BBF 2007: quale futuro per il WiMax in Italia? Il punto della situazione, tra soluzioni tecnologiche e quadro normativo  

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di Luigi Prinzi  

Italia


WiMax

E’ vero, è passato qualche giorno, ma vogliamo offrirvi una lettura della sessione plenaria del BBF 2007 da parte di “occhi terzi”. L’ha fatta per noi Luigi Prinzi e ve la proponiamo per il dettaglio della ricostruzione.

Sul BBF 2007 abbiamo già pubblicato l’articolo sull’intervento di Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, unitamente ai due articoli con le dichiarazioni dei consiglieri AgCom Stefano Mannoni e Nicola D’Angelo, mentre in altra parte del giornale di oggi troverete altri interventi ed altri ancora nei prossimo giorni.

 

Questa edizione del BBF ha visto l’intervento delle istituzioni di settore ed una grande partecipazione di addetti ai lavori e del mondo delle imprese e delle università.  

In particolare sono intervenuti il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, i Commissari AGCOM Nicola D’Angelo e Stefano Mannoni.

Da più parti è stato lamentato il rallentamento della diffusione presso l’utenza della banda larga che ha determinato l’arretramento dell’Italia non solo rispetto a Paesi come Francia e Germania ma anche della Spagna, che tradizionalmente ha sempre ha avuto uno sviluppo inferiore al nostro.

Ciò sarebbe dovuto, secondo Sergio Antocicco (INTUG) al contesto normativo non favorevole con la chiusura degli incentivi tra cui ad esempio quelli relativi ai decoder televisivi per il digitale terrestre.

Un altro fattore di freno del broadband è costituito da un decreto pubblicato su GURI l’anno scorso ed è entrato in vigore questo anno, che prevede che i servizi a sovrapprezzo, finora forniti in dial up su numerazione tipicamente 899, possano essere forniti su base indirizzo IP; in questo modo l’utente che dispone di ADSL può incappare nella fruizione di traffico a tariffe unitarie assai onerose, magari nella convinzione, da oggi errata, che la larga banda possa proteggerlo da forniture di servizi indesiderati.

Parere concorde è stato espresso da un altro relatore, Massimo Sangiovanni di Motorola, sull’abbandono in atto e progressivo da parte di gestori esteri della tecnologia Fixed WiMAX (basata sullo standard IEEE 802.16-d detto anche 802.16-2004) a favore della più recente Mobile WiMAX (basata sullo standard IEEE 802.16-e, ossia 802.16-2005), assolutamente da non catalogare come una tecnologia del futuro, che supporta non solo accessi fisso e nomadico, ma a differenza dell’altro, anche l’accesso mobile, risultando per giunta molto più efficiente.

Peraltro viene da loro riconosciuto che in sede regolamentare valga il principio della neutralità tecnologica con il convincimento espresso dai relatori interessati all’implementazione di reti WiMAX, tra cui ad esempio ndrea Biraghi (Selex Communications), che sia, invece, compito del mercato decidere quale dei due standard debba essere adottato per la realizzazione di una rete WiMAX, in funzione anche dei costi richiesti per il deployment di rete che, viene sottolineato, sono equivalenti passando da Fixed WiMAX a Mobile WiMAX.

Maurizio Décina  della Fondazione Ugo Bordoni ha espresso il convincimento che il “consumer device” sarà il driver dello sviluppo in sede implementativa della versione “e” con le card WiMAX integrate nei laptop. 

Intanto, ha ricordato Andreas Schneider di Alcatel-Lucent Italia, in Sudamerica già si hanno applicazione di WiMAX nella versione “e” (mobile) ed ormai i costruttori puntano su chipset basati su questo standard.  

