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Il trasferimento tecnologico: le policy, le esperienze, i progetti. Workshop a Torino

Italia


Lo scorso 4 e 5 ottobre si è tenuto a Moncalieri (Torino) il workshop “Le politiche del trasferimento tecnologico in Europa: esperienze e progetti“, promosso ed organizzato dal Consiglio italiano per le Scienze Sociali e dal CERIS-CNR (Istituto di ricerca sull’impresa e lo sviluppo).

Al workshop hanno partecipato operatori nazionali e internazionali del trasferimento, rappresentanti di enti di ricerca e del mondo della finanza e scienziati sociali che hanno contribuito ad affrontare il complesso tema del workshop in maniera multidisciplinare.

Nelle sessioni sono stati presentati diversi modelli possibili per il trasferimento tecnologico, adottati a seconda che questo sia dettato dalla volontà delle imprese ad innovarsi o dal technology push degli enti di ricerca.

Molti ed autorevoli gli speaker intervenuti. Bandiera e Herdrich hanno parlato del modello Steinbeis Stiftung, Paolo Zanenga della Product Development and Management Association area South-Europe, infine Mark Mahwinney di Isis Innovation ltd, la società per il trasferimento tecnologico dell’Università di Oxford.

Per le esperienze italiane è intervenuto Mirano Sancin per “Kilometro Rosso”, un parco tecnologico interamente finanziato da privati; assieme a lui, Claudio Giuliano per la Fondazione Torino Wireless, che coordina le iniziative di promozione e sviluppo del distretto ICT e hi-tech piemontese; Marco Mangiantini di Unioncamere Piemonte; Adriana Agrimi dell’Agenzia Regionale per la tecnologia e l’innovazione della Regione Puglia, che promuove diverse attività di diffusione della cultura dell’innovazione e trasferimento tecnologico; Paolo Cattapan, infine, dell’Area Science Park di Trieste, il primo parco tecnologico italiano per il sostegno alla creazione di imprese.

Per quanto riguarda la sessione sugli enti di ricerca, Saverio Ambesi Impiombato (Università di Udine), Nazzareno Mandolesi (INAF), Federico Ferrini (addetto scientifico alla rappresentanza italiana di Ginevra, delegato del CERN), Gabrio Berci (ESA), hanno tutti presentato iniziative di promozione del trasferimento e casi di spin-off; senza tralasciare di mettere in rilevo le difficoltà del processo di trasferimento: la necessità di investire nella ricerca di base, l’esistenza di un gap ancora grande tra la ricerca e la sua formalizzazione/brevettazione.

L’attività degli enti di ricerca, è emerso dalla sessione, è soprattutto utile per la riduzione del “rischio tecnologico”.

Un focus a parte è stato dedicato da Ezio Villa al progetto Galileo, il più importante programma comunitario in PPP per la realizzazione del sistema di navigazione satellitare europeo, che ha un forte impatto in termini di trasferimento tecnologico.

La sessione sulla finanza è stata animata da Franco Chittolina, Fondazione di Cuneo, che ha rilevato l’importanza del trasferimento tecnologico per le fondazioni di origine bancaria. A questo proposito, ha riferito che la Fondazione è tra i sottoscrittori di un fondo per il trasferimento tecnologico, denominato “TT Ventures“.

John Tidmarsh ha riferito del progetto di costituzione dell'”European Special Applications Fund“, di cui E-Synergy è stata incaricata dall’Agenzia Spaziale Europea, per rilanciare il trasferimento tecnologico di origine spaziale.

Alberto Trombetta, responsabile del fondo NEXT (Finlombarda), ha illustrato come il fondo sia dotato di appositi capitali di garanzia per coprire eventuali perdite e facilitare gli investimenti in questo settore. Paul Muller ha presentato Quantica, la prima SGR italiana ad essere autorizzata dalla Banca d’Italia ad operare con capitale ridotto, per favorire la nascita di veicoli per il finanziamento di operazioni di trasferimento tecnologico; Claudio Giuliano ha descritto l’esperienza del “venture capital hub“, piattaforma di 11 finanziatori che coprono tutte le fasi dell’investimento di rischio, dal seed all’expansion.

La tavola rotonda a cui hanno partecipato Sergio Ristuccia, Piero Bassetti, Andrea Bonaccorsi, Secondo Rolfo, Claire Hodson, Sergio De Julio, Attilio Martinetti, Giorgio Petroni e Antonio Strumia, nel fare la sintesi degli argomenti, ha messo in evidenza che, più che di trasferimento, si deve parlare di trasformazione della conoscenza tecnologica, termine che meglio spiega la varietà di rapporti e comportamenti che si instaurano tra i diversi soggetti.

Nel merito dei problemi, quello cruciale è senza dubbio di come avvicinare l’offerta alla domanda e alla finanza. A tal fine forte è il peso della proprietà intellettuale, della prototipazione, dello scale-up industriale, della validazione di mercato, del finanziamento del cosiddetto “equity gap“. Fondi appositamente dedicati al “proof of concept” si sono dimostrati indispensabili per preparare operazioni di trasferimento ed aumentarne le possibilità di successo.

Sempre in tema finanziario servono investimenti di larga scala e con orizzonte temporale lungo, in quanto i tempi del trasferimento non sono comprimibili. Mancano inoltre efficaci meccanismi di riduzione del rischio a supporto di soggetti investitori. Non sembrano mancare, invece, fondi pubblici per l’innovazione ed il trasferimento tecnologico.

Dalla varietà dei soggetti coinvolti è emerso un rilevante trema di policy: il trasferimento non ha un luogo istituzionale privilegiato; in Italia sono assenti i grandi operatori, presenti invece in Europa (come la Steinbeis), mentre invece vi sono esperienze a più livelli, anche in virtù della riforma del titolo V della costituzione.

Dal punto di vista dell’offerta esiste una problematica culturale. E questo è sicuramente tema da scienze sociali. Riguardo l’aspetto della domanda, invece, la problematica più rilevante è la (scarsa) capacità di assorbimento da parte delle PMI.

È stato osservato che è fondamentale il ruolo della Mano Pubblica per guidare l’innovazione ed il trasferimento tecnologico non solo per finanziamenti di retti, ma anche per dettare le specifiche tecnologiche. Ciò viene confermato dal fatto che senza contributo pubblico – come quelli per i “proof of concept funds” – non ci sarebbe stata nel Regno Unito l’opportunità di erogare servizi iniziali per il trasferimento tecnologico.

Molto dipende poi dai comportamenti, come detto. Questo è vero specialmente quando a metterli in pratica sono soggetti diversi. Molto più semplice è il trasferimento promosso da grandi imprese, o da istituti di eccellenza. Più difficile è quando gli attori sono le Università o le PMI. Nonostante ciò, le conoscenze tacite od implicite, in una società che non ha più grandi imprese come quella italiana, mantengono la loro importanza.

A Sergio Ristuccia sono toccate le conclusioni, nel segno di un impegno del CSS nel proseguire il lavoro del workshop, valutando le tante esperienze raccolte al fine di facilitare incontri operativi più focalizzati.

Per info su Agenda e lavori: www.consiglioscienzesociali.org

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