devo fare nulla che consenta o non consenta scelte che competono all’azionista e alla Commissione di vigilanza“, ha aggiunto dando notizia di una lettera inviata al presidente della Vigilanza Mario Landolfi.

“…Ovvio – ha aggiunto – che sono pronto al lasciare, a condizione ovviamente che quel nome ottenga – come prescrive la legge – il voto dei due terzi dei componenti della Vigilanza, cioè 27 su 40″ .

 

Intanto dal ministero del Tesoro, azionista Rai, Tommaso Padoa-Schioppa ha inviato una nota a sostegno di Petruccioli, scritta a quattro mani con il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni.

I due ministri “…pur nel doveroso rispetto della risoluzione politica votata oggi in Commissione di Vigilanza Rai, danno atto della correttezza istituzionale delle posizioni assunte da Petruccioli“, si legge nella nota congiunta.

 

Dalla maggioranza, Giuseppe Giulietti ha contestato la votazione, dicendo che “…la sua validità è sotto verifica“.

Al momento della votazione erano presenti 20 parlamentari appartenenti al centrodestra e a tre gruppi di maggioranza: la Rosa nel pugno (che aveva presentato la mozione con il suo unico esponente Marco Beltrandi), l’Italia dei valori e l’Udeur. Poco prima il deputato dell’Ulivo Renzo Lusetti aveva chiesto la verifica del numero legale per poi non partecipare al voto sulla mozione.

La Vigilanza è formata da 40 parlamentari e, quindi, per operare in numero legale deve avere la presenza di almeno 21 componenti.

 

I parlamentari dell’Ulivo e della sinistra radicale hanno abbandonato i lavori in polemica con la mozione della quale non condividevano i contenuti. Sulla mozione si è quindi verificata una nuova spaccatura nella maggioranza: da settimane una parte di essa, rappresentata dai gruppi che hanno preso parte al voto di ieri, ritengono fondata la richiesta delle opposizioni di poter avere un presidente “di garanzia”, dopo che il centrosinistra ha raggiunto la maggioranza in Cda con la sostituzione del consigliere di nomina del Tesoro Angelo Maria Petroni con Fabiano Fabiani.

 

Per Landolfi, l’approvazione della mozione “…ha un significato politico evidente: c’è una maggioranza che si è formata, e che va al di là dei tradizionali confini tra maggioranza e opposizione, che ha chiesto le dimissioni del presidente del Cda Rai”.

 

Di fronte alle polemiche sui ‘numeri’ e la presunta mancanza del numero legale, il presidente ha detto che la votazione è “legittima” e “quella dei numeri è un aspetto specioso della questione che nulla ha a che vedere con la legittimità formale e con la sostanza politica del voto di oggi”.

 

La “sfiducia” a Petruccioli, ha spiegato, è maturata dopo “…la rimozione senza motivo” di Petroni: “se la Vigilanza gli dice vattene e lui non se ne va – ha commentato il presidente della Commissione – è difficile che noi ci possiamo ancora vedere perché si aprirebbe una grave frattura istituzionale”.

 

Beltrandi, autore della mozione, ha evidenziato che, “…poiché credo che l’auspicio della Commissione di Vigilanza abbia un peso politico indubbio, ritengo che difficilmente le dimissioni di Petruccioli non potranno essere seguite da quelle degli altri membri del Cda. Nessuno nella maggioranza può sostenere che questo esito fosse imprevedibile, ma nessuno si è mosso per evitarlo. La Rai – ha concluso – ha bisogno di segnare una netta discontinuità rispetto al passato”.

 

Secondo Paolo Bonaiuti (FI), non si tratta di una questione personale ma politica: “…Non è una questione personale con Claudio Petruccioli, al quale ribadisco la mia stima sincera, però qui il problema è politico e se ne deve tener conto”.

E ancora, “…la maggioranza non c’è più, si è spaccata. Ieri si è salvata per un voto ma non tutti i giorni può andar bene”.

 

“…Andiamo avanti, nella convinzione di fare qualcosa di utile per un’azienda in difficoltà e attaccata da tutte le parti”. Questo il commento di Sandro Curzi, consigliere Rai, al termine della conferenza stampa tenuta dal presidente Petruccioli.

Curzi ha aggiunto che “…sono mesi che per quanto mi riguarda sto lavorando contro il dissolvimento della Rai“, sottolineando che la notizia dell’esito del voto in Vigilanza è arrivata mentre era in corso la riunione del Cda impegnato con il direttore generale Claudio Cappon nell’approvazione del piano industriale triennale.

“…E’ stato come un campanello d’allarme che ha svegliato tutto il Cda, come a dire mettiamoci al lavoro al di là delle personali collocazioni politiche. E del resto – ha aggiunto Curzi – nel momento in cui siamo stati eletti, ognuno di noi avrebbe dovuto togliersi la casacca di dosso…”.

 

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