Come era prevedibile, il bando del WiMAX, la cui mancata emanazione da almeno un anno continua a deludere le attese di chi, a ragione, ritiene che siamo rimasti gli ultimi in Europa a liberare le bande per ospitare il WiMAX, è stato il convitato di pietra che ha aleggiato in ogni discussione relativa al BWA (Broadband Wireless Access) fino al momento in cui il Ministro Gentiloni non ha rassicurato l’uditorio sull’imminenza a giorni della sua pubblicazione, con la precisazione da parte del sottosegretario alle Comunicazioni Luigi Vimercati che ha parlato di un lavoro di perfezionamento in corso sul piano giuridico-amministrativo.

Il sottosegretario ha aggiunto che intercorreranno 60 giorni tra la pubblicazione del bando, che terrà conto delle norme contenute nella Delibera n. 209/07/CONS emanata da AGCOM e diffusa sul suo sito il 30 maggio u.s., e l’effettuazione della gara d’asta.

Tra l’altro il bando definirà compiutamente i criteri di assegnazione della 3° licenza BWA (“Broadband Wireless Access”) in ogni “bacino di riferimento della licenza“.

L’utilizzo delle frequenze assegnate, secondo quanto ivi previsto, non andrà oltre il nomadismo.

In tempi successivi saranno aperte le sperimentazioni sulla tecnologia “WiMAX Mobile”.      

Maurizio Decina, dando per scontato che il Digital Divide possa essere superato radicalmente solo con WiMAX, riconosce al bando, che interessa il rilascio di frequenze nella banda 3.5 GHz, un ruolo essenziale per la soluzione del problema, che riguarda circa il 10% della popolazione (circa 6 milioni di cittadini) ubicata in ben 4.000 Comuni e, più in generale, considera la gara d’asta che esso aprirà, strumentale per la copertura del Paese con infrastrutture a banda larga, caratterizzata da tratte di backhaul e da un’architettura cellulare a celle grandi.

Secondo Décina, il WiMAX nella versione “Mobile” si affermerà nelle bande IMT centrate, ad esempio, su 2.5 e 2.6 GHz,  per l’ottenimento delle cui frequenze gli operatori dovranno pagare cifre elevate che si rifletteranno nei prezzi dei servizi applicati all’utente finale.

Lo scenario evolutivo di rete dovrà prevedere allora celle di piccole dimensioni e se, ad esempio, il loro raggio sarà 10 volte più piccolo delle attuali reti mobili, crescendo il numero delle stazioni radio base proporzionalmente al quadrato del raggio delle celle, si avrà una rete WiMAX con 100.000 stazioni contro, diciamo, le 10.000 di quelle attualmente del gestore mobile.  

E’ stato anche posto l’accento sui vantaggi della videocomunicazione in grado di ridurre enormemente i costi sociali degli spostamenti delle persone, tra cui quello derivante dal minor impatto ambientale con il risparmio di milioni di tonnellate di CO2, quantizzati in un Position Paper di ThinkTel in 40 M.di /anno, specialmente ora che, allo stato attuale dell’arte, in una sessione di videoconferenza si può fruire  di funzionalità quali l’alta definizione e la tridimensionalità, che contribuiscono alla telepresenza, rese possibili dalla disponibilità di vettori su filo di segnali ad alto bit rate, come ad esempio la tecnica VDSL2.

Per quanto riguarda l’acquisizione del ruolo di MVNO da parte degli operatori fissi che vogliano entrare nel mercato del mobile, Marco Fiorentino (AIIP) ha sottolineato come si sia ben affermata la regolamentazione della rete fissa, a differenza della rete mobile, non sufficientemente regolamentata, come, invece, sarebbe necessario.

A tal riguardo richiede una revisione dell’analisi del mercato 15 da parte dell’AGCOM, sussistendo ad oggi una disparità nelle opportunità di accesso alla rete mobile rispetto all’ingresso nella rete fissa con offerte integrate fisso-mobile già approvate dall’Autorità, dovuta alla discrezionalità di cui godono i gestori mobili nello stringere accordi con operatori virtuali e definire i prezzi per la messa a disposizione dell’accesso radio e di altri servizi di rete mobile, in misura parziale o totale.  .

