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Il bullismo nell’era internet: stessi impulsi, effetti amplificati. Un ragazzo su tre ne è vittima

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Un teenager su tre tra quelli che usano regolarmente internet è stato in qualche modo vittima di forme di cyber-bullismo, anche se sono molti i ragazzi che credono sia più pericoloso il mondo offline del web.

 

La forma più comune di bullismo online riguarda la pubblicazione su internet o l’invio a una terza persona di un messaggio riservato – email o istantaneo – che espone al pubblico imbarazzo la persona che lo ha inviato credendolo destinato a un uso privato.

 

Secondo l’associazione americana Pew Internet & American Life Project, è stato vittima di questa particolare forma di ‘berlina mediatica’ il 15% dei teenager intervistati. Ma esistono anche molte altre forme di cyberbullismo che consistono nel far circolare sul web false indiscrezioni su una persona, nel pubblicare foto compromettenti o nell’invio di email o messaggi istantanei aggressivi o intimidatori.

 

Lo studio di Pew Internet intende fare luce sui lati oscuri del web rappresentati da vessazioni perpetrate da ragazzi sui loro coetanei: atteggiamenti che secondo gli esperti sono ancora più pericolosi della minaccia rappresentata dai predatori sessuali che si annidano nelle stanze del web.

 

Secondo un altro sondaggio condotto nel 2006, il cyberbullismo colpisce ogni anno circa 13 milioni di teenager anche se le statistiche variano largamente: secondo il National Center for Missing and Exploited Children americano, ad esempio, un ragazzo su sette ha ricevuto profferte sessuali online.

 

Dallo studio emerge poi chiaramente che le vittime preferite dai bulli sono le ragazze: la percentuale è del 38% contro il 26% dei ragazzi. Il numero di ‘incidenti’ inoltre cresce tra le ragazze un po’ più grandi (tra i 15 e i 17 anni) che usano abitualmente i siti di social networking come Facebook o Myspace.

Circa il 40% dei teenager che frequentano questi siti hanno riferito di essere stati vittime di forme di bullismo.

 

Il 67% dei ragazzi intervistati ritiene comunque che ci siano più pericoli nel mondo reale che non in Rete.

 

Amanda Lenhart, ricercatrice Pew e autrice del rapporto, ha spiegato che il bullismo online è diventato prevalente per diverse ragioni. Innanzitutto per la convinzione che commesse da dietro un computer, le bravate non abbiano le conseguenze di quelle combinate a scuola a per strada. La crudeltà tipica di quell’età, in sostanza, si è spostata dai cortili al cyberspazio.

 

“Il bullismo – ha quindi concluso Lenhart – è entrato nell’era digitale. Gli impulsi che lo generano sono gli stessi di sempre, ma l’effetto è amplificato. In passato, si sussurrava, si urlava, un  pettegolezzo impiegava un po’ più tempo a diffondersi. Ora con un paio di click, una foto, un video o una conversazione possono essere condivisi in maniera istantanea con centinaia se non migliaia di persone”.

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