Sul tema della separazione della rete e su quello intimamente connesso della NGN ha discusso un panel composto da Mario Mariani di Tiscali, Andreas Schneider di  Alcatel-Lucent Italia, Sandro Frova dell’Università Bocconi, Maurizio Décina ora presidente della Fondazione Bordoni, Roberto Sarracco di Telecom Italia, Valerio Zingarelli di Babelgum TV, illustrando i principi base, senza l’avallo a nessuna delle proposte sul campo, che la soluzione effettiva dovrebbe accogliere.

E’ stato ricordato che in ambito Commissione UE o per essere più precisi da parte del Commissario per la Società dell’informazione e dei media, Viviane Reding, è stato espresso il convincimento che la separazione tradizionale, ossia quella contabile, non garantisca lo sviluppo della concorrenza e che sia auspicabile che le Autorità di regolazione nazionale adottino la separazione funzionale, che favorirà inoltre lo sviluppo tecnologico – affermazione un po’ forte secondo Decina (Fondazione Bordoni).

E’ stato rilevato che la separazione funzionale si pone a metà strada tra la prima e la separazione strutturale – da considerare come “estrema ratio“- ed il Consigliere Nicola D’Angelo (AGCOM) ha commentato che l’Authority italiana è sulla stessa posizione di Bruxelles.

Si è inoltre accennato al caso della Svezia in cui l’operatore dominante ha deciso volontariamente di creare una società separata dalla casa madre che controlla il 100% della rete d’accesso.

Con l’avvento della NGN (le Next Generation Netwotks), alla cui realizzazione potranno partecipare verosimilmente solo pochi dei 20 ed oltre operatori interessati al suo utilizzo, si ripropone il problema della separazione della rete o più esattamente quello della parità d’accesso (“equivalence of access“) non disgiunta da quella economica determinata dalle tariffe d’accesso, che è più esattamente la finalità vera della regolamentazione della rete.

Per Valerio Zingarelli di Babelgum TV la separazione della rete gioca un ruolo importante per lo sviluppo competitivo, avente come fine quello di controbilanciare l’accertata posizione di dominanza, talora degenerante in comportamenti ostruzionistici di Telecom Italia sul mercato del fisso, se è vero che la “market share” su detto mercato di Telecom Italia è del 20% in più della media risultante tra i paesi di Europa 15, ossia all’incirca 70% contro 50% e che tale differenziale rimane quasi inalterato a favore dell’incumbent italiano se il confronto viene fatto con Germania e Francia.

D’altro canto, ha aggiunto Zingarelli, occorre che la suddetta separazione venga attuata secondo regole chiare e trasparenti, che ne definiscano opportunamente il perimetro.

Inoltre la separazione non deve essere la moneta di scambio concessa dall’incumbent per avere mano libera sul mercato ed occorre che venga effettuata un’analisi ex-post degli effetti della separazione ed un controllo dei prezzi dell’accesso.

Si spera anche che le decisioni dell’AGCOM siano più celeri, rispetto a quelle prese nei casi dell’offerta bitstream di Telecom Italia e delle offerte integrate fisso-mobile.

Infine sarebbe auspicabile che i documenti delle consultazioni pubbliche siano resi pubblici, salvo l’oscuramento dei dati confidenziali.

Per Roberto Sarracco (Telecom Italia) l’ADSL si configura come una soluzione ormai inadeguata per la veicolazione di servizi a banda larga di nuova generazione con trasmissione non del tipo streaming, bensì a blocchi di dati informativi – si pensi ad esempio al delivering di immagini riprese da videocamere con definizione pari a 10-12 Mpixel – che, richiedendo capacità di memoria ai bordi di una rete quale è quella Internet con qualità trasmissiva del tipo “best effort“, impongono la simmetricità di banda ed inoltre velocità di trasmissione assai elevate, ad esempio 140 Mbit/s fino a 1 Gbit/s a casa dell’utente.

Per la distribuzione agli utenti di un segnale televisivo la tecnica VDSL risponde alle esigenze trasmissive.

Negli altri casi è necessario per un gestore di rete fissa ricorrere alla fibra e portarla progressivamente più vicino a casa, con soluzioni del tipo FTTE, FTTB, FTTC, FTTH (Fiber To The Home, soluzione adottata in Giappone).

La rete in fibra ottica è piatta ed il disaccoppiamento è verticale ed ogni operatore vi si può agganciare per fornire propri servizi     

L’adozione della fibra per la costituzione delle reti di nuova generazione è un “must” indifferibile, “un treno da prendere al volo” per Fabio Magrino (ThinkTel), per il quale esistono oggi due scuole di pensiero in merito al deployment di reti in fibra ottica:

  • gli investimenti devono anticipare la domanda.
  • occorre investire in misura corrispondente alla crescita della domanda.

Secondo Magrino occorre che lo Stato recuperi il suo ruolo, che non è quello di incentivare le imprese, bensì di presidiare il modo in cui viene utilizzata la nuova tecnologia e traslata agli utenti in termini di servizi che essa è in grado di offrire.

Ciò implica che lo Stato si deve assumere il compito di fungere da motore dello sviluppo delle infrastrutture.

Anche Andreas Schneider di Alcatel-Lucent Italia ritiene indispensabili per il Paese le grandi infrastrutture di rete ed in particolare la rete d’accesso di nuova generazione, la cui implementazione non deve essere condizionata dalle applicazioni.

Per essa, Scnheider prevede che gli investimenti occorrenti saranno dell’ordine di 1 miliardo di euro per anno, per un periodo di 6-7 anni, di cui il 70% assorbito da lavori inerenti alla logistica, tra cui apertura di strade e lavori civili.

Fautore del principio “cooperation in competition” propone una forma consortile che tenga uniti più operatori che si assumano l’onere dell’implementazione della rete di cui sopra.  

La rete in fibra ottica per l’accesso ai servizi a banda larga dovrà svilupparsi non solo nelle zone “market driven“, ma anche in quelle “policy driven“, che sono aree in cui occorre l’adozione di  politiche d’intervento pubblico da parte di enti governativi o territoriali, ad esempio le Regioni, al fine di risolvere gravi problemi di mancato soddisfacimento della domanda, tra cui tipicamente quello del Digital Divide.

Considerato che per  avere  la fibra occorreranno almeno due anni, sarebbe il caso di ricorrere al WiMAX, che inoltre può valere anche come soluzione complementare.

La suddetta tecnologia wireless ha, tra gli altri, il vantaggio che le antenne sono piccole e possono, ad esempio, essere collocate su ogni palo della luce.   

Nel suo intervento puntuale e ad ampio raggio, il Ministro Gentiloni ha comunicato che una norma simile a quella in auge in Francia, che riguarderà un volume annuo di 5 M.ni circa di apparecchi televisivi, sarà introdotta nella Finanziaria entro il 28-29 dicembre prossimi, che stabilirà che potranno essere venduti solo televisori con sintetizzatori vocali digitali.

Accanto a questa misura, ne occorrono altre, ha riconosciuto il Ministro Paolo Gentiloni, per la diffusione del digitale terrestre, tra cui quella della redistribuzione delle frequenze rese libere dal dividendo digitale, come già avvenuto in USA e nei Paesi europei giunti in prossimità del switchover, e l’ampliamento di contenuti e programmi offerti al pubblico, tenuto conto che agli elevati volumi di acquisto dei decoder nel periodo 2004-2007 non ha corrisposto un largo utilizzo di essi da parte dell’utenza.

La televisione digitale terrestre gioca un ruolo sociale molto importante, in quanto essa rappresenta la prosecuzione, con altri mezzi tecnologici, della televisione generalista, che rende possibile a milioni di cittadini di assistere, sintonizzati su di un medesimo programma, a grandi eventi pubblici o sportivi.

Essa dunque deve sopravvivere – e bene, come nel caso della BBC nel Regno Unito- nel contesto dell’offerta televisiva digitale anche su altre piattaforme, che non ha ancora tassi di crescita elevati -si pensi all’IPTV- ma è destinato ad averli.

Per quanto riguarda la banda larga, il Ministro Gentiloni riconosce che il numero degli accessi in Italia è leggermente inferiore non solo alla media europea, ma anche rispetto a quei Paesi con cui ci dobbiamo confrontare in termini competitivi.

I fattori del ritardo di cui sopra hanno a che fare con l’insufficiente ammodernamento o potenziamento delle reti fisse e mobili e con la sottoinformatizzazione dei nostri settori produttivi (PMI, ossia Piccole Medie Imprese) e pubblici (PA, ossia Pubblica Amministrazione centrale e locale), che talora è collegata ad una sottoutilizzazione della rete.

I fondi pubblici, secondo il ministro Gentiloni, vanno impiegati, d’intesa con le Regioni, nelle aree a fallimento di mercato e nelle aree depresse, così come i fondi strutturali europei (FSE), con l’obiettivo anche di facilitare le imprese, senza che ci si sostituisca ad esse, in altri termini senza produrre effetti distorsivi sul mercato.

Il Ministero delle Comunicazioni formula le linee generali di indirizzo, ma spetta all’AGCOM fissare le regole atte a favorire la competizione e gli investimenti nell’ambito dell’attuazione delle reti infrastrutturali, in particolare le reti NGN, e non è detto che bisogna allinearsi al modello inglese (V. Openreach), né tanto meno a quello tedesco, tenuto conto che la Germania potrebbe anche non superare il processo di infrazione istituito dalla UE nei suoi confronti a seguito della decisione dell’Authority tedesca di scegliere la policy della “vacanza regolamentare”.       

L’obiettivo della separazione, il cui progetto va attuato da AGCOM entro l’anno, è di rafforzare la competizione, facendo sì che anche l’incumbent possa giustificare i propri investimenti.

Su un piano più generale, la finalità da perseguire è la ripresa della crescita del volume di investimenti delle imprese impegnate nel settore delle comunicazioni elettroniche, già a partire dal 2008.  

L’intervento di Piero De Chiara (DGTVi) si è riallacciato a quello del Ministro in tema di digitale terrestre, con l’espressione di soddisfazione per il divieto di vendita di apparati televisivi analogici che entrerà in Finanziaria e con notizie confortanti provenienti dalle Regioni in cui è stato anticipato il switchover, come nel caso della Sardegna, in cui si è avuta un’impennata degli ascolti.

De Chiara ha comunicato in anteprima che una grande Regione del Nord sta per annunciare lo spegnimento del segnale analogico nel 2009.

Inoltre si è soffermato sul dividendo digitale e ha auspicato  che le frequenze rese da esso disponibili siano assegnate non solo agli editori ed a nuovi programmi, ma anche destinate ad usi non televisivi.                     

Il Commissario Nicola D’Angelo di AGCOM ha puntualizzato che, in materia di regolamentazione, le misure regolamentari adottate da AGCOM sono valutate in campo internazionale tra le migliori d’Europa; basti pensare all’ULL e al bitstream, come attestato anche dall’ECTA.

In tema di documentazione attinente a consultazioni pubbliche dall’Autorità, fa presente che, per quanto riguarda la separazione della rete, i documenti di risposta degli operatori alla consultazione relativa alla separazione di rete ed alla rete d’accesso (Delibera n. 208/07/CONS) sono pervenuti presso l’Autorità nel luglio scorso e che entro la fine del mese AGCOM diffonderà un documento finale in merito alle decisioni che essa prenderà.

In relazione, poi, alla consultazione sul WiMAX (indetta con Delibera n. 644/06/CONS), sulla quale l’Autorità si è pronunciata con Delibera n. 209/07/CONS,  da tempo è disponibile sul proprio sito un documento di sintesi delle posizioni in materia rappresentate dagli operatori.

Precisa, altresì, che la strutturazione dello scorporo della rete d’accesso di Telecom Italia definita da AGCOM richiede il consenso dell’incumbent, che, peraltro, soffre ancora di problemi di governance societaria, in attesa delle decisioni dell’antitrust brasiliana (Anatel).

D’Angelo ha ricordato a questo proposito che l’Autorità italiana è solo un’Autorità di garanzia, non detiene i poteri antitrust, di cui gode invece Ofcom, che se ne è avvalsa certamente per indurre BT alla cooperazione al fine di trovare congiuntamente una soluzione soddisfacente, che andasse incontro all’interesse di tutte le parti.

Inoltre ha fatto presente che il problema della separazione si è posto, proprio perché sono state portate ad effettiva applicazione le analisi di mercato predisposte da AGCOM per i 18 mercati del settore delle comunicazioni elettroniche.    

Per il consigliere Stefano Mannoni (AGCOM), il sistema ha bisogno di un “grand rassemblement“, sigla evocativa del programma alle origini del partito neogollista, tra Telecom Italia, gli OLO, gli ISP e l’industria manifatturiera. Ritiene inoltre che non ci sia nessuna correlazione tra la separazione contabile e le quote di mercato dell’incumbent. Nel Regno Unito la separazione funzionale ha rappresentato il rimedio al fallimento dell’ULL.

L’allentamento dei vincoli imposti all’incumbent sui mercati al dettaglio dipende dalla Commissione UE e difatti la 2° edizione in bozza del 29 giugno 2006, peraltro non ancora approvata, della Racc. 2003/311/CE dell’11 febbraio 2003 “…relativa ai mercati rilevanti dei prodotti e servizi nel settore delle comunicazioni elettroniche, suscettibili di una regolazione ex-ante ai sensi della direttiva quadro“, ha disposto la radiazione dei mercati al dettaglio[1], ad eccezione del mercato “dell’accesso per utenti residenziali e non ad una postazione telefonica fissa della rete telefonica pubblica” dalla lista dei mercati (18) per i quali devono essere predisposte le “market analysis“. 

La suddetta disposizione non significa automaticamente liberalizzazione dei mercati radiati, non potendosi affermare che essi garantiscano anche prospetticamente un adeguato stato della competizione, ma solo che essi non soddisfano contemporaneamente i tre criteri seguenti:

  • presenza di elevate barriere all’ingresso, strutturali, legali o di natura regolatoria.
  • struttura del mercato non tendente verso l’effettiva concorrenza dietro le barriere all’ingresso, entro il periodo di revisione tra due successive “market analysis“.
  • insufficienza della legge antitrust, non in grado di affrontare, da sola, adeguatamente il fallimento di mercato.   

 Questa in sintesi la cronaca della giornata: un confronto franco e serrato tra istituzioni, imprese ed addetti ai lavori.

Leggi anche: 

 

BBF 2007: N. D’Angelo (Agcom), ‘Indispensabile avere riguardo per tutti gli operatori nel processo di separazione della rete Telecom Italia’

BBF 2007: S. Mannoni (Agcom) ‘Necessario un ‘grand rassemblement’ tra Telecom Italia, operatori alternativi e player per rilanciare il settore’

Tv: Gentiloni chiede proroga Ue su procedura di infrazione e l’inserimento in Finanziaria di incentivi per Tv digitali 

 

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1.   La Commissione dà la seguente giustificazione di questa esclusione, facendo, peraltro, presente che la radiazione non è affatto irreversibile. “Regulatory controls on retail services should only be imposed where national regulatory authorities consider that relevant wholesale measures or measures regarding carrier selection or pre-selection would fail to achieve the objective of ensuring effective competition and public interest. By intervening at the wholesale level member states can ensure that as much of the value chain is open to normal competition processes as possible, thereby delivering the best outcomes for end users. Should a national regulatory authority have reason to consider that wholesale interventions would prove unsuccessful, retail regulation may be imposed”.

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